Capitolo quarantanovesimo - Il velo scoperto
Romanzo a puntate : Un'imprevedibile concatenazione di eventi
del 06/11/2009 di Ciumeo.it
Sa, direttore, le ossessioni sono catalizzanti, tiranniche, religioni monoteiste. Quando ordinano qualcosa, l'animo risponde, senza esitazioni, come un bravo soldato. Anche se si tratta di doversi lanciare contro le linee nemiche in un attacco suicida. Le ossessioni non hanno altre ragioni che non sé stesse...
...colorano tutto di una sola tonalità, di un fisso, unico e solo chiodo. Il nostro mestiere, caro direttore, dovrebbe essere quello della rivelazione, dello svelare, intendo dire: eliminare il velo, scoprire la verità. Aprire gli occhi del mondo. Ecco, la nostra ossessione dovrebbe essere quella, caro direttore: la verità ultima, cruda, spogliata di tutti gli orpelli.
Questo avrebbe voluto dire Jena Ruggeri a Ferruccio Rossellani, Gran Direttore Generale, capo indiscusso della testata da oltre quindici anni e ottuagenario guru nazionale del giornalismo, queste parole avrebbe voluto usare come cappello introduttivo di un discorso che avrebbe lentamente ruotato a spirale intorno al centro nodale di tutto: la madre di tutti gli scoop. Mentre saliva dal settimo all'ottavo piano, Camillo ripassava mentalmente tutta la strategia pianificata durante la notte. Fiero del proprio lavoro, sentendo di essere finalmente vicino all'uscita dalla tormenta, inspirò profondamente: era certo che ogni cosa si sarebbe svolta e dipanata esattamente come l'aveva pensata. Prima di aprire la porta ed entrare si girò verso la parete a specchio dell'ascensore. Non si lavava da tempo, la notte insonne appena passata e la barba incolta non donavano certamente alla sua credibilità, in ambienti simili.
- È raro trovare uomini di cultura che siano puliti, non puzzino e abbiano il senso dell'umorismo, Camillo. Tu non sei decisamente questa bestia rara.
Ferruccio Rossellani aveva aperto la porta e lo squadrava da cima a piedi, aspirando la pipa come un incartapecorito Sherlock Holmes.
- Montesquieu, direttore: citazione.
- Questo mi piace di te, Camillo. Sei veramente un uomo di cultura. Vieni, entra: dobbiamo parlare.
Rossellani la prese alla larga, cioè gli offrì un cappuccino e mentre Camillo rimestava pensoso nella tazza inziò con un lungo panegirico sulle asperità del mestiere, e pian piano arrivò al proverbiale punto. Tutti quei soldi spesi - "sperperati", aveva precisato in seconda battuta - e gli scarsi risultati raggiunti, insomma anche l'anzianità di servizio ormai guadagnata - da che pulpito, pensò Camillo - e gli anni in guerra trascorsi assieme, pareva che l'editore in persona si fosse smosso dalla sua pila di soldi e avesse alzato la cornetta per suggerire un suo (di Camillo) periodo di riposo - sinonimo di omicidio professionale. Camillo ascoltò. Non si scompose e poi, contro il suo stesso programma mentale, anzichè girarci intorno, la buttò lì - nuda e cruda. La verità.
- C'è un erede. Intendo dire: non solo esiste, ma il sottoscritto sa chi è l'erede di Edmondo Brooks.
Rossellani si fece maschera di cera. Non si udì suono per quindici secondi buoni, quindi Jena Ruggeri ripeté:
- Ho trovato l'erede. Proprio ora che mi fate fuori. Ironico, Ferruccio, non trovi? - e lo chiamò così, Ferruccio, che faceva tanto amicone e anni in trincea. Rossellani succhiò la pipa. Lo squadrava ancora in silenzio. Si leggeva nei suoi occhi un senso misto di disprezzo e ammirazione e di qualcosa di indecifrabile, forse invidia. Ciucciò un'altra boccata.
- Mi sbagliavo, Camillo. Tu sei un uomo di cultura e allo stesso tempo una bestia rara, dalle risorse stupefacenti. Sentiamo, chi sarebbe quindi l'unto dal signore che tutto il mondo sospetta esistere?
In quel momento Camillo ebbe una visione e comprese a pieno il ruolo che stava assumendo nel grande piano: nessuno al mondo aveva quella informazione. Punto primo. Rivelarla sarebbe stato equivalente a firmare la propria condanna immediata. Rossellani avrebbe fatto pubblicare la notizia il giorno dopo, alimentando ulteriormente la sua leggenda, e a lui, al vecchio Jena, sarebbe rimasta solo l'impronta dei piedoni ottuagenari del vecchio guru sulle chiappe. Quindi sorrise, si alzò e si diresse verso la porta. Quando fu giunto sulla soglia si voltò e disse:
- Le cose rare vanno protette, Ferruccio. Bisogna tenersele care e impedirne la scomparsa.
- Sun Tzu.
- Non dire stronzate.
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