Speciale 150 anni dalla nascita di Giacomo Puccini

giovedì, 2 settembre 2010

Messa a Quattro Voci, stupefacente genesi pucciniana

La locandina del concerto

08-02-2008 / Concerti / Silvia Cosentino

LUCCA – Si è svolto ieri sera (giovedì 7 febbraio) nella basilica di San Frediano il primo appuntamento della sesta edizione della manifestazione Lucca in Musica, organizzata dall’Associazione Musicale Lucchese e quest’anno dedicata a Giacomo Puccini. Il concerto ha fatto dimenticare per un po’ il chiassoso clamore delle celebrazioni pucciniane, ghiotta occasione di promozione territoriale, per lasciare spazio, finalmente, a quella che dovrebbe essere la vera protagonista del 2008: la musica del Maestro.

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Il direttore d'orchestra Nicola Luisotti

L’atmosfera che si respirava non era certo fra le più comuni e gli estimatori della musica di Puccini erano ben coscienti dell’importanza e rarità dell’evento che da lì a poco si sarebbe consumato. Un concerto per far rivivere, ricordare e celebrare la musica del Maestro lucchese agli esordi: Preludio in Mi (1876), Preludio Sinfonico in La maggiore (1882), elegia Crisantemi (1890), Capriccio Sinfonico (1883) per poi arrivare alla Messa a Quattro Voci per soli, coro e orchestra (1878-80). Il tutto secondo le nuove e autorevoli revisioni critiche di Dieter Schickling e Michele Girardi.

Sul podio uno straordinario Nicola Luisotti a dirigere il tenore Francesco Demuro, il baritono Gabriele Viviani e l’Orchestra e il Coro (Paolo Vero, maestro del coro) del Teatro Comunale di Bologna. In sala, oltre al presidente della Provincia di Lucca Stefano Baccelli, era possibile scorgere varie personalità legate alla cultura musicale lucchese e non solo, tra cui Gaetano Giani Luporini, Gabriella Biagi Ravenni e Herbert Handt.

Il primo brano eseguito è stato il Preludio in Mi, che ha avvolto l’orecchio dello spettatore con i carezzevoli toni del comparto degli archi (che hanno in sé tracce ancora inconsapevoli delle delicate arie delle opere liriche che successivamente verranno realizzate), per poi divenire solenne con l’entrata degli ottoni. Questo componimento fu portato a termine da Puccini a diciassette anni, all'epoca in cui era allievo di Carlo Angeloni nelle scuole di Contrappunto e Armonia teorica e pratica presso l'Istituto musicale di Lucca; solo pochi mesi prima di questa composizione, si colloca un evento che avrebbe lasciato un segno indelebile sulla sua personalità artistica: nel marzo del 1876 fu spettatore entusiasta dell'Aida di Giuseppe Verdi allestita a Pisa al Teatro Nuovo. Questo suo primo brano orchestrale è tramandato da una partitura autografa di dieci pagine, mutila di un foglio, ricostruito dal compositore Wolfgang Ludewig nell’edizione critica curata da Michele Girardi. La composizione è stata resa pubblica nel 1999, quando il Comune di Lucca ha potuto acquistare l'autografo da un collezionista rimasto anonimo. La grafia ordinata del manoscritto fa pensare che si tratti di un lavoro destinato a un'esecuzione pubblica, ma la supposizione non è suffragata da nessun riscontro sui documenti. Julian Budden ipotizzò che il pezzo potesse essere stato composto per il concerto annuale in settembre in cui si eseguivano le composizioni degli allievi dell'Istituto. La prima esecuzione moderna del Preludio, awenuta a Lucca il 6 ottobre 1999, può essere considerata anche la sua prima esecuzione assoluta. Sebbene tra il Preludio a orchestra e le successive composizioni degli anni milanesi intercorra un notevole scarto, dovuto alla maturazione artistica del compositore, nel brano del 1876 si notano già alcune peculiarità del suo linguaggio musicale. Esse risiedono nella gestione estremamente mobile del tessuto armonico, nella finezza dell'orchestrazione, nella capacità di sviluppare la forma sulla dialettica tra due motivi contrastanti.

