Don Arturo Paoli

Fra Brasile, Argentina e Paraguay

Società e Ambiente : Intervista a Don Arturo Paoli

del 24/06/2007 di Cecilia Pierami

LUCCA - E’ un giro del mondo da seduti ed un viaggio nel tempo da fermi quello che si compie seguendo il percorso tra un continente e l’altro - da un parte all’altra dell’Oceano Atlantico e del Mediterraneo- attraverso 60anni di storia italiana e non solo, sulla linea di confine di stati, civiltà ed ideali, che contraddistingue la vita del 95enne fratel Arturo Paoli. Un viaggio la cui importanza e peso è oggi riconosciuto grazie all'ennesimo riconoscimento per il frate lucchese, insignito con il Premio Internazionale Viareggio Versilia 2007.

Poche e chiare le coordinate che servono per identificare i luoghi e le atmosfere dove inizia il percorso di questo religioso lucchese.

Sono nato dietro il coro di San Michele, proprio davanti a Prospero, uno dei pochi punti rimasto esattamente come a quei tempi. La mia porta di casa era proprio davanti a questo negozio. Lì sono nato e lì ho vissuto fino ai 25 anni quando sono entrato in seminario.
Lucca invece è profondamente cambiata, come d’altra parte sono cambiate un po’ tutte le città. Una volta dentro le mura c’erano 30 mila residenti, oggi ce ne saranno forse 10 mila. Contemporaneamente si è ampliata la periferia. Oggi non conosco più neppure zone come quelle di San Concordio o Sant’Anna
”.

Tra Lucca e Pisa inizia la formazione del futuro don Arturo Paoli, la laurea in lettere prima e l’ingresso in seminario poi (venne ordinato prete nel 1940, all’inizio della seconda guerra mondiale). Da qui in avanti ripercorrere la sua vita è come sfogliare un album di cartoline, quelle in bianco e nero e quelle a colori, quelle dei posti dove si è stati e quelle che ricordano gli eventi ed i momenti che ci sono stati raccontati. A partire proprio dagli anni della guerra.
Per don Arturo è questo il momento della prima linea, contro le deportazioni naziste degli ebrei, tanto che, dopo più di cinquant’anni, il 29 novembre 1999 a Brasilia, l'ambasciatore d'Israele gli consegnerà il più alto riconoscimento attribuito a cittadini non ebrei, quello di “Giusto tra le Nazioni”, per aver dato rifugio e salvato diversi ebrei in fuga, tra cui Zvi Yacov Gerstel (oggi tra i più noti studiosi del Talmud) e sua moglie.

Terminata la guerra, per il futuro missionario lucchese ben presto gli orizzonti si ampliano - e siamo intorno al 1948, quando lascia Lucca per la capitale. Roma lo accoglierà fino al 1953. Qui diviene uno dei poli focali per la gioventù cattolica di quegli anni, fino a quando sarà “promosso” come cappellano delle navi che portano gli emigranti in America Latina. Don Arturo Paoli sarà quindi testimone diretto anche di questo capitolo della storia italiana: va e viene infatti sulla nave che Evita Peron ha messo a disposizione per trasportare italiani, spagnoli e portoghesi rimasti senza futuro fra le rovine della guerra. Ed è a bordo della Corrientes che don Arturo incontra uno dei piccoli fratelli di Charles de Faucualt, che lo porterà a maturare l’idea di entrare nella fratellanza, iniziando il noviziato in una delle comunità in nord Africa.

Ho lasciato l’Italia nel ‘53 quando sono entrato nella fraternità di Charles de Faucault. Da allora sono andato prima in Francia e poi nel Sahara, dove avevamo un noviziato nella località di El Abiod, che vuol dire La Bianca, nome che deriva dalle piccole case bianche che componevano il villaggio dove generalmente si fermavano i pastori nomadi a riposare durante il mese del Ramadan. Abitavamo in alcuni edifici molto semplici, vicino avevamo anche una chiesetta. E proprio lì ho potuto incontrare confratelli di tutto il mondo. Nei tredici mesi che vi sono rimasto eravamo circa una quarantina, fra cui alcuni provenienti anche da Giappone e Vietnam.
E nel periodo di noviziato era prevista la possibilità di fare un grande pellegrinaggio nel deserto, andando da El Abiod a Baniane: circa 600 km da percorrere a tappe. Ricordo che si partiva la mattina presto e ci fermavamo solo al tramonto del sole. Allora si montavano le tende, si mangiava, si pregava e poi si dormiva. La mattina dopo ripartivamo nuovamente dietro i cammelli dei beduini arabi, a cui erano affidate le vettovaglie, l’acqua e le tende. In poco meno di un mese si giungeva a destinazione, facendo circa 30 km al giorno”.

