Intitolata a Luciana Pacifici la Passerella del canale Burlamacca

Intitolata a Luciana Pacifici la Passerella del canale Burlamacca

VIAREGGIO – Si è tenuta oggi, lunedì 22 gennaio, alle 10,15 a Villa Paolina la cerimonia per l’intitolazione della Passerella sul canale Burlamacca a Luciana Pacifici, vittima delle leggi razziali.
L’incontro, che rientra nelle celebrazioni intorno al Giorno della Memoria, è iniziato con il saluto del sindaco Giorgio Del Ghingaro, e gli interventi di Paolo Molco, rappresentante della Comunità Ebraica di Viareggio, Maria Grazia Manfredi di Anpi Viareggio-Versilia, Nico Pirozzi, giornalista.438717497_13433499066491357339
Alla celebrazione hanno partecipato anche Ruy Milla, Irio Milla e Gigliola Pacifici, pronipoti di Luciana.
Presenti in sala, oltre a numerosi studenti e i labari delle associazioni di volontariato, le Amministrazioni di Lucca e Bagni di Lucca, e Maurizio Verona per la Provincia.

 

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«Buongiorno e benvenuti a tutti –  ha esordito il sindaco Del Ghingaro – Saluto i colleghi sindaci, le autorità presenti sia civili che militari, le associazioni, in particolare l’Anpi per il contributo dato all’organizzazione di questa cerimonia.
Saluto Paolo Molco, rappresentante della comunità ebraica viareggina e il giornalista Nico Pirozzi che ci racconterà nel dettaglio la storia che oggi vogliamo ricordare.
La storia è quella di Luciana Pacifici, vittima a otto mesi delle leggi razziali, i cui discendenti abbiamo il piacere di avere qui con noi e ai quali va il nostro più sentito ringraziamento. Luciana, nata a Napoli da padre viareggino, è una dei tanti, troppi bambini, che salirono sui treni in direzione Aushwitz. Magari stringendo al petto una bambola, un pupazzo, un ricordo della casa e della loro infanzia che in quel preciso momento finiva.
La storia della persecuzione antiebraica attuata dal fascismo tra il 1938 e il 1945 è nota, ma raramente ci si è soffermati a riflettere su cosa abbiano significato quei tragici anni per i bambini italiani. Soprattutto per quelli ebrei, allontanati da scuola, testimoni impotenti della progressiva emarginazione sociale e lavorativa dei genitori, quando non della distruzione e dell’eliminazione fisica della propria famiglia.
Da questa prospettiva – peculiare, e tuttavia indispensabile per comprendere l’essenza di una persecuzione razziale, fondata sulla nascita – la storia che abbiamo alle spalle assume nuovi significati e stratificazioni>>.

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E prosegue: <<Il regime fascista iniziò ad attuare la discriminazione proprio dal mondo della scuola: e i bambini ebrei – prima separati, poi esclusi, espulsi e infine internati – furono vittime tra le vittime. Era il 1938, 80 anni fa, ed era solo l’inizio. Gli ebrei ebbero come principale crimine la nascita: l’esistere fu il crimine ebraico. E tutto lo sforzo della Shoah fu concentrato nell’annullare la loro esistenza.
Adesso che poco a poco i testimoni vanno scomparendo, si fa più arduo il compito delle istituzioni. Ma anche della scuola, dei giornali, degli intellettuali. Adesso, con l’urgenza dell’attualità, dobbiamo trasformare il ricordo di pochi in memoria collettiva.
Giorni come questi, non devono essere un omaggio alle vittime, ma piuttosto un riconoscimento pubblico e collettivo di un fatto gravissimo, inimmaginabile, di cui l’Europa è stata capace, e a cui l’Italia ha attivamente collaborato.
Queste celebrazioni, come quella di oggi alla quale partecipano tanti studenti, non devono essere rituali fini a se stessi, simbologia vuota.
Vi chiedo: facciamo uno sforzo, iniziamo a pensare la Shoah come carne viva, come persone. E per ogni persona immaginarne il corollario di sogni, speranze e affetti. Luciana, ormai per sempre bambina, sarebbe cresciuta, forse avrebbe avuto figli lei stessa e a quei bambini avrebbe insegnato a distinguere il bene dal male. Avrebbe insegnato a vivere. Come deve essere. E mai a morire.
Vorrei concludere ricordando una frase del teorico e saggista Todorov “la singolarità del fatto non impedisce l’universalità della lezione che se ne trae”: la memoria storica della Shoah non riguarda soltanto il popolo ebraico, ma l’intera umanità».

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A conclusione, Noemi Santambrogio, studentessa del liceo Classico, ha eseguito la “Ninna nanna” di Brahms.
Luciana, nata a Napoli da padre viareggino nel 1943, morta ad Auschwitz nel 1944, Leggendo i giornali in questi giorni sono venuto a conoscenza, come credo molti di voi, della storia di Luciana Pacifici: aveva solo 8 mesi, era nata a Napoli, ma figlia di un viareggino e catturata a Cerasomma, Lucca. Di fatto la vittima più piccola della Shoah nella nostra città.
A seguire si è formato il corteo che ha sfilato fino alla passerella per l’inaugurazione della targa.

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