Dal M5S su IMT: in 4 interrogazioni dubbi e poca trasparenza

Dal M5S su IMT: in 4 interrogazioni dubbi e poca trasparenza

LUCCA – Il Movimento 5 Stelle di Lucca si dice contretto ancora una volta a puntare i riflettori su IMT: <<Questi alcuni dei principali quesiti non risolti a nostro avviso.
1) Il direttore di IMT ha creduto di risolvere il caso del presunto plagio della tesi Madia, con una commissione di “Saggi” solo parzialmente esterni.Ma il Ministero competente si è mai pronunciato nel merito?

 

2) Con interrogazione parlamentare del M5S a risposta scritta n. 4-17967 si chiedevano, Al Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo, al Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca, lumi sulla presunta incompatibilità ai sensi della normativa vigente, della professoressa Maria Luisa Catoni in particolare in virtù del suo ruolo di professore ordinario presso l’IMT di Lucca, ma anche nominata, con decreto del Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo n. 69 del 3 febbraio 2016, direttore della scuola dei beni e delle attività culturali e del turismo per la durata di 4 anni.(due incarichi due stipendi) A quanto è dato di sapere, i ministri interessati, Franceschini e Fedeli, non hanno ancora fornito ad oggi alcuna risposta.

 

3) Nella risposta all’interrogazione di M5s 5-11825 del 12 luglio 2017 sulle procedure di nomina del prof. Lorenzo Casini, anch’egli docente a IMT, a consigliere giuridico del Ministro Franceschini, incarico valido dal 1 giugno 2017 al 31 dicembre 201 7, già rinnovato almeno 6 volte, veniva precisato che il professor Casini, ordinario di diritto amministrativo nella scuola IMT alti studi di Lucca, è in regime di tempo definito dal 2017.
Poichè ai sensi dell’articolo 6, comma 12 della legge 30 dicembre 2010, n. 240, la condizione di professore a tempo definito è tassativamente incompatibile con l’esercizio di cariche accademiche e visto che il professor Casini risulta essere un membro del consiglio direttivo dello stesso (ovvero ai sensi dell’articolo 7 dello statuto dell’IMT di Lucca un accademico), chiarimenti sono stati chiesti al ministro competente in sede parlamentare a riguardo.
In particolare, e’ stato chiesto dal M5s con interrogazione 4-18913 del 21 dicembre 2017 seduta n. 902, al ministro Fedeli, visto che a giudizio degli interroganti il prof.avendo optato dal 2017 per il tempo definito, non potrebbe far parte del consiglio direttivo d’IMT, se la carica di membro del consiglio direttivo dell’IMT di Lucca sia compatibile con il regime a tempo definito del professor Lorenzo Casini;
in caso contrario, quali iniziative, nei limiti delle proprie competenze, intenda adottare il Ministro interrogato per assicurare il rispetto della normativa vigente presso l’IMT di Lucca.

 
4) Gradiremmo sapere cosa pensano delle summenzionate questioni autorevoli esponenti politici lucchesi, locali e nazionali, da sempre vicini alla Scuola IMT, quali il sindaco di Lucca dott. Alessandro Tambellini, e i senatori Andrea Marcucci e Stefania Giannini (già ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca scientifica che ha aumentato il budget ministeriale a IMT) che, a quanto ci risulta, non si sono mai espressi su alcuno di questi delicati quanto importanti temi per la vita della Scuola come della città di Lucca. In particolare, vorremmo conoscere il pensiero di queste autorevoli personalità sulla nonima, apparentemente “ contra legem”, in Conisiglio Direttrivo di IMT del prof. Lorenzo Casini da parte del direttore prof. Pietro Pietrini, nomina che a quanto si sa non è stata contestata da alcun organo interno della Scuola (che avrebbe potuto e forse dovuto farlo per legge), e nemmeno dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca presieduta dal rag. Marcello Bertocchini, importantissimo stake-holder della Scuola IMT, creando in questo modo un preoccupante cortocircuito pluri-istituzionale a livello cittadino.
Insomma troppi dubbi e poca trasparenza ci obbligano a interessarci di nuovo a questa scuola nella quale paiono confluire interessi multipli, non solo accademici, ma anche di tipo economico e politico, che rischiano di danneggiare l’immagine della scuola e di conseguenza della città. Interessi che paiono più di tipo personalistico che di natura comunitaria come dovrebbe essere ovviamente>>.

 
Laura Maria Chiara Giorgi
M5S

24 commenti

Inserisci il tuo commento

La tua e-mail non verrà pubblicata. compila tutti i campi obbligatori*

Se pubblichi stai dando il consenso alle regole di base , ai termini del servizio e alla normativa sulla privacy
Annulla

24 Commenti

  • Simone
    10 gennaio 2018, 12:39

    PROFUMO ARROGANCE
    Il ministro MARIANNA ‘LEI NON SA CHI SONO IO’ MADIA e il direttore dell’IMT PIETRO ‘MARCHESE DEL GRILLO’ PIETRINI, che si autodefinisce un genio, nella loro smisurata presunzione di chi, evidentemente, sa di avere le spalle coperte, NON SI DIMETTONO.
    Figuriamoci: se non lo fa la Boschi…
    L’una, la Madia, preclaro esempio di statista di ‘alti studi copiati’; l’altro, l’ illustre professore Pietrini dalla spocchia infinita (vedi le sue interviste), alla guida di un istituto di eccellenza.
    Onorevoli e eccellenze si ma alla Totò: "Onorevole Trombetta…prrr"

