Destra & Sinistra

Da Destra/ Mario Son Sodo a "Le iene": quando la cronaca giornalistica è violenta e disumana

02-02-2014 / Visti da destra / Fabrizio Vincenti

LUCCA, 2 febbraio - Sei lucchese se... è il tormentone di questi giorni sul web. E non si è lucchesi se non si conosce Mario Son Sodo. Siamo cresciuti al suono della musica della sua radiolina e dei suoi gorgheggi, sorridendo al pensiero che proprio del tutto tocco non lo fosse, vista l'abilità con cui si sceglieva belle donne per strappare un sorriso e a volte, con una certa insistenza, toccare un braccio o il viso con una carezza.

Mario Son Sodo è "l'ultimo dei Mohicani" di una città che non esiste più e che aveva parecchie persone, per cosi dire, singolari come suo corollario. Chi si ricorda della Frusa, giusto per dirne una? O di suo marito Il Toscano.

Tranquilli: non è il presidente pisano della commissione che ha nominato il nuovo direttore del Giglio e che è membro del cda del Boccherini, con una designazione giunta direttamente dal ministro Carrozza.

Una scelta che ha fatto fare l'ennesima figura al sindaco, lui sostiene all'oscuro di tutto, come quasi sempre del resto, e che mette l'istituto nella singolare posizione di far gravare sul Comune di Lucca l'intera gestione (oltre 2 milioni di euro l'anno) senza avere nemmeno un suo rappresentante nel cda.

Dicevamo, erano davvero tante le persone che regalavano simpatia, a volte insulti, ai lucchesi e ai turisti. Facce comunque vere in una città vera. Oggi rimane un feticcio di tutto questo. Ed è un feticcio su cui ancora una volta si avventa il combinato composto di perbenismo ipocrita e di strumentalizzazione mediatica.

Lo diciamo senza peli sulla lingua: il servizio delle Iene, per quanto giornalisticamente interessante, ci è sembrato disumano.

Le inquadrature di Mario piangente, ci sono sembrate, perdonateci, una violenza.

Un modo per fare cronaca sulle disperazioni umane. Francamente ci ha lasciato l'amaro inbocca. Come pure l'intervista buonista. Quasi a provare a far “ragionare” Mario su chi avesse accanto come amici.

Ovvero il gatto e la volpe di collodiana memoria.

Tanta rabbia ci hanno dato quei due ceffi che lo sfruttavano, quanta amarezza il servizio. Non ci è piaciuto. Stop.

E meno che mai c'è piaciuta la reazione del sempre più sconfortante mondo dei social.

Un mondo che a tratti sembra davvero essere una via di mezzo tra uno sfogatoio voyeuristico e l'abc dei buoni sentimenti ipocriti. Spazzatura peggiore delle chiacchiere da bar.

Lì, almeno, ti devi guardare in faccia. Per Mario fu avviata una raccolta di denaro tramite un istituto bancario l'estate scorsa, una volta venuta a galla la squallida storia che lo aveva visto come vittima. Ci risulta che la somma raccolta non sia stata elevata.

Anzi.

Ora, potenza comunicativa e persuasiva del mezzo televisivo, in molti si svegliano e propongono giornate dedicate a Mario, naturalmente condite dall'ennesima raccolta di fondi.

Non sarebbe meglio e più dignitoso mettergli in mano qualche euro quando lo si incontra, possibilmente, senza esibire la donazione stessa? Nessuno mette in dubbio la buona fede di chi propone gli eventi, ma è forte la sensazione che su situazioni di questo genere si scatenino sentimenti di buonismo infantile fine a se stesso e a riaffermare, sotto sotto, la superiorità nei confronti del disgraziato di turno.

Un applauso, quattro risate, Mario cantaci una canzone. Poi, tutti a casa.

Si torna nel nostro mondo, sino al prossimo evento che ci proporrà il social di turno. Che raccoglierà 700 o magari più adesioni (virtuali). Basta un clic. E ci si sente più buoni. Più leggeri. Più impegnati. Mentre si posta la foto dell'ultima festa o dell'ultima vacanza. Fuochi fatui. Di un mondo sempre più disumanizzato, ma tanto sensibile.

Su Facebook.

Fabrizio Vincenti

@LoSchermo

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Commenti

Il contenuto dei commenti non costituisce notizia giornalistica

03-02-2014 / Allibito

.....riuscire a criticare Tambellini anche in un articolo su Mario Son Sodo è un equilibrismo al limite delle leggi della fisica.....

03-02-2014 / Marchino

Il fatto che sia una trasmissione televisiva di stampo comico a fare servizi seri di pubblica denuncia o di semplice report giornalistico a me non piace. Purtroppo siamo in italia e sappiamo come è amministrata la televisione privata e quella pubblica, non entro nella discussione, ripeto rispetto ad altri stati qs è solo un'anomalia italiana. Per il resto a me il servizio delle iene è piaciuto, soprattutto ha messo in mostra una situazione che a tanti era sconosciuta. Non mi è parso un servizio disumano, sig. vincenti si guardi altre trasmissioni mediaset per fare dei giudizi così pesanti, il servizio secondo me era simpatico ed è servito anche a far "creare" un evento che forse non sarebbe stato organizzato senza le iene. Mi domando chi ha scritto qs pezzo dove vive, ha una visione e fa dei commenti che sono veramente da uomo dell'ottocento anzi da granducato di toscana...

03-02-2014 / GiGi (ir tavano rognoso)

COME BARALLA

Un só se avete visto, l’artro giorno,
Mario ‘n tivvù e tutto ver contorno:
ha detto che anco a llù, come a Baralla,
ni toccherà morì sen’assaggialla.

(Se stai a vedé puranco Lucio Dalla
è morto senza mai neanco guardalla;
ma Lucioo … lù l’ha fatto per passione
mentre per Mario è solo costrizione.)

Io devo dì che più che der servissio
m’ha ‘orpito quer po’ di sodalissio
mostrato dalle donne ‘r giorno doppo:
vello m’ha fatto venì ‘n gola ‘n groppo.

Tutte veste donnette a disperassi,
buttassi giù … deprimesi … abbiliassi…
-« Povero Mario, vardate che n’han fatto …
que’ farabutti detti vorpe e gatto. »-

-« Com’è cattivo … e cche faccia di bronzo
ver delinguente nato: vello stronzo! »-
-« Que’ llestofante, canaglia e satanasso
profittassi ‘osì di que’ ragasso … »-

(ché Mario Sodo, per quanto sii ‘n vecchietto …
per e llucchesi è sempre ‘n bamboretto!)
-« È ‘n bonaccione bòno più der pane …
e bada che n’ha fatto ver tegame! »-

E giù tavia con quest’amenità;
ma un c’è n’è stata una, qua ‘n città,
che mossa a compiassone o per pietà,
ne l’abbi data (o armen fatt’annusà!)

03-02-2014 / Raffaella Gambogi

L'unica cosa giusta che è stato detto è "Siamo in Italia". Il resto è fango buttato sopra ai sentimenti... Destra, sinistra.. siete tutti uguali! Mi viene il vomito!!!!!!!!!!!!

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