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giovedì, 9 febbraio 2012

fotoritocco

Tina Masini: una cercatrice d'oro lucchese nel deserto australiano

06-09-2010 / Foto / Domenico Bertuccelli

SIDNEY (Australia), 6 settembre - Tina è una delle migliaia di lucchesi trapiantate all'estero, lei e il marito vivono sulla costa australiana vicino a Sidney, ma ogni anno all'arrivo della stagione invernale (mese di giugno, per l'emisfero sud) i due coniugi ormai in pensione, equipaggiati di tutto punto “emigrano” verso il nord del continente alla ricerca di un clima più mite, ma soprattutto dell'oro.

Appena si parla di cercatori d'oro si pensa immediatamente a un fiume e a una padella per setacciare la sabbia alla ricerca di pagliuzze e pepite, ma Tina ha ben altre attrezzature: un fuoristrada con roulotte super attrezzata per una vita comoda anche nel deserto, dotata persino di aria condizionata. E lo strumento indispensabile per la ricerca: il metal-detector.

Vivono così per 4 mesi a oltre 3.500 chilometri da casa, inoltrandosi nel deserto pietroso alla ricerca della pepita che potrebbe portare la ricchezza.

Altro strumento moderno assolutamente indispensabile è il GPS, per evitare di perdersi tra le colline ricoperte di una rara vegetazione e pietrisco rosso, che le rendono indistinguibili l'una dall'altra.

Tutto iniziò un giorno, quando il marito di Tina rentrò a casa con una pepita trovata dopo un soggiorno nel nord del paese assieme ad un amico.

Da quella pietra nacque la febbre dell'oro, che non l'ha più lasciata.

Fino ad oggi, Tina e suo marito Reno hanno trovato tante pepite, ma tutte del peso di pochi grammi, anche se ogni tanto capita qualcosa di più grosso, che fa (ri)salire la febbre, spingendo a cercare ancora, là dove tutti dicono che non ci sia niente da trovare.

Come nel luogo del primo ritrovamento  dove Tina, testarda, volle invece tentare e il metal-detector si mise a “urlare” il suo canto inebriante.

Freneticamente Tina scavò una buca e saltò fuori una magnifica pepita luccicante al sole di ben 70 grammi.

Alla fine di settembre Tina e Reno riprenderanno la via del ritorno lasciando un paesaggio dove regna il silenzio, sognando già il prossimo inverno quando il metal detector lancerà ancora quel suono che fa galoppare il cuore in petto dall'emozione.

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