    RISPONDI
  • Laura M. Chiara
    9 gennaio 2018, 15:41

    Virgolette, citazioni e plagio: alcuni chiarimenti in merito al caso Madia

    4 aprile 2017 • andrea moro

    "L’assenza di virgolette in qualche paragrafo di una tesi può essere considerata un peccato veniale, come pensano in molti. Anche "dimenticarsi" qualche citazione importante lo può essere. Ma il numero di paragrafi copiati nella tesi della Madia, assieme alle altre e piu gravi probabili violazioni delle norme di attribuzione, dimostrano una crassa ignoranza di numerose regole condivise dalla comunità scientifica, e, probabilmente, anche la violazione di regole imposte dall’istituto che ha conferito il diploma. Il fatto che sarebbero bastati alcuni piccoli accorgimenti a sanarne i difetti (l’autorizzazione al coautoraggio, due semplici note al testo, oltre che numerose virgolettature) non basta a sminuire la responsabilità dell’autrice e dei supervisori nel giustificarla. La prima ha almeno le attenuanti dell’inesperienza. I secondi no.

    I tentativi da parte degli interessati di minimizzare, o giustificare il tutto come dimenticanza di virgolette, o, peggio, l’affermazione che l’elenco dei riferimenti bibliografici in fondo alla tesi sia tutto ciò che l’etica e le regole richiedono, suggeriscono che i supervisori hanno avuto la dottoranda che si meritavano, e viceversa."

    RISPONDI
  • Alcor
    8 gennaio 2018, 16:17

    Ammonio,
    ecco l’opinione del prof. Andrea Moro, PhD in economia che insegna negli USA, dove i plagi o le leggerezze in questo campo si pagano duramente.
    E lui se ne occupa direttamente.

    È piuttosto lungo, ma è chiarissimo e fa riflettere sulle gravi responsabilità dei supervisori di IMT (e anche della Madia:
    …Sicuramente c’è stata una grave mancanza di supervisione da parte dei relatori e, come minimo, una notevole ingenuità da parte della Madia che non ho mai riscontrato in nessun dottorando…).

    Pietrini dopo le sue assurde dichiarazioni andava impacchettato e mandato a casa subito.

    (da http://noisefromamerika.org/articolo/virgolette-citazioni-plagio-alcuni-chiarimenti-merito-al-caso-madia)

    "NOISE FROM AMERIKA

    Virgolette, citazioni e plagio: alcuni chiarimenti in merito al caso Madia

    4 aprile 2017 • andrea moro

    Il caso Madia, sollevato da uno scoop del Fatto Quotidiano, ha creato come prevedibile la solita caciara da stadio, dove gli ultras delle due curve gridano pro o contro. Ora sembra che il caso venga annacquato facendolo apparire come una lotta intestina al PD. Premetto che non ho preferenze fra le correnti del PD né ho particolari opinioni sulla qualità dell’operato della Madia come ministra, che non ritengo particolarmente migliore o peggiore dei ministri precedenti (curiosa la necessità di doverlo premettere, essendo le preferenze in merito irrilevanti nel caso in questione).

    I fatti sono noti e facilmente riscontrabili. Gli articoli di Laura Margottini si limitano a descriverli senza eccessive coloriture: risibili sono le minacce di denuncia. Vorrei qui aiutare i non addetti ai lavori a capirne la gravità: l’omissione di virgolette è un peccato veniale o no? È sufficiente citare le fonti nella bibliografia, come sostengono la Madia e molti suoi sostenitori, a cominciare dal suo relatore Giorgio Rodano? È giusto minimizzare le responsabilità sia della candidata che della commissione, come ha fatto Pietro Pietrini(attuale direttore IMT) o non commentare lavandosene le mani, come ha fatto Fabio Pammolli (membro della commissione e già rettore dell’istituto)? E, soprattutto, è davvero solo una questione di virgolette?

    Ho analizzato i documenti rilevanti, scoprendo che l’omissione delle virgolette non è il problema più grave della tesi. Ho riscontrato come minimo una notevole ingenuità da parte della studentessa, che sconfina in gravi violazioni delle norme in base a cui opera la comunità scientifica. Non posso commentare sugli aspetti legali: non sono un esperto e non noto plateali violazioni di copyright come nel caso Boccia (ci sono, seppur minori: quando copi un paio di pagine è obbligatoria la citazione esatta, anzi dovresti chiedere autorizzazione). Ma questo non è un tribunale ed esiste comunque sufficiente documentazione da rendere possibile un giudizio di merito: leggere e giudicare la rilevanza e l’originalità dei contributi di paper, tesi di dottorato, libri, eccetera, è parte del mio lavoro di ogni giorno e questo posso e intendo fare.

