Lucca Capitale di Marco Innocenti – Il turismo è una questione di brand: valorizziamo ciò che abbiamo

Lucca Capitale di Marco Innocenti – Il turismo  è una questione di brand:  valorizziamo ciò che abbiamo

LUCCA – Certo, è vero che i dati sul calo di affluenza di turisti a Lucca nei mesi estivi possono essere almeno in parte falsati dal sommerso degli affitti che sfuggono ad ogni controllo. Ed è vero anche che la crisi e l’allarme terrorismo si fanno sentire, come afferma l’assessore comunale Giovanni Lemucchi.

Tuttavia sarebbe un errore trascurare l’Sos che le categorie degli albergatori avevano lanciato nel mese di giugno, allarmati dai molti buchi nelle prenotazioni ad estate già iniziata. Ora le categorie tornano a lamentarsi dei limiti nell’accoglienza, nella promozione, nel calendario degli eventi, nella capacità di pubblicizzare e far rendere brand eccezionali come Puccini e la musica, le Mura e il Verde, le bellezze del territorio, il museo a cielo aperto che è il centro storico, le prelibatezze dell’enogastronomia locale. E, ovviamente chiedono impegni seri per i controlli contro l’abusivismo che dilaga: i residenti in città, sia pure risaliti a 8900, ristagnano, ma tanti appartamenti sono in realtà pieni di turisti. Con il risultato che gli affitti brevi, e raramente denunciati, rendono ancora più arduo trovare casa in centro a chi vorrebbe tornare a viverci stabilmente.

Lamentele inevitabili a parte, peraltro poco produttive se non si aggiungono a proposte concrete e impegno diretto per risolvere i problemi, sarebbe con tutta evidenza il momento di porsi un interrogativo: non è che il modello e l’organizzazione di città propagandati e offerti finora, toccato l’apice, cominciano la parabola discendente? Non è che una Lucca sempre più massificata e, per certi aspetti, cialtrona sta perdendo l’identità e le particolarità che l’hanno resa diversa, ancora a misura d’uomo, curata, autentica, e per questo apprezzata anche più di centri d’arte che in teoria godrebbero di maggior fama?

Non è in ogni caso tempo sprecato ragionare su alcuni temi che portano ad esempio avanti i “Custodi della Città per gli Stati Generali della Cultura”, convinti che il problema non sia tanto pensare a quale città vogliamo offrire i turisti, ma quale città vogliamo noi lucchesi. Intendendo per città non solo il centro storico dentro le Mura, ma anche le periferie e le frazioni che collegano Lucca alle colline e alla Piana di Capannori, a 360 gradi. Il territorio delle Sei Miglia, insomma.

La convinzione è che una città più viva e vissuta, dotata di funzioni e servizi, arricchita di un sistema museale capace di attrarre e che funziona, di eventi ben calendarizzati, coordinati e promossi possa assicurare il buon vivere dei cittadini, offrendo anche nuovi posti di lavoro, e far arrivare flussi di turismo sostenibili. Nessuno demonizza il turismo di massa. Molti di noi quando visitano altre città e altri paesi cercano di farlo in base a disponibilità economiche non sempre illimitate. Non scandalizza allora che un turista si sfami con il panino comprato al minimarket o con la pizza precotta di un bar, ma non è ad esempio tollerabile che trasformi in bivacchi aree monumentali di straordinaria bellezza, cospargendole di rifiuti. Abitudine che fa il pari con quella di troppi pubblici esercenti che lasciano cumuli di rifiuti per strada fuori dalle fasce orarie consentite per il conferimento. E anche di tanti cittadini che, impuniti, abbandonano sacchetti ad ogni ora.

Il problema pare però quello di contenere il fenomeno del turismo mordi e fuggi entro regole e limiti che tutelino anche l’immagine della città e la sua identità. Non si vuole insomma una Lucca invasa dalle “mangiatoie”, come le chiama la Confcommercio, o soltanto dai negozi di chincaglierie varie e mutande per tutti i gusti. Non si vuole un centro storico che perde tutti i negozi d’epoca che ne hanno affermato l’immagine: almeno gli arredi andrebbero vincolati. E bene fa Il Tirreno a riproporre servizi sul poco che non è stato ancora distrutto.

L’impressione è che né i lucchesi, né una buona parte dei visitatori amino essere costretti a camminare in mezzo al puzzo di fritto, facendo lo slalom tra tavolini e gazebi che impediscono la visuale su scorci magici e monumenti. Né piace la città invasa dai risciò anche nella Ztl, e in certe circostanze sciatta, sporca, sguaiata e mal tenuta. Ancora: non si vuole una città-Disneyland che chiude sostanzialmente quando se ne vanno i gruppi del mordi e fuggi che arrivano alle 11 e ripartono, se va bene, alle 17 per andare a dormire a Montecatini, dove pernottano a miglior prezzo. E che assume un aspetto spettrale, tranne che nel weekend e nelle feste, da novembre a Pasqua.

