Le proposte di Umberto Sereni per supportare la liberazione di Gabriele Del Grande

Le proposte di Umberto Sereni per supportare la liberazione di Gabriele Del Grande

LUCCA – Riceviamo e pubblichiamo con piacere le proposte del professor Umberto Sereni in merito alle iniziative da supportare per la liberazione dalle carceri turche ( per nessun reato contestato) del reporter lucchese Gabriele Del Grande:

 

Sicuramente ci avranno già pensato .  Comunque  lancio  anche queste proposte :

1) Domenica a Cremona la Lucchese giochi con  la maglia   dedicata a Gabriele Del Grande;

2) Il Comune  faccia calare dalle torri civiche, delle ore e Guinigi , stendardi che  reclamano la libertà per Gabriele ;

3) Domenica prossima , che è Festa della Libertà, il Comune promuova una manifestazione per la libertà di Del Grande : concerto e raduno in piazza San Michele,con tanto di sbandieratori e  balestrieri  e lancio al cielo di migliaia di palloncini con la scritta Gabriele Libero ;

4) sul prato ex Balilla,  collocare un banner con la scritta Gabriele Libero ;

5) E se  malauguratamente il 30 aprile  Gabriele fosse ancora detenuto in Turchia,  trasformare la grande marcia della ville, che  muove migliaia di persone provenienti da  tante parti d’Italia in un una straordinaria mobilitazione .  Sono sicuro che ci avranno già pensato , comunque  io ci provo .

Umberto Sereni

3 commenti

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3 Commenti

  • GIOVAN SERGIO BENEDETTI
    22 aprile 2017, 11:37

    PRIMAr egeni, poi Del Grande,
    se fossimo turchi o egiziani
    saremmo giustizialisti verso chi ha violato la legalità vigentecome lo siamo a casa nostra, per noi inaccettabile,quella legalit
    ma se nei paesi dittatoriali si potessero fare tutte le cose che si possono liberamente fare nelle nostre democrazie liberali, vorrebbe dire che le dittature non esistono
    la legalitàè ovunque quella imposta da chi detiene il potere di farla rispettare, anche da noi
    da noi è legalità democratica, in Turchia ed in Egitto è legalità dittatoriale
    e non abbiamo il potere di imporre altro genere di legalità nei due paesi
    ci vorrebbe sempplicemente maggior prudenza in chi viaggia per dittature
    non è che possiamo fare missioni militari per salvarli
    solo gli americani le possono fare e quando capita ad americani spesso le fanno
    ma son tacciati da tutti di ingerenza nei regimi che liberamente i paesi si danno

    RISPONDI
  • fabry
    21 aprile 2017, 22:06

    Gabriele Del Grande è un giornalista, blogger e documentarista italiano arrestato in Turchia lo scorso 10 aprile. Inizialmente il motivo della reclusione era incerto fino a quando la Farnesina in una nota ufficiale uscita il 15 aprile ha precisato che Del Grande “è stato fermato perché si trovava in una zona del Paese in cui non è consentito l’accesso”, ovvero al confine con la Siria. Da martedì, stando alle dichiarazioni della fidanzata Alexandra D’Onofrio, è in sciopero della fame. La stessa D’Onofrio, nell’intervista odierna a Repubblica, ha dichiarato che il compagno si trovava nella zona turca inaccessibile “per ricostruire in un libro la memoria di quella guerra: come sono nate le prima proteste, come è stata la fuga dalla Siria” ma non voleva passare il confine e “potrebbe aver sbagliato strada”.

    Fin qui, dubbi a parte sull’accaduto, nulla di nuovo su quanto sappiamo del blogger lucchese e della vicenda di cui è protagonista. E fermo restando che è un preciso dovere del nostro governo adoperarsi per la liberazione di un cittadino italiano detenuto all’estero, qualunque sia il reato di cui il cittadino è accusato, così come il nostro governo ha il dovere di non abbandonare a se stessi italiani rapiti in territorio straniero, è compito precipuo di una testata giornalistica non limitarsi a riportare informazioni impacchettate bensì far luce il più possibile sulle vicende non del tutto chiare ai lettori.

    Cerchiamo quindi di chiarire meglio chi è Gabriele Del Grande. L’attività principale del giornalista toscano è legata al suo blog Fortress Europe, in cui cataloga le vicende e i naufragi dei migranti africani che tentano di raggiungere l’Europa attraverso il Mediterraneo. Si tratta di una sorta di novero dei singoli tragici eventi a partire dal 1988, un’attività quindi di costante monitoraggio anche retroattivo che però sul sito è ferma al 16 febbraio 2016. Dopo aver collaborato con testate di sinistra come L’Unità e Peace Reporter, ha pubblicato tre libri e un reportage sulla guerra in Siria pubblicato nel 2013 da Internazionale. Il racconto inizia così: “Ieri non ho dormito per entrare in Turchia clandestino, a piedi..”. Per passare realmente il confine tra la Siria e la Turchia evidentemente non aveva sbagliato strada. Testimonianze quelle di Del Grande frutto di un viaggio che secondo Internazionale avrebbe intrapreso senza appoggiarsi né all’esercito siriano né ai ribelli. Chi scrive è stato in Siria tre volte durante il conflitto e si permette di dubitare che questo sia stato possibile, con un punta di sospetto in più a vedere la foto del blogger lucchese che lo ritrae con gli attivisti siriani della “radio libera” Newroz. Ovvero, come facilmente deducibile dalla bandiera anti-Assad alle sue spalle, con i “ribelli” con cui secondo Internazionale non avrebbe viaggiato in Siria.

    Del Grande nel 2014 ha poi girato un docufilm, ‘Io sto con la sposa’, dove narra lo stratagemma escogitato da alcuni palestinesi per raggiungere la Svezia passando prima dall’Italia: hanno inscenato un matrimonio con tanto di corteo nuziale per evitare controlli della polizia. Ma non vogliamo ovviamente pensare che l’intento fosse celebrare l’immigrazione clandestina. Tornando infine all’attività principale di Del Grande, ovvero quella di blogger, scopriamo poi che il suo Fortress Europe ha ricevuto “supporto” dalla Open Society Foundations (come riportato sul sito ufficiale della fondazione) del miliardario e “filantropo” (mai come nel sostegno ai flussi migratori senza limiti) George Soros. Si proprio lui, lo stesso che contribuì con la speculazione finanziaria ad affondare la Lira italiana. Un supporto che di solito, ma certo non possiamo affermare sia questo il caso, quando si tratta della Open Society si traduce in cospicuo finanziamento.

    RISPONDI
  • Simone
    21 aprile 2017, 19:50

    Per cortesia, Prof. Sereni, lasci perdere!

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