    Sicuramente c’è stata una grave mancanza di supervisione da parte dei relatori e, come minimo, una notevole ingenuità da parte della Madia che non ho mai riscontrato in nessun dottorando. Il sospetto che si tratti non di ingenuità ma di colpevole tentativo di mascherare il livello di originalità della tesi sorge naturale. Roberto Perotti sulla Repubblica di ieri, riportando valutazioni simili alle mie, sminuisce la gravità dei fatti. Può darsi che abbia ragione, ma Roberto omette dettagli importanti (che passo a descrivere), oltre a sorvolare sul ruolo dei supervisori della tesi e ad omettere di giudicare le loro reazioni.

    Il capitolo 1 della tesi è una rassegna della letteratura che, come ampiamente documentato dalle slides del Fatto Quotidiano, contiene numerosi passaggi interamente copiati da altri studi. Si tratta di un classico esercizio in “plagio a mosaico” che, come tutte le forme di plagio, è decisamente condannato dalla comunità scientifica.

    Questo non significa che non possa capitare ad uno scienziato, consciamente o inconsciamente, di praticarlo, soprattutto se alle prime armi e, se di madrelingua non inglese, poco avvezzo a parafrasare e riassumere lavori altrui in modo originale. Ma quando capita non è normale, e farlo con la sistematicità rivelata dal FQ rivela una disonestà o ingenuità dell’autore che dovrebbe essere ovvia non solo a chiunque faccia il nostro lavoro, ma anche al pubblico. Sicuramente non è giustificabile che i supervisori minimizzino: il loro compito era (ex-ante) controllare, richiamare all’ordine la studentessa e spiegarle che queste cose non si fanno, e che se scoperte possono minare per sempre reputazione e carriera. Comportamento intellettualmente onesto (ex-post) da parte dei relatori è assumersi le responsabilità di aver controllato la tesi solo approssimativamente. Son peccati veniali questi? Sul non aver controllato dico "sì", ma per solidarietà di casta. Sul non essersi assunte le responsabilità una volta emersi i fatti dico decisamente no!

    Il capitolo 2 della tesi riporta I risultati di una ricerca originale. Anch’esso contiene paragrafi copiati da altri articoli soprattutto nella descrizione nella letteratura precedente. Il problema più grave di questo capitolo però è che il lavoro è stato successivamente pubblicato, con poche modifiche, assieme ad una compagna di studi, Caterina Giannetti, senza che quest’ultima venisse menzionata se non genericamente fra i ringraziamenti all’inizio della tesi. Difficile sostenere che il contributo della Giannetti sia successivo: innanzitutto i metadati del pdf indicano la Giannetti come autrice del documento, il che fa sospettare che come minimo qualche forma di collaborazione esistesse fin dalla prima stesura. Secondo, le differenze fra capitolo della tesi e articolo pubblicato sono minime (la struttura è la stessa, il testo differisce di poco, i numeri delle tabelle con le stime differiscono di poco).

    Inoltre, il capitolo 2 della Madia ha numerose corrispondenze nel metodo e nella stesura del testo con il capitolo 3 della tesi della Giannetti (come rivela Perotti, che ha interpellato la coautrice). Chiamarle corrispondenze è un po’ un vezzo: vi sono intere pagine identiche, persino nei simboli e nel modello econometrico utilizzato. Il lettore forse troverà interessante scoprire che, mentre il capitolo 2 della tesi della Madia si occupa di "Work arrangements and firm innovativeness" il capitolo 3 della tesi della Giannetti si occupa di "Relatiosnhip Lending and firm innovativeness" ma, leggere per credere, the economics and the econometrics sono praticamente identiche!

    Perotti riporta che, "nello stesso periodo, la coautrice ha utilizzato la stessa metodologia statistica applicandola al suo campo di specializzazione, le banche. Niente di strano né di inappropriato; ma ha generato l’accusa, a mio avviso totalmente infondata, di un plagio nel plagio". Certo, niente di strano, tuttavia la corrispondenza fra i lavori non si limita alla metodologia statistica, e nessuno dei due capitoli menziona l’altro. E uno dei due capitoli (quello della Madia) è poi stato pubblicato con entrambi i nomi, l’altro (quello della coautrice) con un nome solo.

    Sorge anche il dubbio non solo sull’autore (o autori) del secondo capitolo, ma anche su chi abbia avuto l’idea metodologica, poi applicata dalle due studiose con dati diversi. Se l’ha avuta una delle due autrici, manca la citazione, non solo nel testo, come sarebbe doveroso, ma anche nei riferimenti bibliografici, come Madia e supervisori pensano sia sufficiente. Se l’idea è stata sviluppata da entrambe collaborativamente, è possibile che sia stata omessa la citazione reciproca per inflazionare l’apparente contributo relativo di ciascun articolo. Questo effettivamente succede, ogni tanto, nella professione, e lo si fa sempre notare, se scoperto, in fase di referaggio, chiedendo agli autori di chiarire qual è il contributo relativo.

    Come se questo non bastasse, Perotti riporta che "La coautrice [della Madia], da me interpellata, conferma che la ministra ebbe un ruolo attivo nella stesura dei capitoli". La frase arriva ad un pelo dall’affermare che non ha scritto tutto la coautrice, e non solo il secondo capitolo.

