Società e Ambiente

domenica, 5 febbraio 2012

Nel cuore dell'Albania

La casa di Dritan

29-03-2008 / Società / Giulio Sensi

LUCCA - Paesaggi e volti nel cuore dell'Albania. Il secondo diario di viaggio degli operatori della Carlo del Prete "alle origini dei sogni e dei bisogni" comincia a svelarci più in profondità il paese da cui provengono molti dei migranti che giungono nel nostro paese. Lo Schermo nei prossimi giorni continuerà a proporre il resoconto istantaneo del viaggio che ha l'obiettivo di conoscere la realtà di origine per facilitare la costruzione di un percorso di pieno inserimento dei minori immigrati nel nostro paese al compimento della maggiore età.

 

Dopo la giornata di ieri, in cui abbiamo preso contatto con l'Albania, paese così vicino eppure tanto diverso, oggi inizia il nostro vero e proprio viaggio “a ritroso” verso i sogni e i bisogni dei nostri ragazzi.
Le premesse sembrano ottime: il tempo pazzo di ieri ha lasciato spazio ad un cielo limpido che ci svela completamente la campagna in cui siamo immersi. Ci troviamo in un mondo rurale fatto di campi coltivati in maniera ordinata e di stradine dissestate, di carretti trainati da asini e di bunker del periodo sovietico disseminati a casaccio tra le colline.

La nostra prima tappa oggi sarà il villaggio di Dushk, sulla strada tra Rrogozine e Lushnje; alla nostra squadra si aggiunge Gazi, cugino di Dritan, un ragazzo di 27 anni che, dopo aver tentato la fortuna in Italia e in Grecia senza successo, è tornato a Belsh.
Arriviamo a destinazione dopo un'ora e mezzo di viaggio. Dalla statale deviamo ed entriamo immediatamente nel paese. Il passaggio a livello(rigorosamente senza barriere) segna l'ingresso del villaggio, una strada che si fa mano a mano sempre più fangosa ci conduce all'incontro con il padre di Sokol, il quale ci consiglia di proseguire a piedi per evitare di rimanere con l'auto bloccata dal fango.

La piccola casa si trova ai margini del villaggio ed è semi nascosta da una grande serra ben costruita per la coltivazione di pomodori. L'attività della famiglia è incentrata proprio nel commercio dei pomodori ma Bashkiam ci spiega che non riesce a venderne molti.

Padre e madre vivono da soli in questa casa costituita da tre stanze. Entrambi i figli sono emigrati: Sokol in Italia ,il fratello ventenne in Grecia.
Pasteggiamo con pollo, vitello, formaggio e altre pietanze provenienti dall'orto di famiglia, il tutto innaffiato da birra e Rakia ,la grappa albanese.
Vinto l'imbarazzo iniziale, iniziamo a descrivere nei dettagli l'idea del nostro progetto; loro ascoltano curiosi e avidi d' informazioni riguardo loro figlio. Dei genitori di Sokol ci colpiscono in particolare le mani nere di terra,sporche perchè da sempre lavorano la terra .

Rimaniamo per un paio d'ore in loro compagnia e ci congediamo con la promessa, non molto scontata di ritornare magari in compagnia del figlio.
Ci aspetta un'altra casa, un'altra famiglia a Sheze, alle origini dei sogni di Elton.

Per raggiungere Sheze dobbiamo inerpicarci per una strada sterrata che, dalla statale, costeggia il fiume Shkubinit; la strada si inoltra tra le colline coltivate a grano. L'intero villaggio è percorso da strade in terra battuta e la casa di Elton si trova in una via laterale. E' stata ristrutturata di recente e l'impressione generale che abbiamo è di pulizia e ordine. La famiglia di Elton è composta dai genitori e da una sorella che frequenta la scuola media del paese; la ragazza è molto brava ma Xhelal,il padre di Elton, ci spiega che per iscriverla alla scuola superiore servono circa 5000€.
Usciamo dalla casa di Elton sazi di cibo e di calore e ci dirigiamo verso Belsh e poi çep.

Dopo una giornata intensa di colori e odori, è difficile raccogliere e sintetizzare tutto.
Tante sono le impressioni di questa prima tappa a “ritroso”, ma ciò che sta alla base dei viaggi dei nostri ragazzi, inizia a formarsi dentro di noi.

- Federico Fambrini - Manuel Bertini -

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