Ma mentre il pellegrinaggio nel deserto è ricordato da Don Arturo Paoli con l’entusiasmo che deve averlo caratterizzato, non è così per l’intera l’esperienza africana. Nell’elenco dei ricordi entra infatti anche il tragico periodo che lo vede presente in Algeria durante la guerra, dove persero la vita alcuni membri della comunità di Charles de Faucault.

Giungiamo quindi al 1957 quando si presenta un nuovo obiettivo per Arturo Paoli:

Venni incaricato di costituire e quindi gestire una nuova comunità della fraternità di Charles de Faucault in Sardegna fra i minatori. Alcuni dei fratelli lavoravano anche dentro i pozzi, io già allora non ero più giovanissimo e quindi pur operando attivamente all’interno della miniera, non sono mai sceso”.

Ma le autorità non vedono di buon occhio il suo ritorno in Italia. Matura così la scelta di partire nuovamente: il passaggio è verso l’America Latina, che ben presto diverrà la seconda patria dell’infaticabile religioso partito da Lucca.

Prima tappa dell’avventura missionaria, che durerà più di quarant’anni, è Fortin Olmos, in Argentina. A segnare però il cammino di Don Arturo Paoli interviene ancora il corso della storia: con il ritorno di Peron il clima politico argentino si fa pesante e Arturo è accusato di esercitare un traffico d'armi con il Cile dove, dopo il colpo di stato che destituisce Allende, appare sui muri di Santiago un manifesto con una lista di persone da eliminare da parte di "chiunque le incontri": il nome di Arturo Paoli è al secondo posto.

Per il missionario si aprono quindi le porte più sicure del Venezuela prima e del Brasile poi. Nel 1987 si trasferisce a Foz do Iguaçu, quartiere della cittadina carioca di Boa Esperança, una delle zone più povere del Brasile. Qui il missionario dà vita all’Associazione Fraternità ed Alleanza, associazione che tutt’ora segue l’ambizioso progetto Madre Terra.

"Chi arriva a Foz do Iguassu si trova davanti al muro d'acqua più imponente del mondo, formato da 275 cascate. Qui si incontrano tre differenti confini, quello del Brasile, quello dell’ Argentina e quello del Paraguay, e nella selva attorno s'intreccia un marasma di problemi: traffici di donne e bambini, di droga e di armi. Sono tante le difficoltà per gli abitanti di queste zone, assolutamente fra le più povere del Brasile - ed è stato anche difficile lavorarvi perché i potentati locali tendono a voler mantenere la situazione a questi livelli, sfruttando la povertà per poter mandare avanti i propri traffici illeciti. Con il progetto Madre Terra abbiamo cercato di creare un domani per i giovani del posto, costruendo una sorta di fattoria/agriturismo, dove i ragazzi possono, non solo imparare un mestiere, ma trovare anche uno sbocco occupazionale per il proprio futuro”.

E mentre Madre Terra cresce e diviene sempre più una realtà, Don Arturo Paoli, ormai prossimo ai 95 anni, decide di tornare in Italia, nella natìa Lucca. Un ritorno che però non segna la fine del viaggio. Con l’inaugurazione di inizio dicembre, è partita infatti l’ennesima iniziativa di fratel Arturo: la Casa nella parrocchia di S.Martino in Vignale, dedicata al Beato Charles de Foucault, progetto quest’ultimo reso possibile anche grazie all’aiuto ed al sostegno di don Lucio Malanca, attuale parroco di San Martino.

Questa Casa ‘Beato Charles de Foucault’ è un centro di spiritualità aperto all’accoglienza. Speriamo qui di poter essere un punto di riferimento per giovani e meno giovani che vogliano trovare un attimo di pace e di raccoglimento. Fino ad ora abbiamo avuto ospiti anche da fuori regione, piccoli gruppi che vengono, pregano e meditano. Inoltre vorrei insistere prossimamente sul lavoro di formazione. Stiamo realizzando anche una serie di stanze per poter ospitare contemporaneamente una decina di persone, che vogliano rimanere più a lungo e fare corsi più regolari di approfondimento spirituale”.

 

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