    E’ possibile che questo capitolo sia stato sviluppato solamente dalla Madia al momento del diploma? E’ possibile, ma in questo caso sorgono numerose altre domande. Anche se non esistono prove legali (non sono un esperto) gli indizi sul coautoraggio di questo capitolo sono numerosi: la coautrice aggiunta sulla pubblicazione di un articolo praticamente uguali, le corrispondenze fra i capitoli delle due tesi, etc… La mancanza di attribuzione del coautore è una grave violazione delle norme di condotta scientifiche, anche se consensuale. Il Fatto Quotidiano scrive che le regole dell’IMT vietavano agli studenti di co-autorare i capitoli di tesi senza autorizzazione il che, se confermato, forse spiega il comportamento dei soggetti coinvolti (queste regole sono diverse da ateneo ad ateneo). Aggiungo che è praticamente impossibile per un supervisore non sapere che un altro studente sta collaborando nella stesura della tesi; altrettanto grave sarebbe se non si fossero accorti del coautoraggio fra le studentesse per disattenzione. Non è chiaro perché un’autorizzazione non sia stata richiesta dalle autrici o sollecitata dai supervisori.

    Questi fatti suggeriscono una buona dose di faciloneria nell’aggirare anche regole scritte da parte di tutte le persone coinvolte.

    Anche il capitolo 3 è, almeno in parte, un lavoro originale. La parte più originale consiste in un “esperimento”, cioè uno studio in cui il ricercatore cerca di riprodurre, in laboratorio, scelte alternative con premi in denaro per i soggetti intervistati, allo scopo di osservare il loro comportamento e valutare le diverse teorie che si vogliono studiare. I premi in denaro servono a replicare gli incentivi cui ci troviamo di fronte in situazioni concrete. Una parte fondamentale dell’esperimento è il suo “design”, cioè la definizione degli incentivi/premi, la formulazione delle domande, e così via.

    Anche in questo capitolo la giornalista del Fatto ha riscontrato numerosi passaggi copiati, in particolare da un articolo di Altman, Falk e Huffman del Febbraio 2008, successivamente pubblicato su una delle migliori riviste del settore. La violazione più grave però è un’altra. Le similarità dell’esperimento sono tali (si vedano le slides 41,44 e 45 dal FQ) da rivelare che la Madia ha sostanzialmente preso l’idea dell’experimental design dagli autori citati (modificandolo leggermente per applicarlo ad un caso diverso, in questo consisterebbe l’originalità). Questi ultimi vengono menzionati lontano dalla descrizione dell’esperimento, osservando solo che si sono occupati dell’argomento, senza spiegare che l’experimental design era preso da loro. Come se l’autore di un film tratto da un romanzo lo citasse solo nei titoli di coda senza rivelare che ad esso si ispira il film. (Se qualcuno volesse ora obiettare che potrebbero essere stati Altman & Al. a copiare l’idea, omettendo colpevolmente di citare la Madia, basti sottolineare che non ci sarebbe stato nulla di male nel farlo notare spiegando che il loro paper stava usando lo stesso metodo).

    Se questo non è plagio, è almeno una violazione di norme ampiamente condivise dalla professione. Se anche questa sembrasse una mancanza di poco conto, basti mettersi nei panni degli autori la cui paternità dell’idea non è stata riconosciuta. E no, non è "come se utilizzando il teorema di Pitagora, mi si accusi di plagiare Pitagora", come scritto su facebook dalla ministra. Se qualcuno usa il teorema di Pitagora per risolvere in modo creativo un certo problema, e tu usi quell’idea/metodo per risolvere un altro problema, non devi citare Pitagora, ma devi citare chi ha ideato quel metodo. Difficile da capiire? Forse si’, ma questo dovevano spiegarglielo i suoi supervisori (a me non è mai capitato di doverlo spiegare, a dire il vero). In casi del genere, è compito del supervisore far notare allo studente che è importante attribuire, anche solo con una breve nota, la paternità dell’approccio al suo autore originale, allo scopo di far capire il lettore quale sia il contributo originale di ciascun lavoro e, se l’autore da cui si prende a prestito l’idea è autorevole (come in questo caso), per convincere il lettore che la nuova applicazione ha dei fondamenti che sono stati accettati dalla disciplina.

    Ma perché è importante attribuire con correttezza la paternità delle idee da cui si è tratto per sviluppare una ricerca? È importante perché la reputazione di un ricercatore e dei suoi studi si basano su due fattori importantissimi per il progresso scientifico. Primo, deve essere chiaro quanto originale è la scoperta effettuata: millantare di avere scritto o ideato un metodo, o anche un solo paragrafo, dopo averli copiati significa viziare la valutazione che la comunità scientifica ed il pubblico generale hanno delle capacità di un ricercatore e la validita’ dei suoi risultati. Secondo, il successo e la reputazione di uno scienziato si basa anche sul numero di studi che si fondano, anche indirettamente, sulle sue ricerche, metodi e risultati. L’assenza di attribuzione di idee e metodi agli autori legittimi vizia questo importante processo di valutazione e riconoscimento.

