D’Alessandro mette a segno un altro grande colpo: Ringo Starr a Lucca l’8 luglio

D’Alessandro mette a segno un altro grande colpo: Ringo Starr a Lucca l’8 luglio

LUCCA – Non si è ancora spenta l’eco dell’annuncio del concerto di Nick Cave & The Bad Seeds, che arriva un’altra grande notizia: al Lucca Summer Festival 2018 arriva anche Ringo Starr che si esibirà sul palco di piazza Napoleone l’8 luglio.

 

La data è stata ufficializzata dallo stesso artista, che ha annunciato un lungo tour estivo che lo porterà in Europa e in Israele. In Italia farà tre date: l’8 luglio a Lucca, appunto e, poi, a seguire il 9 a Marostica e l’11 a Roma, all’Auditorium Cavea.

 

Questo è il tredicesimo tour della All Starr Band, la formazione che Ringo ha creato per girare il mondo con la sua musica, ma che era di fatto ferma dal 2011. Dopo sei anni con la stessa formazione, in questo tour, Ringo dà il benvenuto a Colin Hay che ritorna nel gruppo, così come al nuovo membro Graham Gouldman dei 10cc.

 

I due musicisti, Hay e Gouldman, si uniscono agli altri All Starrs e, cioè, Steve Lukather, Gregg Rolie, Warren Ham e Gregg Bissonette: tutti musicisti di primissimo livello che accompagnano l’ex Beatle.

 

In giugno gli All Starr inizieranno questo tour lungo 21 date, partendo da Parigi e visiteranno con la loro musica l’Austria, il Belgio, la Repubblica Ceca, la Danimarca, la Finlandia, la Germania, il Principato di Monaco, l’Olanda, Israele, per terminare poi proprio nel nostro Paese.

 

Questi live accompagnano l’uscita del nuovo album della formazione di Ringo Starr, ‘Give More Love’.

Quelli di Ringo non sono concerti fermi al passato, bensì sono vivi e vivaci: non c’è ‘nostalgia’, poiché questa implica, in qualche modo, la staticità nei confronti del passato. C’è invece la vibrazione di una musica che ha camminato con i tempi e vi si è adeguata. Per quello, la serata dell’8 luglio si preannuncia come qualcosa di grandissima musica.

 

11 commenti

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11 Commenti

  • Laura M. Chiara Giorgi
    3 dicembre 2017, 22:10

    hai centrato il problema, Stefano Filippelli …….ancora una volta.
    Lucca città universitaria! Sostenuto da sempre!!!
    E invece si sta persino distruggendo IMT, con provincialismo e per interesse privato.
    E in molto hanno capito che quella che tu chiami la “consorteria politico-affaristica” sembra esserci associata anche con IMT ……… con l’obiettivo, parrebbe proprio, di creare non un bene per tutti, ma un interesso per pochi.

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  • Stefano Filippelli
    3 dicembre 2017, 15:39

