Attualità

giovedì, 9 febbraio 2012

Wind

L'addio del generale McChrystal per colpa di quell'intervista a "Rolling Stone"

14-08-2010 / Personaggi / Nazareno Giusti

NEW YORK (Usa), 14 agosto - Alla fine, “Mac” (come lo chiamavano all'Accademia), ha dovuto lasciare il suo incarico, la sua vita. Stanley McChrystal, generale dell'esercito americano, capo delle forze armate statunitesi in Afghanistan, il 23 luglio 2010 alla base di Fort McNair, a Washington, ha pronunciato il suo addio, un “riscatto a colpi di stile e humour che valeva le dimissioni” (come ha scritto pochi giorni fa “Il Foglio”).

Le dimissioni del generale sono dovute (anche) a un articolo apparso su "Rolling Stone" in cui mostrava "delusione" nei confronti di un presidente Obama "poco preparato e poco impegnato" edefiniva "un clown" il consigliere per la sicurezza nazionale James Jones.

“Stan the Man” (così lo chiamarono in seguito) non se lo sarebbe mai immaginato che la sua carriera potesse finire così. Lui, che mangiava soltanto la sera perché non voleva che i pasti durante la giornata gli intorpidissero il pensiero. Lui, che quando lavorava al Council on Foreign Relations faceva di corsa i sedici chilometri tra casa e la scrivania poi la sera tornava allo stesso modo e, per ottimizzare i tempi, aveva pure iniziato a inserirsi sull’iPod la versione audio dei libri che doveva leggere.

Che frustrazione - ha detto, in apertura del suo discorso, il 23 luglio - ho passato una carriera intera ad aspettare il mio discorso d’addio soltanto per poter mentire su quanto sono stato un grande soldato (...). Vedete, trovarci qui stasera ha le potenzialità per essere imbarazzante o anche triste. Con le mie dimissioni ho lasciato una missione in cui credevo molto. Ho terminato una carriera che ho amato e che è cominciata più di trentotto anni fa. E non posso mantenere le promesse che ho fatto a molti compagni in battaglia, promesse che ritengo sacre. Il mio servizio non è finito come avrei voluto e ci sono in giro alcuni malintesi sulla lealtà e sul servizio prestato da alcuni ottimi professionisti. Probabilmente ci vorrà un po’ di tempo, ma credo che questi malintesi saranno corretti. Perciò anche se stasera ridiamo non vuol dire che tutti questi anni non siano stati importanti per me. Vuol dire l’opposto, vuole dire che ogni giorno e ogni amico sono stati doni di cui faccio tesoro e ai quali voglio rendere omaggio. Come comandante Isaf ho avuto l’opportunità unica di prestare servizio insieme a professionisti di quarantasei nazioni sotto la leadership della Nato. Siamo più forti per la varietà delle nostre forze e grazie a questa esperienza posso dire di essere un uomo migliore (...). Nella mia carriera ci sono stati momenti straordinari, ma è della gente che mi ricorderò. E’ sempre stata la gente".

Convinto che “gli afghani abbiano il coraggio, la forza e la tenacia necessaria per affrontare i compiti che li aspettano" ringrazia tutti gli intervenuti, ma anche il segretario Gates e il presidente Obama, i sergenti maggiori, "tutti quelli che non vestono un’uniforme ma danno molto, si sacrificano liberamente e prestano il loro servizio come un esempio reciproco e per la nostra nazione", i vecchi amici di tutta una carriera ma sopratutto coloro che in quel momento “sono sul campo a combattere" o quelli che "riposano oltre il fiume, nel cimitero di Arlington. Buona parte della stima che ho ricevuto appartiene a loro".

Poi, mentre da consigli a chi rimarrà "in campo" dichiara, con sincerità:"se potessi tornare indietro, cambierei alcune cose della mia carriera, ma non molte. Ho creduto nelle persone, e ci credo ancora. Mi sono fidato e mi fido ancora. Me ne sono preso cura, e lo faccio ancora. Non vorrei averlo fatto in nessun altro modo."  Perché - come diceva Winston Churchill - "si sopravvive con quello che si guadagna, ma si vive davvero grazie a quello che si dà". Per i giovani leader di oggi e di domani: "questa è una vita fantastica".

Per quanto riguarda il futuro il generale pensa che “potrei essere un buon consulente di moda e portavoce di Gucci, ma non si sono fatti ancora sentire”.

Poi c'è, Annie la compagnia di tutta una vita "con le sue delizione scarpine italiane ai piedi." (“Una volta in Afghanistan ho persino pensato di usare la storia delle scarpe comprate da Annie come un motivo per convincere l’Italia a mandare più soldati”).

Lì, presente come. “Sempre bellissima. Per tre anni e mezzo è stata la mia ragazza, poi la mia fidanzata e per trentatré anni è stata mia moglie. Per molti anni ho scherzato, a volte pubblicamente, sulla sua cucina schifosa, sui suoi armadi terrificanti, sulla sua guida da autoscontro e sulla sua dipendenza dalle M&M’s, ed è tutto vero. Ma ora che concludiamo una carriera insieme, è importante che voi sappiate che lei c’è sempre stata”.

C'era quando il padre lo promosse sottotenente di fanteria, dopo aver aspettato per mesi che uscisse dalla Ranger School. Poi sono andati a vivere nel "nostro primo appartamento, a Fort Bragg. Il trasloco, compresi i primi giorni nel nostro appartamento da 180 dollari al mese, è stata l’unica luna di miele che io ho potuto darle, un fatto che lei da allora mi ha, qualche volta, ricordato”.

