I primi 35 anni di 'Born to run' di Bruce Springsteen
25-08-2010 / words / Paolo Ceragioli
Un altro anniversario per Bruce Springsteen. Stavolta festeggiamo, proprio oggi, il 35mo compleanno di "Born to run", disco che uscì appunto il 25 agosto del 1975 e che segnò non solo la carriera del rocker americano, ma anche la vita di tanti ragazzi di allora, che con quelle storie, quei sogni descritti da Bruce sarebbero diventati persone sicuramente migliori.
Nell'estate del 1975 non doveva essere (e non era, infatti) facile ascoltare, via radio, musica interessante. C'era solo la Rai, che tuttavia qualche trasmissione buona l'aveva. Ero poco più che un bambino, eppure "quella" musica mi attirava molto più di quella dei cantautori italiani che tanto andavano di moda tra quelli che volevano distinguersi. Per chi sentiva dentro di sè che la musica non poteva e non doveva essere solo un passatempo, un divertimento, ma qualcosa di più, al pari di un libro, di un film, di un quadro, magari.
Springsteen aveva in realtà 26 anni e già due dischi all'attivo che nonerano stati stampati in Italia e chi si trovavano solo da chi curava l'importazione, in quel momento assente nella nostra città. E poi non è che potessi girare a quell'età con mezzi propri... Per farla breve, dovetti attendere ottobre, quando in radio, intorno alle 21,30 iniziava "Popoff", trasmissione che da un paio d'anni metteva quella strana musica che mi intrigava. A onor del vero, "Born to run" era già uscito come singolo e pare che fosse stato passato da "Alto gradimento" di Arbore e Boncompagni, ma questo non posso ricordarlo. Ma una bella sera, credo un lunedì, un d chiamato Carlo MAssarini (fututo Mister Fantasy) iniziò una sua trasmissione raccontando una storia, quella di una strana "strada di tuono", lasciando poi spazio a un'armonica da brividi e a un piano delicato. E poi a una voce che subito entrò nel mio cervello e nella mia anima. Il giorno dopo, dopo aver sognato quella strada, andai a comprarmi ik disco dove c'era quella canzone. Ricordo che il negoziante (non c'è più quel negozio in città ) mi guardava con occhi a metà tra il meravigliato e il soddsfatto: mi conosceva e forse se lo aspettava. Di sicuro, in quel momento, decisi che la musica sarebbe stata una parte importante, fondamentale della mia vita, come è infatti accaduto. E di questo sono felicissimo e grato all'uomo di Freehoild, New jersey.
Mi leggevo quei testi cercando di tradurli con il mio inglese scolastico, vocabolario alla mano, aspettando che Massarini traducesse uno a uno tutti quei pezzi che lentamente e inesorabilmente imparai a memoria, partiture strumentali (senza conoscere la musica) comprese. Capii che non me ne sarei più separato. Ricordo che sull'edizione italiana c'era la dicitura "il più grosso fenomeno dell'anno, al primo posto negli Usa". Ricordo anche che veniva da molti definito il nuovo Bob Dylan, chissà con quale criterio, se non quello dei discografici di cercare di creare interesse. Ma non ce n'era bisogno.
Bruce pagò caro quel successo, con tra anni di forzato silenzio discografico, tamponati però da tre anni di concerti che veivano immorrtalati dai giornali specializzati e da quei bootleg che presto avrei imparato ad apprezzare. Tutto questo contribuì a creare una leggenda che dura tuttora.
Ma quel disco se lo riascoltiamo oggi, al di là di qualche sfumatura tecnica, è semplicemente perfetto. Ogni brano meriterebbe un discorso a sé, ma l'insieme di quelle storie, di quelle musiche forti, delicate, evocative, grondanti sudore e speranza mi resero partecipe del grande sogno americano, quello vero, pur restando nella mia cameretta lucchese.
Grazie, ancora una volta, Bruce!
Born to run (etichetta Coiumbia, CBS in Europa, 1975)
Lato A
Thunder road
Tenth Avenue freeze-out
Night
Backstreets
Lato B
Born to run
She's the one
Meeting across the river
Jungleland
 
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