Merita attenzione allora porre attenzione all’impegno con cui i “Custodi” affrontano la questione di quale città riteniamo auspicabile, prima di tutto per i lucchesi e per chi ci vive; quale sviluppo ne sollecitiamo per il reingresso di residenza, funzioni, servizi, vivibilità, qualità della vita; quale tutela del patrimonio e valorizzazione-promozione dei tesori, compresi quelli del territorio delle Sei Miglia. La convinzione è che solo una città che ha memoria e cura di sé, ma si apre al nuovo e agli altri, una città viva e vissuta, anche da bambini e giovani, cuore degli affari, degli uffici, dei centri di studio, dei commerci e dell’artigianato accanto a palazzi, chiese e musei possa mantenere e accrescere anche l’appeal verso un turismo di qualità, compatibile. Utopia?

Bisogna innanzitutto puntare sulla consapevolezza e la fierezza di tutti per la fortuna di vivere in un museo a cielo aperto. Anche nell’era della tecnologia imperante, si potrebbero intanto affiancare, ai servizi offerti dal web e da varie applicazioni per i cellulari, segnalazioni davanti ai palazzi, ai manufatti, alle insegne e alle lapidi, con spiegazioni utili per lucchesi e turisti .

Sbagliano, in un quadro del genere, i “Custodi” che auspicano che il nuovo progetto urbanistico che dovrebbe rilanciare la città (non solo il centro storico) metta le condizioni per renderla viva e vissuta? E’ irrealistico immaginare un centro storico abitato da 27.000 persone, come negli anni Cinquanta, ma l’obiettivo dei 15.000 residenti, annunciato nei decenni da amministrazioni che però poco o nulla hanno fatto per centrare l’obiettivo, pare raggiungibile, se ci sono volontà e impegno.

E’ evidente che si andrebbe in direzione opposta se invece si continuasse a permettere di cementificare – ipotesi però respinta con sdegno dall’amministrazione comunale – il territorio tra le Mura e le colline, già saturo di abitazioni e con un invenduto che le agenzie immobiliari calcolano in 8.000 vani, circa 2.000 abitazioni. Né si può immaginare un reale ritorno nel centro storico, se non si mettono in campo incentivi che rendano non solo meno onerose le ristrutturazioni (ad esempio gratuità del suolo pubblico), ma che facilitino anche la realizzazione di ascensori, altri comfort e la suddivisione interna di appartamenti enormi e dai costi ora insostenibili. Sotto questo profilo, gli interventi sarebbero possibili in tempi molto rapidi.

Così come rapida potrebbe essere la realizzazione di una segnaletica che consenta di recuperare la memoria e la conoscenza della città. Molti monumenti non hanno cartelli che dicano cosa sono, e tanto meno si può conoscere qualcosa di più delle tante immagini e lapidi che costellano le vie. Il vero cuore della conoscenza ritrovata, prima di tutto per i lucchesi, dovrebbe essere il museo della città in Palazzo Guinigi, in grado di offrire reperti e testi sulla storia di Lucca di tremila anni, visto che ci sono tanti documenti e oggetti recuperati dall’età del bronzo in poi. Tra l’altro l’archeologia, completamente bistrattata, è invece una grande attrazione proprio per il turismo qualificato. Restando nel campo delle attività museali, da non scartare è l’idea di puntare sul volontariato per garantire almeno le aperture domenicali dei musei nazionali di Palazzo Mansi e Villa Guinigi, dove le presenze sono ormai rarefatte anche per assenza di personale e promozione.

A una opportuna organizzazione, calendarizzazione e promozione si dovrebbe poi arrivare in tempi ragionevoli per offrire a Lucca tutto l’anno, a turisti e cittadini, eventi strettamente legati alla storia, alle caratteristiche e alla identità della città. Andrebbe poi espanso il centro Agorà con una programmazione indirizzata ad adulti e bambini (ci sono già ora corsi ed eventi) e nella bella stagione ci potrebbero essere concerti diffusi nelle piazze (esempio in scala ridotta tipo ‘Piano City’ a Milano). Le tante iniziative incentrate su musica classica e concerti, gli spettacoli del Summer, i Comics, le mostre e gli workshop Photolux Festival, Desco, Murabilia e VerdeMura rappresentano già un patrimonio, da valorizzare però con un filo conduttore ben pubblicizzato che dia continuità alle manifestazioni diffuse su tutto l’arco dell’anno e non solo nei pochi giorni delle singole rassegne attuali.

In tempi medi si potrebbe arrivare anche a incentivi e riorganizzazioni in grado di favorire il ritorno delle botteghe artigiane, ovviamente comprendendo il nuovo artigianato-digitale. In questo percorso andrebbe inserito anche il reale restauro e recupero del mercato del Carmine come polo delle eccellenze agroalimentari del territorio e centro di ristorazione di qualità tipica. Assolutamente da evitare pare poi la perdita del mercato ambulante bisettimanale . Andrebbe meglio collocato, anche per motivi logistici, ma sembra davvero un errore togliere al centro storico una delle pochissime funzioni rimaste. In tempi più lunghi andrebbe infine avviato il recupero di funzioni uscite dalla città e disperse in modo caotico e non coordinato nella periferia.

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