Casina Rossa occupata: parlano ‘I Ragazzi del Palazzo’

Casina Rossa occupata: parlano ‘I Ragazzi del Palazzo’

LUCCA – Tra denunce penali, denunce politiche e dibattito, continua a far discutere il ‘rave party’ che si è svolto questo fine settimana alla Casina Rossa.

 

Mentre è ufficiale che la polizia ha denunciato gli organizzatori, a parlare sono i ragazzi che hanno preso parte a quella che loro stessi definiscono una ‘festa’. Si firmano ‘I Ragazzi del Palazzo’ e vogliono far sentire la loro voce.

 
«Il 9 dicembre – dicono – si è concluso un percorso, mentre un altro stava per avviarsi, che ha avuto inizio con delle Taz, intese per noi come esperienze dirette di occupazione, anche se solo per una notte, anche se per una festa. Si tratta pur sempre di aver liberato uno spazio reso vivo da chi quel giorno l’ha vissuto, in una città morta come Lucca. Noi vogliamo vivere diversamente, lo abbiamo espresso più volte».

 

I Ragazzi del Palazzo proseguono affermando che magari qualcuno non lo ha capito, non li ha sentiti quando lo hanno detto o «ha fatto finta di non sentirci. Per noi l’azione politica non è un passatempo né tantomeno volontariato o questione di consenso, ma l’impegno diretto di un gruppo di persone per costruire un’alternativa, una forma altra di vivere, in cui non vigano leggi di proprietà e mercato. Questa è la volontà, sostenuta a gran voce da più di trecento persone, che sabato scorso hanno restituito vita e bellezza a uno dei tanti ruderi lucchesi, mentre l’unica risposta da parte delle cosiddette istituzioni è stata di repressione e violenza, minaccia e aggressione da parte della polizia, che, pistola alla mano, ha dato inizio allo sgombero, se così si può definire visto che la decisione finale di scendere dal tetto è stata esclusivamente nostra e non della Digos».

 

«Ovviamente – proseguono – non si trattava di un rave party, ma di una festa finalizzata all’occupazione permanente del palazzo, appartenente al sig. Vangone, uno dei tanti affaristi di Lucca (passato agli onori della cronaca per vicende di truffa), che ha avuto il coraggio di dire ai giornali che siamo stati noi a distruggere quel posto, fatiscente e devastato ormai da anni».

 
«Inutile dire che siamo antifascisti – asseriscono -, anticapitalisti o che non crediamo a nessuna delega riguardo a qualsiasi questione della nostra vita o del mondo in cui viviamo. Riteniamo fondamentale, perciò, che per far fronte a una qualsiasi necessità che viviamo sulla nostra pelle sia indispensabile uno spazio nostro, dove vivere, confrontarsi e immaginare soluzioni da costruire insieme. L’occupazione non è un gesto di arroganza ma l’unico modo per creare modelli alternativi di vita per persone che non vogliono sottostare a logiche e dinamiche di questa città, che non ci lascia liberi né di pensare né di esprimerci. Ci hanno bollati come tossici, criminali e sbandati, con l’unico pensiero di far festa per una notte, mettendo in ombra la bellezza della nostra idea e la libertà che ne consegue».

 

«Per quanto riguarda il nostro futuro – concludono – ci troveranno più arrabbiati e determinati di prima. Nessuno pensi di averci fermato: questo è solo l’inizio».

 

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