    LUCCA CAPITALE DELLA CULTURA: MAGARI!
    I temi affrontati nell”articolo Marco Innocenti sullo Schermo sono alcuni fra quelli che ci troviamo di fronte ogni qual volta si tratta di delineare un quadro entro il quale inserire una discussione sul futuro di Lucca, e in particolare del suo centro storico. Sono d’accordo che determinanti saranno le scelte in materia urbanistica dell”amministrazione comunale prese di concerto, mi voglio augurare, alla comunità lucchese in tutte le sue espressioni: civili, professionali, intellettuali, associative. Il punto, però, sta poprio in quale direzione queste scelte dovranno indirizzarsi. E qui si entra in un terreno scivoloso dove la confusione regna, resa vieppiù grande dalla presenza di interessi, per carità legittimi, ma spesso vissuti in modo corporativo e quindi poco attenti alle esigenze di questo tipo particolare di città. Quindi gli strumenti urbanistici non potranno che essere il mezzo e non il fine per realizzare una gestione del territorio che sia consapevole degli obiettivi di fondo che si vorrano perseguire.
    Fatta questa premessa, non è male ricordare che se Lucca, almeno nel suo centro storico, si è potuta conservare fino a oggi, (del domani non v’è certezza) è stato per una serie di cause in parte fortuite, in parte dovute alla lungimiranza di alcune figure prestigiose della storia lucchese. Il Nottolini, che preservò le Mura, mentre altrove, a cominciare da Parigi, venivano demolite per fare posto ai boulevard. Ma non sempre è andata bene. Basti ricordare l’episodio dell’isolato medioevale intorno alla chiesa di S.Giusto che venne demolito per costruirvi il famigerato palazzo dell’INA, quello che fu chiamato dai lucchesi il ‘Palazzaccio’. Non tutto, è vero, andò bene, ma bisogna ricordare che quello sventramento fu osteggiato da gran parte della popolazione e si realizzò solo dopo molti anni, e solo in parte, in virtù dell’intervento di figure intellettuali come l’allora consigliere comunale Eugenio Luporini insigne storico dell’arte. Data la risonanza che ebbe, la vicenda suscitò reazioni che contribuirono a scoraggiare in seguito il ripetersi, a Lucca, di operazioni così devastanti. Cosa che invece è accaduta in numerosi centri storici italiani deturpati dall’entità e sistematicità degli interventi demolitori. Ecco, in qualche modo, oggi, a anni di distanza, e in forme e con protagonisti diversi, ci troviamo ad affrontare gli stessi rischi, con in più il problema di non avere elaborato una visione per come dovrà essere il futuro del centro storico e non solo di questo. Quindi, tanto per chiarire, niente è scontato quando si tratta di difere le prerogative della città. I cittadini che si opposero allo sventramento di via Beccheria per il caso testè ricordato, ricevettero – eravamo nel fascismo – minacce e pressioni da parte del potere costituito. Oggi, per dire, difendre le Mura da questa consorteria politico-affaristica che vi ha messo gli occhi sopra è il minimo che si possa fare, fra l’altro, senza rischiare l’olio di ricino. Altro che dare per scontato che non c”è più l’intangibilità del monumento e che si tratta ormai di scegliere tra ex Balilla ed ex vivaio Testi. Proviamo a sentire che cosa ne pensa l’UNESCO, tirata in ballo ad ogni piè sospinto dai nostri politici locali che si riempiono la bocca con ‘Mura patrimonio dell’umanità’. Cominciamo a mobilitarci. Magari, se le sgombriamo dai tralicci e dai carrozzoni, lo possono diventare per davvero patrimonio dell”umanità.
    Tornando alla questione iniziale: il futuro del centro storico, molti sono i punti condivisibili. A cominciare dalla salvaguardia del tessuto commerciale tradizionale che riguarda sia l’aspetto merceologico che gli arredi dei negozi; la riapertura del Mercato del Carmine, che deve rimanere un mercato ‘vero’: per intenderci non una cosa alla Farinetti, molto trendy ma che non è adatta a Lucca e che gli stessi turisti vedono con sospetto, come cosa artefatta e poco genuina. La stessa cosa riguarda molti servizi da riportare in centro, compreso un ripensamento della viabilità e dei parcheggi scambiatori. Tutte cose che si possono fare. Quello che è più difficile, però, è ridare un’anima alla città, un fulcro intorno al quale tutte queste attività e servizi, che da soli finirebbero per deperire, vadano a ruotare. E questo fulcro, questo snodo, secondo me, va individuato nel fare di Lucca, centro e quartieri esterni, luogo di insediamento di centri studi, università, accademie: in questo più simile a centri minori italiani come Urbino o Perugia. Ma senza per questo voler peccare di megalomania potremmo citare anche Cambridge o altri centri universitari stranieri di pari grandezza. Questa è la dimensione giusta per Lucca. Vivace ma non sottoposta allo stress di una metropoli o del luogo ‘monstre’ per turisti. Capace di attirare durante tutto l”anno flussi di persone qualificate e residenti per periodi più o meno lunghi. Suscettibile inoltre di attivare un indotto vario, che va dalla semplice accoglienza, alla ristorazione, agli esercizi commerciali tradizionali, alle nuove attività connesse al tipo di istituzioni che venissero qui a insediarsi: vedi laboratori tecnologici, informatici ecc. Si tratterebbe di procedere sulla strada già avviata con l’istituzione dell’IMT ma in modo più concertato con la città. Occorrerebbe poi valorizzare di più la vocazione di Lucca nel campo dell’arte. Abbiamo, tra le scuole secondarie, il Passaglia con i suoi vari indirizzi. A questo si potrebbero affiancare istituzioni di livello universitario e specialistico che, questo sì, potrebbero dare un senso durevole all’immagine di Lucca come capitale della cultura.

