Entusiasta di #LuccaCG17, il cast di Star Trek Discovery parla del suo arrivo nell’universo trekkiano

Entusiasta di #LuccaCG17, il cast di Star Trek Discovery parla del suo arrivo nell’universo trekkiano

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LUCCA – «Amo l’Italia. Sono contentissima di essere qua e vorrei vivere nel vostro Paese. Lo dicevo adesso a mio marito: perché non restiamo in Italia?». Esordisce così Sonequa Martin-Green, protagonista di ‘Star Trek: Discovery’ visibile sulla piattaforma Netflix e serie ultima nata dell’universo Star Trek, a Lucca Comics & Games con gli altri attori della serie per un incontro con il fandom trekkiano.

Con Sonequa – che interpreta la protagonista Michael Burnham – ci sono il capitano della nave Discovery Gabriel Garcia, al secolo Jason Isaacs, il tenente Ash Tyler, nella vita l’attore Shazad Latif e lo showrunner Aaron Harberts che parlano a lungo della serie e dei rapporti tra gli attori.

Entrare nell’universo Star Trek non è sicuramente facile, soprattutto perché c’è sempre una grande attesa per tutte le novità che riguardano questo mondo e, quindi, capire come si sono preparati per affrontare la serie è sicuramente interessante.

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«C’è moltissimo materiale da studiare e vedere – spiega Jason Isaacs – ma personalmente ho preferito non vedere niente di quello che mi è venuto prima di me. Noi sostanzialmente ci muoviamo 10 anni prima che nasca l’Enterprise e, quindi, ho preferito avere la mente fresca nell’affrontare questo mondo. Volevo alla storia in maniera personale e, anche se mi hanno dato il Manuale della Federazione, che vi assicuro è molto alto, ho preferito fare il mio percorso.

Diverso l’approccio di Sonequa Martin-Green: «All’inizio avevo avuto l’idea di vedere tutto e leggere tutto, ma poi non sono andata molto lontana. Mi sono concentrara sulla serie originale e su Enterprise che viene subito dopo di noi nella time-line, poi però mi sono concentrata sul mio personaggio».

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Shazad Latif, invece, si è concentrato su ‘Star Trek – Next Generation’ «ma quello che stiamo facendo – dice – è assolutamente originale e, quindi, mi sono regolato più sul mio personaggio che non su quello che era stato fatto prima. Certo, devo ammettere che mi piace molto Patrick Stewart».

Lo sceneggiatore Harberts invece spiega che hanno cercato di fare qualcosa di assolutamente nuovo: nuovi personaggi, nuove storie, ma che mantenessero sempre lo spirito che ha animato tutte le serie di Star Trek e cioè i principi di pace, fraternità e soprattutto che abbia come sottofondo i temi che sono caratterizzanti della società nel momento storico che si sta vivendo, caratteristica peculiare molto importante.

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Il rapporto con il fandom è sicuramente una delle questioni più interessanti: «E’ facile perdere la testa quando hai un successo così grande in così poco tempo. Ho visto molti attori a cui è successo questo – racconta Jason Isaacs – e quello che ti salva è avere una persona che crea rapporti personali ‘normali’ all’interno del gruppo, che invita tutti a cene dove si parla di cose normali. Questo crea un gruppo solido e coeso di amici, come siamo noi, grazie a Sonequa che fa proprio questo». Detto questo, però Isaacs non si cura molto di quello che pensano i fans: «Io sono il capitano Garcia, non ne ho un parere, magari lo riguardo e poi  ne do un giudizio, ma io sono lui: quando combatto con un klingon e questo mi spara addosso, non sto a pensare a quello che dirà un nerd di 17 anni in mutande del mio personaggio».

Aaron Harberts è convinto che non si possa accontentare sempre tutti: «Mio padre diceva che se cerchi di innalzarti per avere i complimenti degli altri, finirai per cadere nelle loro critiche e credo che questo sia vero. Ho un post-it sulla scrivania che mi ricorda che bisogna scrivere per la gioia che ti porta. Abbiamo da esplorare l’umanità di questi personaggi e questo è molto bello: è un’avventura comuna che affrontiamo tutti assieme».

Un altro nodo da sciogliere per quanto concerne questa nuova serie è l’importanza e spazio che hanno i Klingon nella serie. A spiegare questo aspetto è lo showrunner: «L’importanza dei Klingon deriva dal clima della serie che è decisamente molto importante. Hanno un’importanza fondamentale anche per le serie successive. Per capire la storia di questa guerra, bisognava assolutamente comprendere tutte e due le parti in campo: ci siamo avvalsi di un esperto di Klingon e di lingua klingoniana, che a volte corregge perfino quello che noi scriviamo per farlo essere più attinente alla realtà di questo popolo. I Klingon, nel momento in cui scoppia la guerra, hanno paura di essere assimilati dalla Federazione e di perdere la loro identità di popolo, quindi questo li rende ancora più interessanti da esplorare per le dinamiche che vengono messe in campo. Anche gli attori che interpretano i Klingon devo ammettere sono molto professionali e bravi, basti considerare che spesso e volentieri sono isolati dagli altri attori e mettono grandissima attenzione a quello che è il loro ruolo nella storia».

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Certamente, centrale è il personaggio di Sonequa, il primo ufficiale Michael Burnham, poi degradata perché ritenuta colpevole di ammutinamento e, in qualche misura, responsabile della stessa guerra con i Klingon. Ma questo non è il solo personaggio femminile importante che Sonequa ha interpretato: il grande pubblico infatti l’ha conosciuta come la forte e volitiva Sasha Williams di The Walking Dead: «Sono stata molto fortunata – dice – a interpretare due personaggi femminili così importanti. Tutti e due i personaggi mi assomigliano molto: ho dato il volto a due donne forti, con grande potere e che non hanno paura di mostrarsi deboli, ma anzi ritengono questo una sua forza. L’adesione ai loro principi e dare voce a personaggi di questo spessore è il mio modo di fare una sorta di attivismo».

Simpatici, disponibili e entusiasti di essere in Italia, il cast di Star Trek: Discovery ha salutato la stampa e abbracciato il pubblico nell’incontro che ha avuto al Teatro del Giglio: «E’ bellissimo – dice Shazad Latif – vedere tutte queste persone che vestono la divisa della Federazione. Anche la nostra. E’ incredibile per me. Ieri ho passeggiato per Lucca e mi hanno riconosciuto: non riuscivo a crederci».

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