Società e Ambiente

giovedì, 9 settembre 2010

Giornata internazionale contro le mutilazioni genitali femminili: "Battaglia morale e culturale"

04-02-2010 / Società / La redazione

FIRENZE, 04 febbraio - "La Giornata internazionale contro le mutilazioni genitali femminili (mgf), che si celebra il 6 febbraio, invita ad una grande mobilitazione, ad una battaglia culturale e civile, per l'affermazione dei diritti delle donne''. Questo il commento della presidente della Commissione Pari Opportunita' Donna-Uomo della Toscana, Chiara Grassi, che ha rilasciato una dichiarazione su un "fenomeno complesso, che si inserisce in un universo di credenze e significati, ma che viola l'integrità psico-fisica e morale, arrivando, in casi estremi, a privare della vita stessa".

"Ogni anno tre milioni di bambine e di donne sono sottoposte ad escissione o mutilazione genitale, una pratica pericolosa e potenzialmente fatale che provoca dolore e sofferenze indicibili - ha sottolineato la Grassi, con alla mano il rapporto Unicef -. Le Mgf sono argomento trasversale, perché non riguardano una storia, una cultura, una religione, ma interessano un complesso intreccio di storie, culture e religioni".

''Non è un problema solo sanitario, ma è una questione sociale e soprattutto una battaglia culturale - ha sottolineato Grassi - da affrontare insieme, potenziando quella rete costituita da enti pubblici, organismi e associazioni, e lavorando su tre livelli: regionale (locale), nazionale ed internazionale''.

''Questa battaglia va affrontata collaborando, una collaborazione mano nella mano, guardando alla dignità di ogni essere umano, uomo o donna che sia - ha concluso - senza distinzione di sesso, genere, razza, religione, lingua, cultura e età, per ridurre diseguaglianze e discriminazioni, e per creare un mondo più giusto''.

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Commenti

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05-02-2010 / Attanasio Cavallo Vanesio

Gli assunti degli occidentali che combattono queste battaglie sono arroganti e soprattutto falsi.

Si dice: "Ogni anno tre milioni di bambine e di donne sono sottoposte ad escissione o mutilazione genitale, una pratica pericolosa e potenzialmente fatale che provoca dolore e sofferenze indicibili - ha sottolineato la Grassi, con alla mano il rapporto Unicef -. Le Mgf sono argomento trasversale, perché non riguardano una storia, una cultura, una religione, ma interessano un complesso intreccio di storie, culture e religioni".

E' vero, si tratta di una pratica dal nostro punto di vista barbara e violenta, senz'altro dolorosa e pericolosa, ma quante di queste tre milioni di donne e bambine la subiscono coattamente? Non molte.

Non sono infatti moltissimi, anzi sono pochissimi, i luoghi del mondo dove chi subisce l'infibulazione la vive con il background culturale di chi porta avanti queste manifestazioni e battaglie.

Anzi i missionari o i tanti volontari che in giro per il mondo tentano di consapevolizzare le donne su questo argomento vi potranno tranquillamente raccontare che le prime a non capire queste ragioni sono proprio le donne. Infatti nella stragrande maggioranza dei casi nei luoghi in questione le mutilazioni sono una cosa normale, "giustificata" culturalmente secondo il loro punto di vista e non certo vissuta come una tortura imposta.

Quindi di fatto queste battaglie, che mi rendo conto nascono con le migliori intenzioni, altro non sono che arroganti tentativi di una cultura che si considera superiore (la nostra) di annientare altre culture considerate retrograde o inferiori non si sa secondo quali parametri oggettivi.

Proprio così, quella stessa cultura che deve il suo benessere opulento e consumistico allo sfruttamento e sottomissione di oltre metà del mondo ridotto in povertà e condizioni di vita miserabili si arroga perfino il diritto di voler considerare inette certe culture che non riescono a progredire autonomamente in quanto private dei mezzi di sostentamento che porterebbero a una naturale crescita.

Il mio consiglio per creare un mondo più giusto dunque è intanto quello di cominciare a comprenderlo questo mondo, magari iniziando a rispettare le diversità di tutti i tipi. Concetto quest'ultimo che mi rendo conto è di gran lunga difficile da comprendere per una cultura forgiata da secoli di influenza cattolica, una cultura dunque che considera sbagliato ogni altro punto di vista diverso dal proprio (ed infatti si autoproclama superiore).