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  • Simone
    3 dicembre 2017, 15:27

    !Guardate in che stato è il campo Balilla. Un terreno soggetto ad alluvione viene impegnato tra uso per eventi e ripristino sei mesi all’anno. Per altri sei mesi è una discarica cielo aperto che poi verrà in qualche modo "risanata" per essere di nuovo riportata a doscarica. E con costi che gravano su la società Lucca Games che è pubblica. Alla D’Alessandro e Galli pure questo altro regalino

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  • laura maria chiara giorgi
    2 dicembre 2017, 15:26

    “ la trasparenza della gestione.”

    Parole Sante, Nikolino, ma sconosciute a questa amministrazione e forse anche alla Procura.

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  • tapiro
    2 dicembre 2017, 10:33

    Decotti Summer festival.

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  • AMMONIO
    2 dicembre 2017, 01:36

    Se sono nati dopo il 1945 non li vogliamo!

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    • Nikolino@AMMONIO
      2 dicembre 2017, 10:49

      Non è soltanto una questione anagrafica, ma di scelte commerciali all’impronta della banalità e dell’ignoranza. Il tutto nella solita cornice di scoraggiante provincialismo lucchese.
      Per provincialismo s’intende non solo l’incapacità di vedere quello che succede, per dire, a Londra, ma anche, e soprattutto, l’incapacità di fare 100 km in macchina fino a Sestri Levante e guardare, per fare un solo esempio, cosa fa il festival Mojotic. Si confronti: 1) il livello della qualità musicale; 2) la trasparenza della gestione.
      ‘l’unico pericolo sociale è l’ignoranza’. Lo diceva Victor Hugo
      Ma

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  • Simone
    1 dicembre 2017, 13:47

    Più che altro mi sembra che questi promoter si stiano specializzando in VIALE DEL TRAMONTO

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    • andrea@Simone
      1 dicembre 2017, 21:03

      Idea opinabile la mia, però il meglio della musica pop ormai è nel passato non certo in quella presente. Da un lato, godiamoci li Stones finché ci sono, ma dall’altro dico che purtroppo ci sono ancora li Stones.

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      • Simone@andrea
        1 dicembre 2017, 23:22

        Non sono d’accordo sul fatto che oggi non ci sono musicisti interessanti. Semmai c’è da dire che non fanno parte dello star system. E lo star system alla fine non rende ragione dello spirito con cui si è fatta la storia della musica rock. Ci sono musicisti di ogni età che non sono star e fanno bella musica. Anzi il fatto di non essere star spesso è una garanzia. Quelli come gli Stones sono ormai da anni cinici rappresentanti di un mondo che all’inizio essi contestavano e che oggi costituisce in gran parte il loro pubblico. E quando si piace a tutti, specie in questo genere musicale, c’è qualcosa che non va. Con questo non voglio dire che c’è solo la musica militante. Tuttavia quando si parla di rock non si può nemmeno ignorare da dove origina questa musica. Quali sono le sue radici e quale deve essere lo spirito che la anima. Comunque non mi metto qui a suggerire nomi ma assicuro che c’è gente in gamba anche in Italia.

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