    L’assenza di virgolette in qualche paragrafo di una tesi può essere considerata un peccato veniale, come pensano in molti. Anche "dimenticarsi" qualche citazione importante lo può essere. Ma il numero di paragrafi copiati nella tesi della Madia, assieme alle altre e piu gravi probabili violazioni delle norme di attribuzione, dimostrano una crassa ignoranza di numerose regole condivise dalla comunità scientifica, e, probabilmente, anche la violazione di regole imposte dall’istituto che ha conferito il diploma. Il fatto che sarebbero bastati alcuni piccoli accorgimenti a sanarne i difetti (l’autorizzazione al coautoraggio, due semplici note al testo, oltre che numerosevirgolettature) non basta a sminuire la responsabilità dell’autrice e dei supervisori nel giustificarla. La prima ha almeno le attenuanti dell’inesperienza. I secondi no.

    I tentativi da parte degli interessati di minimizzare, o giustificare il tutto come dimenticanza di virgolette, o, peggio, l’affermazione che l’elenco dei riferimenti bibliografici in fondo alla tesi sia tutto ciò che l’etica e le regole richiedono, suggeriscono che i supervisori hanno avuto la dottoranda che si meritavano, e viceversa."

    RISPONDI
  • Avatar
    6 gennaio 2018, 14:27

    @ Ammonio
    la sua difesa di Pietrini, direttore della scuola, è superficiale.
    Ci saranno anche altri responsabili, ma sarebbe idoneo incominciare a sanzionare chi è il responsabile attuale di questo “ambaradan” che cerca di vendere la trasparenza, senza rispondere trasparenti o con risposte molto parziali.
    Sarebbe proprio opportuno FERMARE, non tanto lui, ma questa deriva, cominciata, forse un poco prima del suo ingresso, ma nella quale egli pare trovarsi a suo agio.

    RISPONDI
  • AMMONIO
    6 gennaio 2018, 03:43

    Seguire il lavoro dei dottorandi o dei laureandi è un dovere nel momento in cui sono all’università. Verificare la tesi starebbe a TUTTA la commissione che la licenzia. Spulciare le tesi fatte anni prima da chi è diventato deputato o ministro è invece uno sport fatto dagli impallinatori di professione. Ci mancherebbe anche che le università riesumassero i lavori, magari risalenti a vent’anni prima, di tutti quelli che diventano ministri o deputati…ma via! Il mio commento si riferiva proprio al fatto che, se si andassero a rileggere le tesi fatte in passato da chicchessia, se ne troverebbero eccome di discutibili. La revisione a posteriore delle tesi è però uno sport ridicolo appunto. Le tesi vanno verificate prima di chiudere il ciclo di studi o di dottorato, non dopo. Spero questo Le chiarisca il mio commento. Mi permetto di aggiungere che la revoca a posteriori (magari dopo vent’anni) di un titolo di studio la trovo ridicola e discutibilissima sul piano legale e non mi interessa se in Germania o altrove qualcuno ha ceduto a tale pratica. Le faccio osservare che se lo studente o dottorando avesse falsificato qualcosa è un conto (ad esempio falsificare i risultati degli esami con la connivenza della segreteria ….cosa avvenuta in Italia) ed in tal caso la revoca ci sta, ma il rimettere in discussione una tesi accettata da una commissione intera, magari dopo decenni è da ridere. IMT ha ritenuto di convalidare il lavoro svolto dalla Sig.ra Madia e per contestare tale decisione si dovrebbe qui aver letto il contenuto di tale lavoro, cosa che nessuno di noi pare aver fatto. Negli "ambienti accademici" dovrebbero guardare a casa loro prima di far critiche "feroci", la prego di credere che vi sono moltissimi docenti e ricercatori molto seri, ma non vi sono atenei senza peccato ed in grado di scagliar la prima pietra su questo argomento.

    SIMONE, il Prof. Pietrini non faceva parte del corpo accademico di IMT quando fu redatta la famosa tesi….quindi la sua ferocia dimissionesca non la indirizzi su di lui per questo caso qui.

    AVATAR, se Pietrini, come dice Lei, ha "non convince" e per conseguenza le iscrizioni sono crollate, allora prima, quando le iscrizioni erano più numerose si operava meglio….peccato che la tesi in oggetto appartenga al prima….stia attento a non contraddirsi…..

    Va bene, ci siam un po’ divertiti a commentare, ora la smetto con questa polemica.

    RISPONDI
    • Simone@AMMONIO
      7 gennaio 2018, 17:53

      Pietrini: ‘Le accuse [alla Madia] sono infondate e nulla tolgono alla grande qualità di un lavoro finito su due riviste internazionali, in particolare sul Cambridge journal of Economics. Con il senno di poi forse Madia un’ingenuità l’ha commessa. In una piccola parte dei casi le fonti non sono indicate nel testo ma nella bibliografia. Una prassi comune all’epoca, quando in Italia non c’erano software antiplagio e nemmeno questa ossessione per le citazioni. Oggi ci saremmo accorti dell’ingenuità, avremmo suggerito di spostare le citazioni. Ma è un dettaglio’ … ‘Le inchieste si aprono quando uno trucca i dati non perché mancano 4 (sic) parentesi. Figuriamoci, le abbiamo chiesto (a Marianna Madia, ndr) di diventare presidente onorario dell’associazione dei nostri ex allievi. Com’è che si dice? Calunniate, calunniate: qualcosa resterà’.

      Ma secondo lei, Ammonio, il direttore di una scuola, così detta di eccellenza, che si esprime in questi termini, può in un paese serio rimanere al suo posto senza perdere di reputazione e conseguentemente far perdere di reputazione alla scuola stessa?

