Speciale 150 anni dalla nascita di Giacomo Puccini

domenica, 5 febbraio 2012

Non c'è pace per Casa Puccini

Il secondo ingresso di Casa Puccini

11-12-2007 / Editoriale / Silvia Cosentino

LUCCA - Le notizie che si apprendono leggendo la cronaca di Lucca de Il Tirreno di oggi (11 dicembre) riguardo al possibile futuro di Casa Puccini, lasciano senza parole: un euro, questo il prezzo al quale Simonetta Puccini, la nipote del musicista, venderebbe il museo allaFondazione Cassa di Risparmio di Lucca. Un euro, poca cosa, il costo di un caffè o di un quotidiano. E' invece salato il conto di quanto verrebbe richiesto in cambio: il trasferimento degli importanti pezzi di mobilio a Torre del Lago e dei manoscritti a Viareggio; il controllo da parte della Puccini dell'associazione che dovrebbe essere creata per gestire la casa, nonché di tutti gli eventi correlati al Maestro. Puccini e Lucca stanno pagando fino in fondo le conseguenze di questa inutile guerra, che periodicamente riserva sviluppi che poco di buono fanno presagire per il futuro.

 

Le condizioni del pianerottolo che introduce a Casa Puccini

Manca poco ormai al 149esimo anniversario della nascita di Giacomo Puccini, sabato 22 dicembre, e all'inizio di questo 2008, anno di grandi celebrazioni: c'è poco da festeggiare e poco di cui esaltarsi, se le prospettive a Lucca continuano a essere così tristi. Non facciamo ormai fatica a credere che le vergognose condizioni di Casa Puccini siano destinate a restare tali ancora per molto tempo: è vero, alla modica cifra di un euro la Fondazione Cassa di Risparmio potrà finalmente prenderne possesso e utilizzare i fondi appositamente stanziati per il restauro, ma i preziosi pezzi vincolati e ormai parte integrante della storia della casa-museo confluirebbero nel già ricco patrimonio di Torre del Lago.

Immaginiamo che verrebbero trasferiti così tra gli altri lo spendido pianoforte Steinway, sul quale Puccini compose Turandot (in origine nella casa di Viareggio, ma donato alla Fondazione Puccini di Lucca), e il costume dalla cantante Maria Jeritza per la prima di Turandot al Metropolitan del 1926; senza considerare i preziosi manoscritti come quello della poco conosciuta Messa di Gloria, uno tra i più brillanti e innovativi componimenti per la liturgia che la storia della musica conosca. E di certo non resterebbero lì tutti gli appunti e le note che Puccini scrisse nell'ultimo periodo della sua vita a familiari e amici, impossibilitato a parlare a causa del male alla gola che ne causò la morte. Per tutto questo trasferimento, però, sarebbe necessario richiedere il nulla osta della Sovrintendenza alle Belle Arti.

Nascerebbe poi ad hoc un'associazione per la gestione della casa, diretta da un ufficiale giudiziario di Viareggio nominato dalla stessa Simonetta Puccini: tale associazione avrebbe come membri il Comune di Lucca, la Fondazione Cassa di Risparmio e ancora la nipote, alla quale spetterebbe anche l'ultima parola riguardo a tutte le iniziative organizzate per celebrare il nonno.

Pare che la Fondazione Puccini sia comprensibilmente insoddisfatta di tale scambio e una probabile riunione di venerdì 21 dovrebbe chiarire maggiormente la situazione. Al di là di qualsiasi accordo, rivendicazioni, processi, quote simboliche, e non poco offensive, da versare, la questione è oltremodo nitida e ancora troppo ignorata da istituzioni, organi di stampa e cittadini.

Casa Puccini è ancora in rovina e, a quanto pare, non ci sono al momento sensate future prospettive che facciano ben sperare.

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