Capitolo quarantaseiesimo - Romeo

Romanzo a puntate : Un'imprevedibile concatenazione di eventi

del 05/10/2009 di Ciumeo.it

Nei capitoli precedenti: Un uomo, Enea Pretori, giace esanime in casa sua dopo una tremenda caduta. I rapporti con il vicino Salvo De Santis non sono ottimi, quelli con l'amico di lui, il teologo Ugo Calmeri, sono inesistenti. Eppure proprio questi, nel tentativo di soccorere Enea, scoprono che è una loro vecchia conoscenza, a cui molti anni prima hanno combinato un pesante scherzo. Mentre Enea rinviene e comincia a guardarsi attorno, il pianeta affronta una crisi finanziaria causata dalla morte improvvisa del noto magnate Edmondo Brooks, e un giornalista di razza - Camillo "Jena" Ruggeri - si mette alla ricerca di uno scoop, scatenando l'intero mondo dei media e un gruppo di curiosi anziani.

 

Il silenzio regnò per alcuni interminabili, tesissimi secondi, durante i quali Gianni Terenzi ebbe modo di mettere in ordine logico e consequenziale alcuni fatti, come il fatto che alcuni carabinieri, per la precisione due, erano entrati nella stanzina d'ospedale dove la colluttazione geriatrica con l'odiato Barneri lo aveva costretto, e il fatto che, sopra ogni altra ragionevole considerazione sintetizzabile in questi casi,...

...il quotidiano che aveva appena scagliato in un impeto di rabbia aveva centrato in pieno volto quello dei due che pareva più alto in grado. Sintesi: merda grossa. 

Gianni Terenzi, da consumato tuttologo qual’era, inanellò anche una serie di considerazioni sul fatto che spesso e volentieri la mente tende a preconizzare le situazioni che si presentano secondo uno schema già conosciuto: il cervello, ragionava il Terenzi nell’arco di frazioni di secondo, come un sofisticato computer  tende a compiere un calcolo probabilistico su ciò che plausibilmente l’esperienza insegna possa verosimilmente accadere, su quali saranno le conseguenze possibili di una data azione. Il buffo è, addentrandoci in complessi ragionamenti che sfiorerebbero campi come la fisica quantistica e persino la religione, che questa attività del tutto umana di cercare di prevedere o preconizzare gli eventi e le conseguenze, può davvero influenzare ciò che effettivamente vede la luce sul piano della realtà, al di là degli sterili ragionamenti da salotto, portando noi stessi a realizzare quanto previsto e in un secondo momento a verificare l'attendibilità delle supposte premonizioni o previsioni saltate fuori nei momenti immediatamente antecedenti l'azione, quelle determinanti frazioni di secondo di cui si diceva poc'anzi, ergo: merda grossa, perché adesso il più alto in grado dei due si sarebbe incazzato di brutto e avrebbe presumibilmente messo in campo il classico abuso di potere che la sua posizione consente: l’avrebbe, come minimo, sbattuto dentro per oltraggio a pubblico ufficiale. 

 

Grazie a dio però, e contro le avveniristiche teorie del Terenzi, non solo gli avvenimenti si presentano analoghi a come li abbiamo previsti o preconizzati estremamente di rado - e già questo semplice fatto rende secondo taluni la vita un'esperienza degna di essere vissuta – ma oltre ad essere imprevedibili, gli eventi e le persone possono sorprendere quotidianamente in positivo, ovvero: non sempre le cose vanno tanto male quanto sembrerebbe lecito aspettarsi. La reazione istintiva di Romeo Cibari all'impatto fu infatti semplicemente quella di leggere, sul quotidiano ormai a terra, il trafiletto di prima pagina sulla sua squadra del cuore, ancora sconfitta in trasferta. Scossa lievemente la testa con disappunto, aveva rotto il ghiaccio:

- E' lei Terenzi Gianni detto il Gragnuola? Immagino sia sua abitudine lanciare giornali agli ospiti.

- No, che diamine. Cioè. Sì e No. Intendo dire: sì alla domanda e no alla supposizione.

- Bene. Mi permetta: Maresciallo Romeo Cibari, e Appuntato Sauro Calafuria, che sarebbe quello laggiù. Possiamo rivolgerle qualche domanda?

- Immagino di sì.

Romeo Cibari fece finta di non rilevare la leggera sfumatura di sarcasmo che aveva venato l’ultima delle risposte dell’uomo con l’anca ingessata, che gli stava immobilizzato di fronte. Così trascinò una sedia accanto al letto e si mise a sedere. Dietro di lui, impassibile, apparve fulmineo l’appuntato Calafuria, in piedi, con un sacchetto in mano.

- Terenzi, senta: so che ieri al circolo ve le siete date di santa ragione, il che – fra settantenni – rappresenta già un piccolo miracolo. Che non ci sia rimasto secco nessuno, intendo. Ma il punto non è questo.

- No?

- No. Il punto è quest’altro.

Romeo Cibari tese la mano destra a mezz’altezza, a palmo in su. Dietro di lui, l’appuntato Sauro Calafuria, in piedi, squadrava il Terenzi fissandolo dritto negli occhi con aria minacciosa. Passarono dieci secondi di silenzio, dopodichè toccò al Gragnuola rompere il ghiaccio:

- Embeh?

Il Maresciallo si girò verso l’appuntato e ripeté, impassibile

- Embeh?

Solo allora Sauro Calafuria si riscosse dalla concentrazione quasi mistica cui mantenere lo sguardo intenso e subdolamente minaccioso per dieci secondi buoni lo aveva costretto, e si ricordò di frugare nel sacchetto, estrarne a sua volta un sacchetto più piccolo, trasparente, da alimenti congelati, e depositarlo nel palmo ancora giacente a mezz’aria del Maresciallo. Romeo Cibari desiderò ardentemente di trovarsi a caccia di anatre con il fido Apollo, e dopo aver sospirato lungamente con il palmo a mezz’aria tornò a rivolgersi a Gianni Terenzi.

- Riconosce il reperto?

- Sembra una mano.

- E’ una mano, infatti. La riconosce?

- Sì. Cioè: riconosco che è una mano. Femminile e d’età, direi.

- Ottima osservazione, signor Terenzi.

- Ha le unghie con lo smalto, vari anelli, dita affusolate e pelle raggrinzita. Non mi sembra una deduzione straordinaria, Maresciallo.

Sauro Calafuria sarebbe volentieri salito a cavalcioni del letto, avrebbe rifilato due ceffoni al Terenzi: chi cazzo si credeva quel vecchio, Watson? Invece cominciò a battere il piede in terra con un nervoso beat tachicardico.

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