      RISPONDI
  • Alcor
    5 gennaio 2018, 19:53

    Ammonio, ciò che scrive mi lascia vieppiù basito.
    Sta scherzando, vero?

    1) Verificare le tesi di chiunque non è UNO SPORT come dice lei, è un DOVERE.
    A maggior ragione quelle di persone diventate poi politici che decidono del futuro dei cittadini. Queste persone devono essere e presentarsi ineccepibili agli occhi dei cittadini.
    Perché in Germania alcuni uomini politici si sono dimessi e da noi no?
    In Germania son tutti scemi o i pezzenti siamo invece noi, che accettiamo e scusiamo sempre tutto?

    2) Nessuno vuol buttare fango sull’IMT, semplicemente si desidera che se qualcuno ha sbagliato paghi magari con le dimissioni, proprio perché chi dirige passa, ma la Scuola e il suo prestigio DEVONO RESTARE INTATTI.
    Serietà e prestigio impongono che si mandi a casa chi ha sbagliato e si riorganizzino le cose affinché non succeda più.
    IMT non l’ha fatto, per cui il fango se l’è tirato addosso da sola, e le ombre permangono: riguardo i motivi, a questo punto, si può pensare di tutto e di più, vista l’indisponibilità a chiarire e i tentativi sciocchi di tenere nascosti vari aspetti.

    Ripeto: se per lei e per molti cittadini va tutto bene, negli ambienti accademici non è così e le critiche feroci ad IMT non si contano.

    3) Neanche io mi sono messo a leggere questa tesi, ma mi fido di più di cosa dicono p.es. i docenti in USA di economia che scrivono su noisefromamerika e quella società specializzata americana leader da decenni nel settore cui si rivolsero i giornalisti de Il Fatto Quotidiano, piuttosto che una sconosciuta società di Ivrea, fondata nel 2016 da 2 professori, di cui tra l’altro il presidente Bucci specializzato in ricerca biomedica (ma te guarda le coincidenze, a volte).

    Vede, se la cosa fosse stata condotta con chiarezza da subito, ammettendo gli errori e mandando a casa chi ha sbagliato, agli occhi del mondo accademico la Scuola ne sarebbe uscita addirittura rinforzata nel suo prestigio e credibilità.

    Cercando in modo ridicolo di rimpiattare la verità, e di difendere a spada tratta l’istituzione solo perché è di Lucca e si fregia del nome di Scuola di Alti Studi, si sono peggiorate le cose: alla fine della fiera, anche IMT si è dimostrata una scuola in cui domina la modalità "all’italiana", in cui certi dirigenti sono inamovibili, chi sbaglia non paga, e chissà cos’altro.

    Passa il solito messaggio che a certi livelli sia più importante tutelare gli incarichi, i ruoli e i finanziamenti piuttosto che la qualità stessa dell’insegnamento…in una scuola che si autodefinisce di Alti Studi!
    Bella roba davvero.

    Il problema è che se noi cittadini continuiamo ad accettare supinamente dall’alto OGNI COSA e a DIFENDERE sempre chi ha sbagliato lasciandolo al suo posto, non avremo un futuro.
    E questo vale a maggior ragione IN POLITICA.

    Nelle nazioni più civili forse ne combinano anche di peggiori, ma se vengono scoperti le dimissioni sono sicure e vengono " impacchettati e mandati a casa".

    La differenza è data dall’atteggiamento e dalla cultura dei cittadini: lassù esigono rispetto, qui da noi accettano di tutto e di più.

    RISPONDI
  • Simone
    5 gennaio 2018, 15:15

    Con la differenza, caro Ammonio, che in Germania i ministri da lei nominati hanno dovuto dimettersi, mentre qui da noi la signora Madia e il signor Pietrini sono sempre ai loro posti.

    RISPONDI
  • AMMONIO
    5 gennaio 2018, 02:21

    ALCOR, io son SERENISSIMO e soprattutto NON GIUDICO la faccenda Madia/IMT. Non la giudico perché la tesi in oggetto non solo non l’ho studiata, ma non la studierò, dato che tratta di materie a me semisconosciute. Io OSSERVO come IMT sia oggetto, fin dalla sua fondazione, di notevoli "attenzioni" politiche, di stampa e di blog e che le stesse "attenzioni" non sono state riservate ad altri atenei pubblici italiani. Dato che conosco un bel po’ di tesi (di tutt’altri argomenti rispetto a quella della Sig.ra Madia), osservo anche che, se qualcuno si divertisse a spulciare a destra e a sinistra, tra dottorati e tesi specialistiche verrebbe fuori di tutto. Capisco che il binomio IMT/Madia fosse succulento, anche considerato che le due giovani ministre dei governi Renzi/Gentiloni sono state "attenzionatissime", ma il fango su 12 anni di IMT per una tesi (ammesso e non concesso che la tesi sia mal fatta) mi par fuori luogo. Non so neanche se la società di revisione sia inidonea e non mi sognerei di affermare una cosa del genere perché tale società NON LA CONOSCO. La ricerca delle tesi "copiate" è tra le altre cose stata molto in voga in Germania prima che in Italia. In Germania, per chi non lo sapesse, due ministri della Sig.ra Merkel si sono dimessi, tra il 2011 e il 2013 per scandali simili. I due si erano rispettivamente laureati a Bayreuth e a Düsseldorf e proprio l’università Heine di Düsseldorf, ben 33 anni (?) dopo il conferimento ha revocato il dottorato alla ex ministra dell’Istruzione Schavan, la quale, per inciso, ha poi ottenuto un altro dottorato honoris causa a Lubecca. Lo sport germanico di impallinare le tesi dei politici è poi continuato con la ministra della difesa Ursula Von Der Leyen, caso che non so che fine abbia fatto ed ha coinvolto vari politici sebbene non ministri federali. In vari casi le università, spesso molto famose (per esempio Heidelberg nel caso della Sig,ra Koch Mehrin), facendo figure non proprio spettacolari, hanno revocato i titoli a decenni di distanza dando origine a contenziosi legali davanti alla magistratura…come vede in Europa non impallinano solo IMT….se ci si mettesse a cercare, lo ripeto, anche in Italia si potrebbero avere impallinamenti in serie….. ci rifletta, magari ne riparliamo. Mi creda però che IMT, nel panorama accademico italiano, è una buona esperienza ed ha i numeri per crescere.