"Dopo l’11 settembre, lei ci ha guardati partire per la guerra e ha aiutato le famiglie dei nostri caduti con grazia stoica. Mentre gli anni passavano e la guerra diventava sempre più difficile e letale, il coraggio tranquillo di Annie mi ha dato la forza che non avrei trovato altrimenti. Nell’esercito c’è un assioma: è il soldato che firma gli assegni, ma sono le famiglie a pagare il conto".

E per spiegare l'assioma racconta la storia del piccolo esercito di trecento guerrieri spartani mandati, da una coalizione di città-stato greche, alle Termopili, per combattere l’invasione dell’esercito persiano di re Serse, la missione era disperata e la morte dei trecento era certa.

Prima di partire il re spartano, Leonida, spiegò a una delle mogli come avesse selezionato i trecento da un esercito intero: “Non li ho scelti per il loro valore, mia cara, ma per quello delle loro mogli. Perchè quando quei trecento guerrieri saranno morti allora tutti gli spartani guarderanno a te e a tutte le altre mogli e madri, sorelle e figlie di quanti sono caduti. Se vedranno i vostri cuori lacerati e spaccati dal dolore, anche i loro si spezzeranno e la Grecia si frantumerà con loro. Ma se tu resisterai, con gli occhi asciutti, non solo sopportando la tua perdita ma disprezzando l’angoscia e abbracciandola come l’onore che si ritrova nella verità, allora Sparta resisterà e la Grecia intera resisterà con lei. Perchè ho chiesto a te e alle altre trecento, di resistere alle prove più terribili? Perchè potete farlo”.

| Altri

 

 

Commenti

Il contenuto dei commenti non costituisce notizia giornalistica

14-08-2010 / LEO

Sono senza parole dopo la lettura di questo articolo e non posso fare altro che esprimere ammirazione nei confronti di questo generale che ha posto alla base della propria vita principi ai quali tutti dovrebbero ispirarsi.Questa testimonianza ci aiuta a credere in un mondo migliore dove non sempre si pensa a noi stessi ma a costruire anche per gli altri.

15-08-2010 / Viola

Questo santino di Stanley McChrystal, ve lo potevate risparmiare.

15-08-2010 / Viola

@Leo: se dobbiamo prendere un generale come esempio, allora abbiamo veramente toccato il fondo. In questo articolo si parla di un uomo tutto famiglia e lavoro, di un matrimonio lungo 33 anni, di mancate lune di miele...che bel quadretto...Una bella famiglia americana.
Parliamo di quanto guadagnava il Stanley McChrystal, per comandare le operazioni militari in Afghanista (usare le scarpe italiane della moglie per convincere l'Italia a mandare più soldati???). Parliamo di quanti civili ha ucciso, ben sapendo di ucciderli, con la sua tecnica di guerriglia, con i suoi elicotteri radiocomandati, con le sua bombe intelligenti. Parliamo dei risarcimenti concessi alle famiglie afghane, che hanno subito perdite: 5000 euro a famiglia. Perline di vetro e specchietti in cambio di vite umane. Ma a questo gli americano ci hanno abituato.
Non avrei mai creduto di dover leggere un articolo simile sullo Schermo. Mai.

15-08-2010 / federico barsanti

Sono senza parole anche io. Le guerre sono una pestilenza, una delle creazioni più validamente basse e vergognose di cui l'essere umano è creatore ed alimentatore. Ma il grave non sono soltanto le guerre: sono i metodi con i quali vengono attuate, portate avanti, sviluppate ed alimentate a causa dell'odio che genera senza soluzioni di termine altro odio e anche per i grandi interessi economici che da sempre vi stanno dietro.
Al Generale viene data una sfilza di medaglie da portare sul petto, al difensore della pace il Premio Nobel.. E così si va avanti tra le solite, ridicole, ahimé tremende confusioni e falsità. Bello il discorso del McChrystal: stra-ordinario che appartenga all'ennesimo uccisore.
Che gran confusione, che grande confusione! Come diceva E. Petrolini "tutto un mondo da rifare".

04-09-2010 / Stefano

Onore al Generale, io ero laggiù con lui e non conta altro, un soldato crede a quello che fa, non parlate se non sapete.
quella missione è più nostra di quanto credete!

04-09-2010 / e.n.

@stefano
il fatto che tu ci fossi e noi no, ahite, non rappresenta un motivo per venirci a dire "fatevi gli affari vostri". un soldato, come chiunque altro, può credere in quel che gli pare. Ma sei stato là coi nostri soldi, a rappresentare militarmente l'Italia all'estero, e tutti i cittadini - favorevoli o meno all'intervento in questa o quella guerra - che ti hanno pagato hanno diritto di sapere, e di influenzare le scelte del ministero della difesa e del governo come possono: con dibattiti, commenti, manifestazioni, insomma con qualsiasi mezzo a disposizione. Perché la "tua" missione è più "nostra" di quanto credi.

Inserisci il tuo commento

I commenti sono moderati, quindi non appariranno finché non saranno approvati da un amministratore. Non saranno approvati i commenti offensivi o in cui viene usato un linguaggio non civile. I campi contrassegnati con * sono obbligatori. L'Email non sarà in ogni caso pubblicata, ma solo utilizzata ad uso interno.

PDF