Nel Preludio sinfonico in La maggiore i richiami alla possente musica di Richard Wagner sono evidenti: l’esecuzione si fa sempre più imponente per poi chiudersi con una delicatezza che lascia il pubblico senza fiato. Questo pezzo fu composto per l'esame di fine anno al Conservatorio di Milano (dove Puccini studiava nella classe di Amilcare Ponchielli) e venne eseguito il 15 luglio del 1882. Nell'edizione critica, a cura di Michele Girardi, per la prima volta è presa in esame tutta la tradizione ai fini della restituzione del testo. Ampie porzioni del brano furono riutilizzate da Puccini nelle prime opere: il passaggio che era stato tagliato già durante la redazione delle parti fu impiegato ne Le Villi come postludio orchestrale al coro d'apertura, mentre 51 battute del brano confluirono nel finale dell'Atto II della prima versione di Edgar, ma furono eliminate con tutta la scena che le ospitava nei rifacimenti successivi dell'opera.

E’ stata poi la volta della grave elegia a quartetto d’archi Crisantemi, composta in memoria del Duca d'Aosta Amedeo di Savoia, secondogenito del Re Vittorio Emanuele II. Puccini in seguito affermò di avere scritto il pezzo in una sola notte; all'epoca della composizione il periodo degli studi era ormai terminato da sette anni e il Maestro stava lavorando alla sua terza opera, Manon Lescaut. Crisantemi fu eseguito per la prima volta il 26 gennaio al Conservatorio di Milano dal quartetto Campanari e riscosse un tale successo da dover essere ripetuto nello stesso concerto e l’editore Ricordi lo fece stampare immediatamente; si ha inoltre notizia che già all'epoca il brano fu eseguito anche con un organico di archi più ampio. Nell’ascolto, la mente e l’orecchio arrivano subito al IV atto di Manon Lescaut: non può che sconvolgere la capacità del Maestro di riutilizzare i propri temi musicali in ambiti e suggestioni tra loro così differenti.

L’imponenza del Capriccio Sinfonico ha chiuso la prima parte del concerto e quella sezione centrale veloce porta subito nella soffitta parigina de La Bohème e quasi aspettiamo, da un momento all’altro, di sentire la voce di Marcello: “Questo Mar Rosso mi ammollisce e assidera…”; l’esecuzione è proseguita tuttavia indipendentemente, all’energico tempo staccato dal carismatico Luisotti, per poi farsi quasi valzer e ritornare a quello che diventerà il motivo di apertura de La Bohème. Non è ancora finita, e con passaggio quasi ironico il componimento diviene grave: è Puccini, che, per capriccio, gioca con l’ascoltatore e gli regala le più svariate suggstioni. Il Maestro compose il Capriccio Sinfonico nel 1883 come pezzo d'obbligo per l'esame finale di composizione, con cui terminò i suoi studi musicali; secondo le consuetudini del Conservatorio, il brano fu eseguito nei concerti pubblici dell'Istituto insieme alle composizioni degli altri diplomati e riscosse molto successo, tanto che il direttore d’orchestra Franco Faccio manifestò l'intenzione di eseguirlo di nuovo all'interno di concerti che avrebbe diretto in seguito. Mantenne la parola, inserendo il brano in due concerti che si tennero a Torino nel 1884. Lo stesso anno fu pubblicata, dalla casa editrice milanese Lucca (la casa editrice di Wagner per l'Italia), una riduzione del Capriccio per pianoforte a 4 mani. L'edizione critica, curata da Dieter Schickling, è la prima edizione del Capriccio basata sulla partitura autografa, che era rimasta in possesso di Puccini e della sua famiglia, e che si trovava conservata, in seguito a una donazione alla Fondazione Puccini, presso la Casa Natale di Lucca. Le partiture del Capriccio pubblicate in precedenza (1978 e 1989) si basano su una copia custodita al Conservatorio di Milano e ritenuta a torto autografa, dal momento che alla mano del compositore sono riconducibili soltanto alcune annotazioni. Le modifiche riguardano soprattutto le indicazioni dinamiche, i segni d'espressione e l'orchestrazione, che fu ampliata tramite l'aggiunta di due cornette e una gran cassa. La struttura di base del Capriccio è tripartita, del tipo A-B-A', con le sezioni scandite dalle indicazioni di movimento: Andante moderato - Allegro vivace - Tempo I. Su di essa si innesta un ricco flusso melodico, caratterizzato dalla molteplicità di temi, che attraverso i loro rimandi danno luogo ad una forma ciclica, facendo pensare a implicazioni narrative. L'orchestrazione, oltre a sorreggere l'impianto tematico, contribuisce in modo decisivo alla resa espressiva del brano. Due motivi dalla sezione iniziale della composizione confluirono in Edgar, nella scena del funerale.