    RISPONDI
  • avatar
    4 gennaio 2018, 21:00

    @Ammonio, lei continua a dire cose che fanno “arrizzare i capelli": “fin dalla sua istituzione IMT è stato “attenzionato” in un modo tale in cui nessun ateneo italiano è stato messo analogamente sotto i riflettori….. ma forse sarebbe il caso di “attenzionare” tutti allo stesso modo, se no tutta la polemica diventa sterile, molto sterile e soprattutto distoglie dal valutare i veri risultati che IMT ha ottenuto e sarà in grado di ottenere. Penso che IMT potrà in futuro attirare vari “cervelli”
    Ma sta scherzando vero? O sta delirando?
    Se certe cose avvengono vanno sanzionate sempre! Ci mancherebbe! Mica il fatto( lo dice lei) che avvengono in tutti gli atenei, può giustificare questa maniera di operare di IMT?
    Ma lei, poi, è a conoscenza del fatto cheI il costo per lo Stato della formazione di uno studente ad IMT è elevatissimo, paragonabile alla retta in università come Harvard e Yale (circa 50.000 euro o più). Pertanto occorre chiedersi se.questo investimento paghi nel suo complesso, cioè se il dottore di ricerca medio di IMT almeno si avvicini un poco a quello di dette Scuole di Eccellenza internazionali o simili. Altrimenti, perché non pagare agli studenti borse di studio per le migliori università straniere? Si otterrebbero migliori risultati a un costo più basso!
    E poi, come spiega il crollo verticale del 35% delle domande di ammissione a IMT nell’ultimo anno accademico, quasi del tutto sottaciuto dagli organi della Scuola? Evidentemente, la nuova offerta didattica che la Scuola offre con il nuovo corso impartito dal prof. Pietro Pietrini, non convince troppo il suo giudice naturale, ovvero i potenziali studenti che devono scegliere la sede migliore per i loro studi dottorali. E cosa accadrà il prossimo anno: un altro crollo o un recupero?

    RISPONDI
  • Alcor
    4 gennaio 2018, 01:42

    Ho l’impressione che Ammonio non sia sereno nel giudicare la faccenda Madia/IMT.

    Generalmente i suoi interventi sono pacati e riflessivi, mentre in questo caso affermando che certe schifezze succedono in tutti gli atenei sembra voler generalizzare e “scusare” l’IMT per l’immane sciocchezza fatta per la tesi della Madia, una sorta di “così fan tutti” degno del peggior Craxi.

    La questione invece è di principio ed è stata grave la mancanza di sorveglianza di IMT nella tesi della Madia, a maggior ragione adesso che è divenuta ministro: una vicenda vergognosa, ben stigmatizzata nelle pagine del sito Noisefromamerika, dove scrivono molti docenti italiani di ECONOMIA negli USA, abituati a quella SERIETÀ e dunque scandalizzati dall’atteggiamento della scuola lucchese.
    Pessima figura: in quelle pagine, IMT viene delegittimata per come si è comportata.
    E cosa dire poi della patetica difesa d’ufficio di Pietrini….
    E del ricorso ad una semisconosciuta società di revisione testi di Ivrea per legittimare il metodo IMT, quando una ben più nota e solida società americana ha stigmatizzato l’enorme mole di errori compiuti da chi dentro IMT la tesi della Madia doveva supervisionare?

    NO.
    La vicenda IMT/Tesi della Madia è stata insabbiata e forzatamente chiusa nel peggiore dei modi: e all’italiana, tanto per cambiare.
    E i cittadini lucchesi SERI non possono accettarlo.

    Inutile lagnarsi della scarsa serietà degli italiani, e della pessima moralità delle istituzioni, se poi si pretende di lasciar impunite certe schifezze.

    Se ad Ammonio frega niente, a me invece da lucchese frega molto.

