Il favismo è una malattia brutta e diffusa: no, non è un gioco di parole

Il favismo è una malattia brutta e diffusa: no, non è un gioco di parole

LUCCA – A dire il vero è un’attenzione che ho e forse che in molti abbiamo sempre mostrato: l’attenzione verso i cartelli originali, le scritte sui muri, gli strilli di giornale, che giocano con le parole e tutte le loro sfumature di significato. Con il web si è diffusa così come si diffonde tutto.
Capita – è capitato a me – di trovarsi in questi giorni d’agosto davanti alla cassa per le informazioni ai clienti di un supermercato lucchese, con una impiegata che comprensibilmente aveva meno voglia del solito di lavorare; meno pazienza, meno tutto. E lì campeggia un cartello sul quale distrattamente, nell’attesa, ci finisce l’occhio.
Prima un sorriso – anche ripensando ai movimenti lassi e agli sbadigli dell’impiegata – poi un interrogativo: ma questo è un cartello serio?

 

Certo che lo è, il cartello che avverte della presenza di fave senza guscio che possono provocare gravi crisi a chi è affetto da favismo.

 

 

Sono fortunata, penso, a non doverci badare, ma l’occasione è buona per poterne parlare.
Memore di un cartello simile visto anni prima in Sardegna, dove la malattia è particolarmente diffusa, in zona non lo avevo notato altrove. Eppure c’è un’ordinanza comunale ben precisa, n° 11230 del febbraio 2016, formulata proprio su richiesta di genitori che purtroppo conoscono il favismo da vicino ( come mi fa notare il giornalista Simone Dinelli).

 

http://www.comune.lucca.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/15495

 

 

Il favismo è un’anomalia genetica che interessa alcuni enzimi contenuti nei globuli rossi. Nota fin dall’antichità come “malattia delle fave”, questa patologia, come si evince dalla parola stessa, comporta l’assoluta necessità di evitare l’assunzione di fave ed altri alimenti, come piselli e verbena, alcuni farmaci e sostanze particolari.
Il soggetto affetto da favismo, dopo 12-48 ore dall’ingestione di piselli, fave o farmaci particolari, manifesta una carnagione giallastra che talvolta tende al verde, le sclere oculari appaiono color giallo intenso, le urine scure. Se il favismo si manifesta in forma grave, il soggetto potrebbe avere un collasso cardiocircolatorio: l’ittero è causato da un’alta concentrazione nel sangue di bilirubina, prodotto catabolico (di scarto) dell’emoglobina contenuta nei globuli rossi. Se l’ittero progredisce, la malattia potrebbe evolvere nella forma più grave di kernittero (encefalopatia bilirubinica: la bilirubina si deposita nel cervello, con conseguente danno cerebrale e possibile ritardo mentale).

 

Inoltre, l’anemia emolitica potrebbe manifestarsi non solo in seguito all’assunzione delle sostanze vietate in questa malattia, ma anche come conseguenza di polmonite, epatite virale, malaria e chetoacidosi diabetica.

 

Il fatto è che ci troviamo in Toscana, dove il termine “fava” automaticamente ci conduce al nomignolo scherzoso che indica non solo il membro sessuale maschile ma anche una persona poco intelligente e per niente sveglia, per cui il “favismo” – con tutto il rispetto per chi è affetto dalla patologia reale – appare disturbo presente e ben radicato in uffici ed istituzioni, non solo nei supermercati dei torridi e stanchi pomeriggi d’agosto. Per cui le “fave” – metaforicamente o quasi parlando – fin troppo spesso imperano, nostro malgrado e nonostante il loro evidente favismo, lasciando insorgere crisi “emolitiche” a chi le deve subire o tollerare. Non per sempre, si spera.

 

Non credevo di farne una “notizia” ( anche se, ripeto, è occasione per fare informazione). Soltanto che sono seguite numerose discussioni a seguito della pubblicazione della foto del cartello sul mio profilo fb personale, e allora, visto che anche nelle redazioni esistono i torridi pomeriggi d’agosto, invece di scrivere di odio gratuito e invito alla violenza, preferiamo occuparci di favismo.

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