Capitolo cinquantacinquesimo - Il presepe vivente
20-12-2009 / Un'imprevedibile concatenazione di eventi / Ciumeo.it
Alla flebile luce di una fiammella tremolante, i volti accostati di Enea Pretori e Salvo De Santis assumevano un vago e natalizio apparentamento con due personaggi d’un presepe. L’uno dormiva beato con il capo poggiato sulla spalla dell’altro, che a sua volta era assorto a osservare lo schermo buio di un televisore spento: entrambi erano assisi sul vecchio divano del ben noto appartamento della fu Zellini Livia...
...Poco tempo prima, Ugo Calmeri aveva salutato il suo sottoposto, al momento del cambio di turno, fornendo le solite raccomandazioni di ogni sera: mantenere tutto ben pulito, assicurarsi che al ragazzo – così Ugo chiamava paternamente il Pretori Enea – non mancasse mai niente e soprattutto, cosa assai più importante delle precedenti, non spegnere mai, neanche per sbaglio, il televisore di fronte al divano.
Salvo osservava lo schermo privo di immagini, e pensava, e ripercorreva con la mente gli ultimi minuti di quella faticosa giornata.
Aveva seguito pedissequamente e in rigoroso ordine le precise indicazioni di Ugo, non appena quello era salito sulla macchina ed era schizzato via, veloce come un fulmine: "Stavolta Clara mi ammazza", queste erano state le sue ultime parole mentre scendeva gli scalini a due a due. Salvo si era messo quindi grembiule e pattine e aveva iniziato la sua corvée notturna. Sembrava che quei due sporcassero quanto un esercito intero: ogni giorno riempiva un sacco nero della spazzatura. Non che l’incombenza fosse tanto negativa: l’aveva detto Ugo, quindi era – con ogni probabilità – dettata da ragioni superiori che Salvo non si permetteva neanche di tentare di capire. Quindi tutto, ogni sera, riluceva nella casa del "ragazzo", e quindi la prima indicazione di Ugo era soddisfatta. La seconda, a dire il vero, non necessitava grandi sforzi. Il "ragazzo" era catatonico, proferiva poche stentate parole, si muoveva solo verso il frigo, il bagno o il letto, alternativamente e senza apparenti schemi temporali, e quando non era preso in questi spostamenti rimaneva seduto sul divano, di fronte al televisore perennemente acceso, tanto che Salvo si preoccupò della comparsa di piaghe da decubito, e della conseguente nuova incombenza relativa alla pulizia e disinfezione delle medesime, che sarebbe certo ricaduta sulle sue spalle. Si sarebbe potuto effettuare uno studio antropologico e psicologico sull’esposizione prolungata di fronte a uno schermo e i relativi effetti che questo poteva produrre su una mente e un corpo umani. Anche se, rifletté Salvo, il ragazzo di umano aveva solo l'aspetto.
Eppure.
Eppure mentre si tratteneva in salotto a spolverare i mobili, ché la polvere in quella casa pareva essere magicamente in grado di depositarsi anche sul soffitto, aveva sentito una mano calda poggiarsi sulla sua spalla. Sul momento aveva preso un bello spavento, ma subitaneamente la sua espressione si era dovuta adeguare alla sorpresa di trovarsi il ragazzo in persona, in piedi di fronte a lui, che con pochi e chiari gesti gli comunicava di smetterla con quello spolverio e lo invitava a sedersi sul divano per riposarsi un po’, per, insomma, guardare la televisione. Salvo percepì in quei gesti e in quel comportamento una tale innocenza e purezza, scevra da secondi fini, che accettò l’invito: poggiato lo spolverino sul mobile, scivolò pattinando sino al divano e si mise a sedere per la prima volta accanto a Enea Pretori. Stettero entrambi in silenzio per qualche minuto, mentre un documentario sull’accoppiamento delle mantidi religiose faceva da sottofondo, quando infine accadde un fatto straordinario.
In un attimo tutte le luci della casa si spensero e altrettanto fecero quelle in strada. Tutto calò in un buio e profondo nero. La televisione con le sue mantidi, come qualsiasi altro mezzo elettrico, smise di funzionare. Superato un primo momento di smarrimento, nella mente di Salvo rimbalzarono come un allarme le parole di Ugo, il terzo precetto: mai spegnere. Mai. Fu così, nel buio pesto calato a causa del blackout, che Salvo chiuse gli occhi, strinse le palpebre come chi sia in attesa di un evento poco gradito – le urla di disperazione di Enea il ragazzo bambino psichedelico mezzala Mazzola Pretori.
Passarono venti secondi, dopo i quali le orecchie di Salvo si conformarono a una meno invadente frequenza sonora; Enea, anziché sbraitare, russava, placido e beato. Pareva essersi addormentato di colpo. Allora Salvo si alzò, con l’ausilio di un accendino frugò un poco nella credenza dove aveva nei giorni precedenti ravvisato la presenza di candele, ne accese una e la mise sul tavolino di fronte al divano, dove tornò a sedersi. Quando il ragazzo, nel bel mezzo di un sonno giusto e ristoratore, poggiò la testa sulla sua spalla, Salvo, ancora in grembiule e pattine, cominciò a pensare a quanto sorprendente e varia potesse essere la vita.
Quanto flebili e misere appaiono le certezze, alla luce delle nuove scoperte. Forse niente altro che questo dovrebbe essere l’esistenza; un continuo curiosare per mezzo del quale modificare continuamente i propri orizzonti, in modo da spingere lo sguardo continuamente oltre il confine della propria conoscenza. Tanto solido e massiccio era apparso in tutti questi anni, e fino a ora il granitico ritratto di Ugo, quanto fragile e pieno di crepe si mostrava adesso nell’immaginario di Salvo De Santis, perso con lo sguardo nel vuoto infinito di uno schermo spento.
Commenti
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24-12-2009 / vania
bello!
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