05-02-2010 / il suicida

Il tema è spinoso. Certo frasi come "senza distinzione di sesso, genere, razza, religione, lingua, cultura e età, per ridurre diseguaglianze e discriminazioni, e per creare un mondo più giusto'" sono davvero ambigue e per certi versi terrificanti. Un mondo più giusto non è necessariamente omogeneo, né mono-culturale, e sopra ogni cosa non esiste proprio, un mondo privo di distinzioni del genere (se no forse in qualche strampalata teoria) perché il mondo è fatto proprio di quelle cose. L'unica cosa che trovo lecita è offrire, a tutti, consapevolezza e modelli alternativi. Nel caso di un'usanza applicata in età neonatale (e, su un livello meno traumatico e irreversibile, si inserisce in questo contesto anche lo stesso cattolicissimo battesimo, tra gli altri) il "problema" sta nell'accettare o meno non tanto la castrazione, l'infibulazione, il battesimo, l'asportazione del prepuzio e quant'altro (coi dovuti distinguo sulla "reversibilità" fisica e psicologica di certi riti), quanto il diritto di un genitore o di un'istituzione di compiere determinate scelte, scelte che coinvolgono un essere totalmente incapace di opporsi alle medesime. Per quanto mi riguarda abolirei ogni forma di intervento sul bambino, abbandonandolo alle proprie scelte e responsabilità al primo segnale di insorgenza di quel mirabile concetto che va sotto il nome di libero arbitrio. A quel punto: cazzi suoi.

Ora scusate ma la recente evirazione mi sta dissanguando e comincio a vedere tutto nero, ma ricordate: qualunque cosa mi

05-02-2010 / francesca

Tante e varie sono le opinioni attorno all'argomento x questo vi segnalo
www.yuotube/davos
http://www.youtube.com/user/thedavosquestion#p/a/C52EC47E9761C061/2/IxcD5Lo4cR0

fatemi sapere cosa ne pensate
grazie
francesca.

06-02-2010 / Brunella

L'infibulazione è vietata per legge anche nei paesi dove viene praticata... non si può nascondere un crimine dietro il paravento di una "cultura diversa". Nessuno vuole un mondo tutto omogeneo e sinceramente, accostare l'infibulazione al battesimo e alla circoncisione mi sembra eccessivo, anche perché non è una pratica religiosa: forse non sapete di cosa si tratta.

08-02-2010 / Attanasio Cavallo Vanesio

Non sappiamo di cosa si tratta? Ma francamente - parlo per me - lo so benissimo. Se poi vogliamo assolutizzare il giudizio su queste pratiche nascondendosi dietro il paravento che anche paesi come l'Eritrea la vietano malgrado l'infibulazione sia praticata su quasi tutte le donne, allora è bene richiamare ancora l'arroganza occidentale che obbliga questi paesi a promulgare leggi affini alla cultura dominante, che le impone minacciando embarghi per compiacere i vari nazismi che soggiogano le 'grandi democrazie' - mie viene da ridere (in questo caso il nazismo femminista). Cioè è divertente: gli rubiamo tutte le risorse e minacciamo anche di non dar loro il minimo indispensabile per sopravvivere se non fanno quel che gli si dice noi, pazzesco.

Che piaccia o no, per dirne una, una donna somala non infibulata non trova marito e vive di stenti una vita già difficile. Ci manda suo figlio, cara brunella, a sposare una contadina somala non infibulata analfabeta? Magari ce lo manda ma sappia che la trova stuprata a ripetizione ed emarginata da un contesto che, siccome non infibulata, la considera al pari di una 'strega', come del resto facevamo noi con certe donne quando la nostra cultura era a livelli già più alti di quelli tribali africani.

Queste associazioni combattono battaglie in buona fede facendo a volte danni pazzeschi per arroganza, come già detto prima, tant'è che vietare coattamente le mutilazioni femminile nelle culture dove vengono praticate senza prima cambiarne il contesto culturale produrrebbe donne che darebbero un braccio pur di essere infibulate, tante sarebbero le sofferenze cui andrebbero incontro.

Gli esempi d'altra parte sono molteplici; ad esempio si sente poco parlare di una missione cristiana che qualche anno fa andò a vietare una pratica orribile in una tribù camurenense o liberiana (non ricordo): lo stiramento delle mammelle. Stiramento vietato e delirio di stupri non da parte di orchi cattivi, ma da parte di uomini normali che vivono in una cultura primitiva ma secolare che un paio di tette li manda in pappa il cervello. Conclusioni della missione: questi qua son più furbi di noi stirano le mammelle per fare in modo che le donne possano avere una vita dignitosa.

E' orribile? si. Possiamo coattamente vietare queste pratiche? ovviamente no se prima non emancipiamo la cultura. Possiamo emancipare la cultura andando lì a diffondere il verbo? In minima parte. Per emancipare una cultura primitiva come quella delle tribù africane intanto andrebbe alfabetizzata la popolazione, risultato non ottenibile senza prima smettere di sfruttare il 99% delle risorse di questo continente per il nostro benessere.

Stia tranquilla Brunella che se alfabetizziamo tutte le donne islamiche del mondo poi se ne accorgono anche senza che ci andiamo noi col 'verbo' che nel Corano non c'è scritto da nessuna parte che le donne vanno mutilate.

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