Capitolo quarantasettesimo - Mano a mano
Romanzo a puntate : Un'imprevedibile concatenazione di eventi
del 19/10/2009 di Ciumeo.it
Tumefatto in volto e in palese stato confusionale, un uomo attraversava la porta dell'infermeria adagiato su di una barella. Cristo, pensò il medico di turno, ecco il solito regolamento di conti interno al carcere. Il poveraccio steso vaneggiava, evidentemente gliele avevano suonate per bene, così il medico provò a verificarne i dati sulla cartella: Cianti Manrico, stava scritto.
La sequenza di domande di routine - Mi sa dire il suo nome? Sa come si chiama? se lo ricorda? - non parve sortire alcun effetto. Per esprimersi, il paziente si esprimeva, in qualche modo, sussurrando però qualcosa che il medico non riusciva proprio a decifrare. Dopo alcuni tentativi di interpretazione, il medico si decise e avvicinò l'orecchio alle labbra dell'uomo. Che con un inatteso balzo fulmineo gli fu addosso, e iniziò a urlare:
- C'è un serial killer, c'è un killer, c'è uno psicopatico là fuori e nessuno vuole ascoltarmi! Aiuto! Ascoltami! C'è un pazzo furioso che fa a pezzi i corpi, lì fuori e voi dovete ascoltarmi! Qualcuno deve aiutarmi! Qual...
E "Qualcuno" fu anche la sua ultima parola, strozzata sul nascere da un manganello calato con decisione sulla nuca.
Certo, segare un corpo morto non era stata questa gran cosa. Né come difficoltà, né come esperienza. Enea pensava, ad esempio, che rispondere a certe incredibili questioni nei quiz della tivù era una cosa infinitamente più difficile del semplice gesto avanti-indieto con grosso coltello a lama dentata. Forse si sarebbe potuto discutere sul fatto che le ossa rappresentassero un ostacolo non risibile, ma - come sempre - bastava avere gli strumenti adatti, per fare un buon lavoro. In più, tutto era stato semplificato dalla temperatura del corpo stesso. Insomma, nonna Livia era stata piuttosto precisa, su quel punto. E non si poteva dire che fosse completamente fuori di testa, perché le indicazioni a riguardo erano talmente dettagliate che ad Enea toccò scriverle bene bene su di un foglio, che la stessa Livia volle prima controllare e in seguito, dopo un paio di correzioni, approvare. I punti salienti si potevano riassumere in: alla morte che sarebbe sopraggiunta inevitabile, Enea avrebbe dovuto evitare di comunicare la notizia a chiunque, ché - del resto - interessati alla cosa non ce n'erano. Lo stesso giorno della morte, ancor prima che sopraggiungesse il rigor mortis, Livia suggerì che il nipote infilasse il proprio (della nonna) corpo nel congelatore di casa, elettrodomestico di vecchia data e grande abbastanza per un paio di quarti di bue, figurarsi per una striminzita vecchietta. Passata una settimana, Enea avrebbe poi dovuto iniziare il, testuali parole della nonna, "lavoro di sminuzzamento". Che Enea nemmeno aveva capito bene cosa volesse intendere, e quindi la nonna era stata costretta a spiegare per filo e per segno le proprie volontà su come esser ridotta in cubetti congelati non più grandi di quaranta centimetri di lato. Terminata questa parte, Enea avrebbe dovuto iniziare lo "smaltimento". "Da effettuarsi in modo graduale e il più possibile occulto", aveva concluso sibillinamente la nonna.
Ora, questa sequenza di ordini venne ripetuta ogni giorno come una nenia, un rosario che Livia faceva ripetere ogni mattina e sera ad Enea, sino a che l'uomo non fu perfettamente capace di ripercorrerla mentalmente, punto per punto, senza far ricorso ai fogli. Questo avveniva più o meno la prima settimana dopo essersi resa conto di soffrire di una forma particolarmente aggressiva di leucemia. La seconda settimana furono distribuiti gli "ordini burocratici". Enea a questo riguardo fu debitamente indottrinato su come falsificare alla perfezione la firma della nonna. Successivamente, oltre trenta blocchetti di assegni furono gradualmente, a due a due, ritirati dallo sportello dalla stessa nonna, assieme a una gran quantità di contante e a quella che la nonna aveva definito "Carta di debito: devi ricordarti di farla ricaricare dal Manrico". Venne infine acquistato un computer per, aveva detto la nonna, "Le operazioni di home banking". Nessuno in quella casa, tantomeno Enea, sapeva come utilizzarlo, ma l'idea era più o meno che in caso di emergenza il piccolo Pretori si sarebbe ingegnato ricorrendo all'aiuto del solito Manrico. Ogni possibile evento burocratico venne analizzato in quei giorni da Livia ed Enea. La pensione sarebbe arrivata costante per almeno altri dieci anni, se nessuno avesse scoperto niente. E dieci anni sarebbero sicuramente stati sufficienti ad Enea per liberarsi delle proprie paure, in modo da uscire di casa e vivere pienamente la propria vita. Questo, almeno, era quanto si augurava la povera Livia Zellini al termine del corso accelerato di sopravvivenza casalinga, languendo nel suo letto di morte.
Commenti
Nessun commento inserito
Inserisci il tuo commento
I commenti sono moderati, quindi non appariranno finché non saranno approvati da un amministratore. Non saranno approvati i commenti offensivi o in cui viene usato un linguaggio non civile.
I campi contrassegnati con (*) sono obbligatori. L'Email non sarà in ogni caso pubblicata, ma solo utilizzata ad uso interno.


