Caso Ciancarella, la procedura di reintegro resta nei cassetti del Ministero

Caso Ciancarella, la procedura di reintegro resta nei cassetti del Ministero

LUCCA – E’ giallo intorno alla procedura di reintegro in servizio dell’Aeronautica militare di Mario Ciancarella, capitano pilota dell’aeronautica militare che fu radiato nel 1983 con la firma falsa di Sandro Pertini in relazione al caso Ustica. L’ufficiale che vive e gestisce un caffè librario sul viale Margherita ha atteso 33 anni una sentenza che ristabilisse la verità. E così è stato: il Tribunale civile di Firenze ha riconosciuto l’effettiva falsificazione della firma del Presidente in calce a quel decreto, stabilendo la nullità della procedura emessa nei confronti del militare. Non ne ordina il reintegro direttamente, ma secondo diverse pronunce di Cassazione, una sentenza del genere dovrebbe determinarlo implicitamente. Ma sono passati sei mesi dalla pronuncia di quella sentenza e nonostante gli annunci del Ministro della Difesa Roberta Pinotti tutto tace.

 

E così oggi, mercoledì 18 gennaio, nel question time alla Camera, il deputato e vice presidente della commissione Antimafia Claudio Fava e Davide Mattiello (Pd) sono tornati all’attacco con una nuova interrogazione, alla quale il Ministro Pinotti ha risposto senza fornire dettagli sui tempi del reintegro. Dura la replica di Fava: “Ci sono voluti 33 – ha detto – per dimostrare la totale estraneità di Ciancarella alle accuse che gli erano state rivolte e chi gli sono costate l’espulsione dall’Aerononautica militare. Quanto impiegherà lo stato a saldare quel debito nei suoi confronti e assumersi le responsabilità politiche rispetto alle conseguenze di una manipolazione della verità che è anche una violenza alla Repubblica? La verità non può essere prescritta – ha proseguito Fava – e noi tutti vogliamo sapere se e quando a Ciancarella sarà restituita una dignità che gli è stata ingiustamente sottratta 33 anni fa. Quella falsificazione – ha concluso il deputato della Sinistra Italiana – fu, nella sostanza, un depistaggio che offese tanto la vita di Ciancarella, quanto la stessa presidenza della Repubblica italiana”.

 

Il tempo passa e la sensazione è che la patata sia bollente e nessuno intenda assumersi la responsabilità di adottare un provvedimento, magari simbolico, ma certamente sensazionale. Anche perché la clamorosa rivelazione sulla falsificazione della firma di Pertini potrebbe riaprire le indagini sulla morte del maresciallo Dettori, trovato morto in circostanze misteriose nel 1987, e dare nuovo impulso all’inchiesta sulla morte di Sandro Marcucci, tenente colonnello pilota, attivista come Ciancarella, ucciso in una strana esplosione sulle Apuane. È ancora più lunga la scia di morti collaterali di Ustica. La versione ufficiale parlò di una quanto mai improbabile imperizia dell’ufficiale con anni e anni di esperienza di volo.

 

Intanto Ciancarella aspetta. “L’indennizzo che riceverò – ha dichiarato dopo la sentenza di Firenze  – non servirà a ristrutturare un casa in campagna e farmi scappare con il malloppo: non cambierà la mia vita, perché continuerò a impegnarmi per avere giustizia anche per le altre morti oscure che hanno riguardato il mondo militare, alcune delle quali, come quelle di Alessandro Marcucci e Mario Dettori. Oppure quella del paracadutista Emanuele Scieri, avvenuta nel 1999 in una caserma di Pisa, per la quale fui contattato da suoi commilitoni che mi fecero rivelazioni importanti”.

2 commenti

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2 Commenti

  • fabr67
    18 gennaio 2017, 19:46

    ma a quei tempi bastava chiedere al presidente se davvero aveva firmato..mah

    RISPONDI
  • maurizio guccione
    18 gennaio 2017, 18:19

    La vicenda è sconcertante: quella della falsificazione della firma di Pertini come questa strana strategia dilatoria che il ministro Pinotti sta attuando, peraltro perfettamente nel solco dell’indifferenza istituzionale che contraddistingue questo Paese. Detto ciò, non sarebbe disdicevole che le istituzioni locali, quali il Comune di Lucca, la Provincia (non abolita ma rediviva) e la Regione Toscana, inviassero congiuntamente una lettera di protesta al Ministro Pinotti al fine di stimolare l’attenzione e dunque riabilitare Mario Ciancarella. Lo Stato lo ha colpito ingiustamente, lo Stato lo risarcisca non solo economicamente ma anche sul piano del ruolo che ricopriva. Mi auguro che l’iniziativa possa aver seguito e che sia supportata dalla doverosa attenzione degli organi di informazione, se hanno tempo e voglia da dedicare alla diffusione delle regole democratiche che vedo vacillare.

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