    RISPONDI
  • AMMONIO
    4 gennaio 2018, 01:35

    Vede AVATAR, fin dalla sua istituzione IMT è stato "attenzionato" in un modo tale in cui nessun ateneo italiano è stato messo analogamente sotto i riflettori. Capisco che IMT stia sullo stomaco a molti, ma forse sarebbe il caso di "attenzionare" tutti allo stesso modo, se no tutta la polemica diventa sterile, molto sterile e soprattutto distoglie dal valutare i veri risultati che IMT ha ottenuto e sarà in grado di ottenere. Penso che IMT potrà in futuro attirare vari "cervelli"….

    RISPONDI
  • exgrillerofelice
    3 gennaio 2018, 19:56

    ma insomma lo avete aperto con l’apriscatole sto parlamento o e’ colpa degli italiani ??

    RISPONDI
  • Avatar
    3 gennaio 2018, 15:17

    @ Ammonio
    Che bello sentire giustificare le cose che succedono a IMT, con il fatto ( speriamo non sia vero) che succedono in tutti gli atenei. Forse è per questo però, che i migliori cervelli se ne vanno!

    RISPONDI
  • AMMONIO
    3 gennaio 2018, 01:19

    IMT, in pochi anni, è diventata una realtà importante e ha i numeri per crescere in modo sensibile, sia sul piano quantitativo che qualitativo. Le cose sulle quali M5S e altri soggetti cercano di "far le pulci" accadono in ogni ateneo nel menefreghismo generale. In tutto il mondo direi che i docenti delle università più prestigiose sono consulenti dei ministeri e dei primi ministri…comunque, se qualcosa di illegale è stato fatto verrà alla luce.

    Quanto al Patriarca di Costantinopoli, suppongo Lucca la conosca in quanto sede arcivescovile della chiesa cattolica romana.

    RISPONDI
  • Sabrina
    2 gennaio 2018, 02:47

    Cosa ci incastra il sindaco con il presunto plagio di una tesi? Allora già che ci siamo sentiamo anche il parere del Papa e del patriarca di Costantinopoli…

    RISPONDI
    • laura maria chiara giorgi@Sabrina
      2 gennaio 2018, 12:01

      Il sindaco mi pare sia della città di Lucca; la scuola IMT è in piazza S. Francesco a Lucca; il papa attualmente è a Roma e si occupa principalmente dell’anima.Bartolomeo, nato Dimitrios Archontonis (in greco Δημήτριος Αρχοντώνης) (Imbro, 29 febbraio 1940), è un arcivescovo ortodosso greco con cittadinanza turca, dal 1991 patriarca ecumenico di Costantinopoli, e forse Lucca nemmeno la conosce.Quindi mi parei @ Sabrina che lei prenda un bel granchio…….non è lei una cittadina di Lucca che ha a cuore la sua città? Oppure non vede lei più in là del suo naso?

      RISPONDI
      • Mai saputo che un sindaco si debba esprimere se sorgono problemi accademici nell’universtà che ha sede nel territorio del proprio comune
        Forse Virginia Raggi si esprime ogni volta che sorge un problema con una tesi a Tor Vergata o alla Sapienza?
        Non lo credo visto che non si è occupata neanche del povero Spelacchio
        Sicuramente Tambellini fa molto bene a rispettare l’autonomia accademica di IMT e tenersi per se la propria opinione sulla faccenda

        RISPONDI
      • Marco@laura maria chiara giorgi
        2 gennaio 2018, 17:46

        A proposito di granchi, lei certo ne sa qualcosa avendo preso il più grosso sbagliando completamente scelta del candidato sindaco

        RISPONDI
        • laura maria chiara giorgi@Marco
          2 gennaio 2018, 20:49

          Il candidato sindaco, che io, allora, ho appoggiato, è stato votato, sul portale, dalla maggioranza degli aventi diritto al voto.

          RISPONDI
          • Stefanino@laura maria chiara giorgi
            2 gennaio 2018, 23:10

            Si diceva del flop di Renzi con due milioni di elettori alle primarie di voi cosa si dovrebbe dire con centocinquantamila votanti non so se siete come il grande bluff di Luca Barbareschi o l’armata Brancaleone…

            RISPONDI
  • apriscatolepride
    30 dicembre 2017, 20:14

    certo siamo messi bene

    Si legge nel testo, che in poche ore sta facendo il giro su decine di bacheche: «Il presidente (il grillino Francesco Brizzi ndr) comunica ai consiglieri che la seduta è pubblica ma non è consentito l’ingresso del pubblico all’interno dell’aula consiliare per questioni di ordine pubblico;

    RISPONDI
  • laura maria chiara giorgi
    30 dicembre 2017, 15:49

    Mi auguro rispondano, Simone, poiché, in genere, usano la tattica del silenzio o quella dell’intimazione.

    RISPONDI
  • Simone
    30 dicembre 2017, 11:19

    Poiché i quesiti posti dal M5S sono tutto tranne che campati in aria, ci piacerebbe sapere quali risposte gli interessati hanno fornito, a cominciare dai ministri Franceschini e Fedeli fino al direttore dell’IMT Pietrini, compresi anche gli autorevoli esponenti politici lucchesi, quali il sindaco di Lucca Tambellini e i senatori Andrea Marcucci e Stefania Giannini.

    RISPONDI
Lo Schermo.it pubblicita

.

Newsletter

Banner Geometra Online