Sport

giovedì, 9 settembre 2010

America’s Cup: la sfida secondo le regole del 1857

06-02-2010 / Vela - XXXIII America's Cup / Iacopo Lazzareschi Cervelli

ROMA, 6 febbraio – Si svolgeranno da lunedì 8 febbraio le regate della XXXIII America’s Cup: il trofeo sportivo più antico del mondo si dimostra capace di resistere e sfuggire ai tentativi di commercializzazione mantenendo il suo spirito originario.

La prima volta la Coppa delle Cento ghinee fu messa in palio dalla Regina Vittoria, era il 22 agosto 1851 e la regata si svolse intorno all’isola di Wight in Inghilterra. L’unica barca USA America di Johon Cox Stevens sconfisse sonoramente altre quattordici barche britanniche. L’orgoglio statunitense salì alle stelle perché America dimostrava la superiorità tecnologica degli States sull’Inghilterra in ambito navale quando il trasporto marittimo si basava ancora sulla capacità di sfruttare il vento.

Sei anni più tardi la Coppa delle Cento Ghinnee o America’s Cup fu donata allo Yacht Club di New York a patto che fosse conservata come trofeo perpetuo per competizioni amichevoli fra paesi stranieri e tramandata e messa in palio secondo le regole scritte nel Deed of Gift (Atto di donazione) che ancora oggi regola le modalità fondamentali di questa gara.

L’atto di donazione prevede che le regate si svolgano fra il detentore della coppa (oggi Alinghi) e uno sfidante (Oracle). Negli anni la presenza di più sfidanti portò a decidere di organizzare delle vere e proprie selezioni fra pretendenti per stabilire quale fra tutti fosse il più forte e più adatto a sfidare il defender.

Queste selezioni regolate attraverso un protocollo stilato fra il defender e il challenger of record (ossia il primo sfidante in ordine temporale che rappresenta anche tutti gli altri) ha permesso di concordare e definire con maggior precisione forme ed armamento degli scafi e ha dato luogo dal 1983 alla Louis Vuitton Cup che ha preceduto l’America’s Cup vera e propria con numerosi team impegnati nel conquistarla.

Nel momento in cui un challenger o il defeder hanno tentato di forzare l’equilibrio che deve regnare fra le parti e si è arrivati alle vie legali, non è stato più possibile stabilire un protocollo e si è tornati a disputare l’America’s Cup senza preselezioni secondo le regole base del Deed of Gift del 1857.

E’ questo il caso del challenger neozelandese dell’edizione 1988 e del defender Alinghi quest’anno.

Il neozelandese Michael Fay che nel 1987, sfruttando un ritardo da parte del defender nel dettare il protocollo, dopo feroci controversie legali sfidò il San Diego Yacht Club secondo le regole dell’atto di donazione con un mega yacht di trentasette metri in vetroresina soprannominato «plastic fantastic». La disfatta fu causata dalla sentenza del tribunale di New York che permise agli americani di difendersi con un piccolo catamarano ovviamente molto più veloce del monoscafo gigante (i multiscafi erano conosciuti nel 1857 e non furono esplicitamente proibiti nell'atto di donazione)

Il defender Alinghi di Enresto Bertarelli, volendo sfruttare commercialmente l’evento sportivo in modo più serrato, ha tentato invece di imporre un challenger of record di comodo e regole troppo svantaggiose per gli sfidanti nel protocollo dettato dopo l’edizione 2007. Questa situazione è sfociata in un impugnazione da parte di Larry Ellison, armatore di Oracle che ha portato a disputare questa sfida di nuovo con le regole base stabilite nel 1857 e con due giganteschi multiscafi.

Si potrà dire che un’America’s Cup così è un evento rovinato dalle beghe legali, in una formula brevissima che potrebbe prevedere anche solo tre regate, con barche assurde e sentimenti poco sportivi, ma noi riteniamo che invece questi passaggi difficili siano proprio la parte fondamentale, più autentica, di questa straordinaria ed epica competizione, capace di sottrarsi ogni volta all’omologazione prevedibile e commerciale che ormai appiattisce e asserve molti sport ai media e agli sponsor di turno.

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Commenti

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07-02-2010 / Hybris

Cervelli giudica la situazione che tratteggia molto bene in poche righe - evento rovinato dalle beghe legali, in una formula brevissima che potrebbe prevedere anche solo tre regate, con barche assurde e sentimenti poco sportivi - come la quintessenza della sportività: è come se uno dicesse che un pasto costituito da cibo avariato, di scarsa quantità e dal sapore orribile sia il non plus ultra del nutrimento! Mah, questa considerazione del Cervelli mi sembra alquanto cervellotica...

07-02-2010 / Rapid

Credo che l'articolista intenda esaltare la capacità di potersi sempre riallineare ad un punto di riferimento fermo, le regole del 1857, anche quando la coppa america rischia di diventare un carrozzone come ad esempio i mondiali di calcio. Le regole del 1857 sono la quintessenza della America's Cup, e la magia resta, anche con quelle regole.

08-02-2010 / roberto

Una domanda da ignorante totale, ho capito che si è tornati alla originale sfida tra un detentore ed uno sfidante.... ma se non ci sono state selezioni come è stato scelto lo sfidante??? Sicuramente sbaglio ma mi sembra di aver capito che lo sfidante è l'unico che aveva le capacità economiche per poter allestire un trimarano di quelle dimensioni e tecnologia...se fosse davvero non mi pare che sarebbe una competizione cosi rispettosa delle regole e affascinante... sarebbe solo una sfida tra chi ha la coppa ed è pieno di soldi e un altro miliardario che in base al fatto che è l'unico che se lo puo' permettere diventa lo sfidante.... se mi sono sbagliato chiedo venia, ho premesso la mia ignoranza.

08-02-2010 / Massimo

Boh... 3 regate con probabimente 2/3 bordi per lato... più che una regata di vela mi sembra una corsa di cavalli (marini). Bella la tecnologia, belle le barche... ma i tempi di Azzura con quel tipo di barche panciute, vele bianche, praticamente tute uguali o quasi, dove equipaggio e tattica facevano la differenza... non si è più visto. Quella secondo me era... la quintessenza dello sport, tuttattaltro che piatto e di sicuro interesse per i media e... non dimeticamolo... il pubblico!

08-02-2010 / Rapid

Credo che lo sfidante sia stato l'unico che ha potuto permettersi (economicamente e tecnologicamente) di sottoscrivere una sfida secondo le 1857 rules, quindi il challenger of record. In ogni caso anche alle origini era uno sport tra ricconi. Di sicuro non è il calcio :)

08-02-2010 / Gino

La Coppa America non è uno sport olimpico - è una sfida fra yacht club e armatori dove vengono bruciate risorse economiche enormi che hanno contribuito in 160 anni allo sviluppo della tecnologia non solo navale. Chi pensa di sfruttarla commercialmente finisce sempre male.
L'America's Cup un po' come il Palio di Siena, se non piace si può cambiare canale! ;-)

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