L’Italia, sostanzialmente, continua a spendere più di quanto incassa

L’Italia, sostanzialmente, continua a spendere più di quanto incassa

VISTO DA SINISTRA – Il debito pubblico è il debito dello Stato nei confronti del settore privato dell’economia (famiglie, imprese, banche di credito ordinario) e/o della Banca Centrale e si origina quando in un paese la spesa supera le entrate. Se questo disavanzo non può essere coperto stampando più denaro, lo Stato emette Titoli, obbligazioni del Tesoro che, messe all’asta, vengono acquistate ad un certo tasso di interesse annuo.
L’orologio dell’Istituto Bruno Leoni ci ricorda tutti i giorni il valore del debito pubblico italiano visto che ogni 3 secondi lo aggiorna sul suo orologio. L’Istituto è nato nel 2003, per promuovere le “idee per il libero mercato” e per dare il suo contributo alla cultura politica italiana, affinché siano meglio compresi il ruolo della libertà e dell’iniziativa privata che come dichiarato sul sito sono“ fondamentali per una società davvero prospera e aperta. L’IBL prende a modello i think tank anglosassoni: centri di ricerca non profit, indipendenti dai partiti politici, con lo scopo di offrire un contributo al dibattito pubblico.”
E’ evidente come l’attenzione del mondo economico sia puntata sul debito del nostro paese e di come intorno a questo parametro si sviluppino riflessioni e si facciano scelte anche molto diverse. E’, comunque, un punto debole che, secondo gli esperti, espone il nostro Paese agli attacchi della speculazione finanziaria. Lo hanno ricordato a inizio anno i tecnici di Bruxelles nel Rapporto triennale sulla sostenibilità dei conti pubblici e lo ripetono costantemente gli economisti.
Dopo il calo di Agosto, quando per la prima volta nel 2016 il debito pubblico si è mostrato in discesa e la riconferma in settembre quando la diminuzione fu di 12,1 miliardi rispetto al mese precedente, ad ottobre, invece, è risalito e si è attestato a 2.223,8 miliardi, un aumento di 11,2 miliardi rispetto al mese precedente. Sono dati che comunica la Banca d’Italia. Nei primi dieci mesi del 2016, il debito delle Amministrazioni pubbliche è, comunque, aumentato di 51,1 miliardi.
In particolare, l’incremento è dovuto alle maggiori disponibilità liquide del Tesoro e al debito delle Amministrazioni centrali che cresce di 12,2 miliardi mentre quello delle Amministrazioni locali diminuisce di 1,1 miliardi e il debito degli Enti di previdenza è rimasto pressoché invariato.
L’Italia, in sostanza, continua a spendere di più di quanto incassa e per molti investitori internazionali l’alto livello del nostro indebitamento è visto come un punto di debolezza.
L’argomento è complesso, ed è impossibile affrontarlo in poche righe, ma già dalle cifre sopra riportate si può vedere come solo gli enti locali segnino un segno meno sulla spesa. Sappiamo bene come questo sia dovuto soprattutto ai continui tagli di trasferimenti di risorse, con relativi tagli ai servizi, senza che, contemporaneamente, sia stata affrontata seriamente sia la riduzione della spesa sia un controllo degli sprechi soprattutto sui ministeri e i vari apparati statali. E’ necessario, perciò lavorare ad una riforma della Pubblica Amministrazione che porti ad una razionalizzazione delle funzioni, collegata ad una organica riforma degli Enti Locali. In sostanza realizzare una vera riforma dell’apparato dello Stato. A questo, poi, si accompagna la questione del rinnovo, formazione e selezione della classe dirigente amministrativa che, ad ogni livello, quando non è all’altezza genera, a sua volta, costi, ritardi e sprechi.
Il paese, poi, nonostante le misure del governo, stenta ancora a ripartire e alcuni economisti aggiungono il fatto che esiste una grande difficoltà a sostenere questo debito con un PIL sotto il 2-3%.
A ottobre, dice ancora Bankitalia, le entrate tributarie contabilizzate nel bilancio dello Stato sono state pari a 32,6 miliardi; in dieci mesi sono state pari a 334,7 miliardi, in crescita del 5% rispetto al corrispondente periodo del 2015.
Secondo i dati dell’Istat, la pressione fiscale del 2015 è al 43,5%, in calo di 0,1. Se si confronta solo il dato del quarto trimestre del 2015, è stata pari al 50,3%, invariata rispetto allo stesso trimestre dell’anno precedente. Sempre secondo i dati Istat di Ottobre la pressione fiscale in Italia scende e parallelamente aumenta il potere d’acquisto. Il rapporto trimestrale Istat su amministrazioni pubbliche, reddito e risparmio evidenzia infatti come nel secondo trimestre la pressione fiscale in Italia si è attestata al 42,3%, segnando una riduzione di 0,4 punti percentuali rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente
Viene da pensare, quindi, che l’incremento delle entrate possa essere dovuto anche alla lotta contro l’evasione fiscale.
Dalla relazione annuale sull’evasione fiscale e contributiva, emerge che in Italia la differenza tra le imposte che dovrebbero essere versate e quelle effettivamente pagate (il cosiddetto tax gap) si attesta su una media annua di 108,7 miliardi di euro, dei quali 98,3 miliardi sarebbero dovuti ai principali tributi e 10,4 ai contributi. La relazione evidenzia anche che tra il 2012 e il 2013 l’incremento delle mancate entrate tributarie è salito di 2,5 miliardi.
Nel 2015 però, secondo Rossella Orlandi direttore dell’Agenzia delle entrate, grazie alla lotta all’evasione sono stati recuperati 14,9 miliardi di euro a conferma dell’andamento del 2014 quando erano stati recuperati 14,2 miliardi.
Infine il presidente dell’IFEL (Istituto per la Finanza e l’Economia Locale), il sindaco di Ascoli Piceno Guido Castelli dichiara “ I Comuni e lo Stato possono (io direi che devono) collaborare. Un esempio virtuoso viene dal contributo dei Comuni nella lotta all’evasione dei tributi statali condotto in collaborazione con Agenzia delle Entrate e con la Guardia di Finanza. Da questa attività sono entrati 71 milioni in più nelle esangui casse municipali. Un terzo del totale delle risorse recuperate al Fisco. Un rapporto Ifel presentato in questi giorni al Senato ha offerto un bilancio di questa “cooperazione interamministrativa”.
Questo rappresenta un modello positivo di collaborazione tra Stato e Autonomie, cioè quei soggetti istituzionali che sono deputati alla fondamentale intermediazione con i cittadini: i Comuni. Una modalità di lavoro che se è messa in atto in modo efficace riesce ad ottenere risultati positivi nell’interesse della comunità e che non può essere che incentivabile.

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