Dopo fragorosi applausi dedicati allo straordinario talento di Luisotti, all’orchestra, ma soprattutto a Puccini, è arrivato poi al momento tanto atteso della serata: l’esecuzione della Messa a Quattro Voci. Un embrione di opera lirica, più che un componimento sacro, dove la modernità la fa da padrona, anticipando di diversi anni suggestioni prettamente novecentesche. Sebbene si tratti di musica deputata ad accompagnare la liturgia, sono ancora quel vigore e quella passione tutti pucciniani a farla da padroni. Le vicende legate alla composizione della Messa a Quattro voci con orchestra ci riportano a Lucca, agli anni della formazione. La composizione viene ancora spesso nominata in molti ambiti, editoriale, discografico, concertistico, con il titolo Messa di Gloria, che risale alla prima edizione a stampa della partitura curata dal sacerdote Dante Del Fiorentino per la casa editrice Mills Music di New York nel 1951. Del Fiorentino, che aveva esercitato il sacerdozio a Torre del Lago prima di trasferirsi negli Stati Uniti, era un amico di Puccini. Il titolo adottato sull'edizione, non sappiamo se per volontà sua o dell'editore, non trova nessun riscontro sui manoscritti. Oltre ad essere un titolo falso è improprio, dal momento che già al tempo in cui la Messa fu concepita con esso si intendeva per convenzione una particolare tipologia di messa, limitata alle due sezioni Kyrie e Gloria, mentre quella musicata da Puccini è completa di tutte le cinque parti dell'ordinario. Sulla partitura autografa, che si conservava insieme a quella del Capriccio Sinfonico presso il Museo-Casa natale di Giacomo Puccini a Lucca, è basata l'edizione critica, curata da Dieter Schickling. La composizione della Messa rientra tra le prove che valsero a Puccini, nel 1880, il brevetto di composizione presso l'Istituto Musicale "G. Pacini" di Lucca. Puccini scelse il genere ecclesiastico, un messa solenne per tenore e baritono solisti, coro e orchestra, che fu eseguita il 12 luglio del 1880 per la festa di San Paolino, nella Chiesa dei SS. Paolino e Donato. A Lucca Puccini incontrò un ambiente particolarmente favorevole per la pratica della musica sacra; tra le linee d'approccio stilistico alla composizione sacra che si prospettavano a un compositore dei suoi tempi, egli scelse una via intermedia, evitando di far procedere la Messa secondo un'unica condotta. I due estremi stilistici in Italia per la musica sacra erano rappresentati, da una parte, dallo stile severo, praticato nel completo rispetto della tradizione, dall'altra, dall'impiego di moduli compositivi prettamente operistici. Con mirabile maestria Puccini riuscì a mediare tra le diverse istanze. Nella Messa si passa con naturalezza, ad esempio, dalla vivacità della scrittura corale del Gloria, al rigore contrappuntistico del Cum Sancto Spiritu, all'aperta cantabilità lirica dell'assolo del tenore nel Gratias agimus. Altro brano dallo spiccato carattere lirico è l'Agnus Dei, che il compositore riutilizzò, apportando le opportune modifiche, per il Madrigale in Manon Lescaut.

Si è chiuso così questo imperdibile appuntamento musicale che l’Associazione Musicale Lucchese ha saputo offrire con attenzione e competenza al pubblico della città: peccato che questo stesso pubblico non si sia nemmeno in questa occasione smentito, lasciandosi andare a un disordinato e chiassoso vociferare, a causa della mancata amplificazione della voce di chi ha introdotto il concerto. Chissà se questa Lucca si merita davvero il Maestro Puccini, dopotutto.

(Cit. Puccini non in teatro – Matteo Giuggioli)

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