Guardare oltre la Giornata contro la violenza di genere: necessario lavorare ogni giorno

Guardare oltre la Giornata contro la violenza di genere: necessario lavorare ogni giorno

LUCCA – Italiana, che vive a Lucca, tra i 30 e i 49 anni e viene fatta segno di violenza fisica, probabilmente dal marito. E’ questa la fotografia della donna che subisce violenza nella nostra provincia che emerge dai dati diffusi in questi giorni sia dalle associazioni che si occupano di violenza contro le donne, sia dal Codice Rosa lucchese.
E di questi casi ne avviene uno al giorno di media.

 

I numeri sono freddi. Sono lì a ricordarci che quello che pensiamo essere un qualcosa che non ci tocca né toccherà mai da vicino, quello che in genere leggiamo sul giornale perché accade ‘a qualcun altro’, è invece lì, accanto a noi e accade a persone che magari conosciamo, salutiamo per la strada, ma delle quali non conosciamo il dramma che vivono.

 

Alle quali vorremmo – e in certi casi potremmo – tendere la mano per un aiuto concreto, ma che ci limitiamo a salutare, forse perfino contenti di vivere in un mondo dove si conoscono tutti, ma non si approfondisce niente.

 

Nella provincia di Lucca il Codice Rosa ha registrato da inizio anno a settembre 290 casi di violenza, di cui l’82% a donne. Ancora numeri, freddi e spietati, ma che ci fanno comprendere come la violenza di genere sia un qualcosa con la quale dobbiamo fare i conti. Che non possiamo più eludere. Un problema concreto che chiama in causa ogni essere umano che voglia dirsi tale.

 

Oggi, nel mondo virtuale, siamo tutti pronti a indignarci – soprattutto a parole – per questa o quella notizia che riguarda persone vicine o lontane. Con la stessa forza e veemenza. Adesso però è il momento di chiedersi se siamo veramente pronti a fare qualcosa nel mondo reale. Rimboccarci le maniche, tutti, nel nostro piccolo angolo di mondo, per aiutare chi sta vivendo un dramma di questo genere.  Come? Non giudicando e non facendo sentire sole queste persone.

 

Perché la solitudine è la grande nemica del coraggio di denunciare la violenza di genere. E’ importantissimo l’apporto che danno le associazioni che sono nate sul territorio e che stanno fornendo un supporto enorme alle donne, ma anche ai minori, per affrontare quello che tuttora è un dramma.

 

Fin troppo facile il commento: ‘perché non ha denunciato prima‘. Forse perché aveva paura di trovarsi sola di fronte a un mondo ostile.

 

Sul territorio sono state installate panchine rosse un po’ ovunque. Sono stati illuminati i palazzi e i luoghi storici. Sono state fatte le iniziative più diverse per la sensibilizzazione a queste tematiche.  Tutto questo è perfetto, ma non deve essere l’impegno di una giornata. Deve essere il punto di partenza di un qualcosa che coinvolge tutti e che fa sì che la società sia compatta contro queste forme di violenza che è fisica nella maggior parte dei casi (89), ma spesso è anche di tipo psicologico (53 casi) e, probabilmente ancora più spesso è di ambedue i tipi associati, creando un ‘vuoto siderale’ nella mente e attorno alla donna che subisce questo ‘trattamento’ da parte del marito (51 casi), o del partner (23), dell’ex marito (21 casi), del convivente (19) o del partner non convivente (14).

 

Le amministrazioni e i politici, così come le forze dell’ordine hanno adesso un compito davvero non semplice davanti: quello di far sì che il ‘poteva denunciare prima‘ o ‘se l’è cercata‘ – i commenti più frequenti sui social e, per estensione, per la via – divengano sempre più rari, sporadici e siano isolati dalla massa delle persone che, invece, fanno fronte comune per tutelare chi subisce queste violenze. Rispetto a pochissimi anni fa è già stato fatto molto, ma ancora non basta.

 

Un lavoro che necessariamente deve partire dalle scuole, educando le nuove generazioni al rispetto. Non al rispetto di una legge. O almeno non solo a quello. Ma la paura di una condanna ancora più pesante: quella di un’intera società che ha compreso e che è pronta a far fronte comune contro chi, per dare sfogo a un’indole violenta, se la prende con la moglie o la compagna.

 

E’ questo un modo ‘concreto’ di dire ‘basta’ alla violenza sulle donne – ma anche sui minori (9 casi) e sulle persone anziane (sono stati 4 i casi su persone che hanno più di 70 anni, altro dato che dovrebbe aprire una riflessione profonda) -, perché non ci si può, né deve limitare all’installazione di una panchina, a un convegno una volta l’anno, ma si deve lavorare ogni giorno, con certosina pazienza, per far sì che vi sia un cambio di passo nella stessa mentalità delle persone e che, in un tempo ragionevolmente breve, anche le donne che oggi si sentono meno protette, magari perché appartenenti a fasce sociali più emarginate, trovino nella società stessa la forza per poter denunciare quello che accade tra le loro pareti domestiche.

 

 

 

 

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