Capitolo cinquantaduesimo - Caccia alla volpe
29-11-2009 / Un'imprevedibile concatenazione di eventi / Ciumeo.it
Era stata una strana giornata per Telemaco Bandini. Iniziata alle prime luci dell'alba con il non molto gratificante ruolo di comparsa di second'ordine, rischiava di concludersi a notte fonda nei panni di un attore di primissimo piano. "Primissimo, cazzo" pensò Telemaco saltellando nello stesso ascensore che quella mattina aveva portato Jena Ruggeri ai piani alti.
Sprito riservato, Telemaco non aveva mai amato le luci della ribalta, non perchè credesse di non meritarle - che anzi, sentiva di aver valore da vendere - ma solo e semplicemente perchè non era molto attratto dal clamore, dal rumore della battaglia, dal brusìo delle voci della folla sbavante...
...Eppure, proprio non era riuscito a trattenersi. Quella sera, chiamato a portare caffè durante una infuocata riunione di redazione, presente il direttore in persona, non aveva potuto fare a meno di ascoltare proprio costui, il grande vecchio Rossellani, mentre ordinava a tutti i capo redattori di reperire qualsiasi straccio di informazione sul caso Brooks, di raschiare il fondo del barile per scovare tutto il trovabile e arrivare infine a capire cosa diavolo potesse aver scoperto quel cannibale traditore di Camillo Ruggeri. Quando Telemaco, quindici caffè sul vassoio, osò prendere parola e proferire un timido accenno di frase, subito Rossellani lo mise a tacere.
- Con zucchero e latte freddo, grazie. Il latte, dopo aver mescolato lo zucchero.
Gli uomini sono strani, creature imprevedibili, spesso confuse e illogiche: per questo non bisognerebbe frequentarli troppo. Nessuno degli astanti, nemmeno lo stesso Telemaco, avrebbe potuto immaginare la baldanza con cui il ragazzo del caffè, dopo aver profondamente inspirato, avrebbe alzato la voce più in alto di quella del vecchio guru per dichiarare che dovevano ascoltarlo, che lui poteva avere una soluzione.
Un silenzio spettrale e gelido calò nella stanza. Molti dei presenti conoscevano da anni Ferruccio Rossellani e presagivano un imminente licenziamento. Ma, ancora una volta in contropiede, prima ancora che il Direttore potesse prendere la parola, Telemaco - preso da indomito e temerario spirito di iniziativa, conscio di giocarsi il tutto per tutto - ribadì il concetto.
- Credo si sapere dove il Signor Ruggeri ha trovato le sue informazioni.
Quando Rossellani, dal suo scranno in cima al tavolo riunioni, si rivolse a tutti coloro che erano nella stanza chiedendo chi diavolo fosse quel temerario, e qualcuno rispose che era uno dei tirapiedi di Jena, tutta la tensione accumulata nell'utimo minuto si sciolse d'incanto. Telemaco fu fatto accomodare al tavolo riunioni, di fronte a una bottiglia d'acqua e un bicchiere pieno. Poi, fu gentilmente invitato a svuotare il sacco.
Tornato nuovamente timido e schivo, Telemaco nicchiò un poco. Non molto c'era da dire, in effetti: lui stesso - raccontò - aveva raccolto, dietro preciso ordine del Signor Ruggeri, una mole impressionanate di dati e articoli dall'archivio del giornale. La sua ricerca si era spinta fino al primo dopoguerra, oltre sessanta anni addietro. A questa notizia, Rossellani alzò un sopracciglio.
In pratica, proseguì Telemaco incespicando di tanto in tanto, aveva realizzato uno storico di tutte le notizie riguardanti Brooks e le sue aziende da quando se ne aveva memoria giornalistica. Un database immenso, aveva spiegato, che il Signor Ruggeri aveva divorato in una nottata di folle lavoro, chiuso a doppia mandata nel suo ufficio. Rossellani alzò il secondo sopracciglio.
La mattina, poco prima di salire dal Direttore - continuò Telemaco Bandini, dopo aver sorbito un poco d'acqua dal bicchiere per placare la sensazione d'avere il palato ricoperto di stucco - Ruggeri era uscito dal suo ufficio, e sembrava raggiante. Cosa avesse trovato, con esattezza, non era affatto chiaro, né c'era modo di stabilirlo ora. Ma qualsiasi cosa fosse, doveva essere in quegli articoli. Bastava dunque ripercorrere i passi di Ruggeri, cosa non ardua dato che lui stesso aveva effettuato la raccolta dati e ricordava perfettamente le chiavi di ricerca che aveva utilizzato non più di ventiquattr'ore prima, per giungere alle medesime conclusioni.
Un piano semplice e funzionale, aveva concluso Telemaco di fronte all'attonita assemblea.
Rossellani si alzò dalla sua poltrona e plaudì allo spirito intraprendente del giovane Bandini, subito imitato da tutto il consesso, visibilmente rinfrancato: infine, il grande vecchio ordinò ai suoi di perquisire l'ufficio di Jena Ruggeri, iniziare le ricerche secondo le direttive impartite dal Signor Bandini. Poi chiamò da parte lo stesso Telemaco, e lo invitò, tra lo stupore crescente di tutti gli anziani redattori presenti, a fare quattro chiacchere nel suo ufficio. Quando entrò nel centro di comando del quotidiano, Telemaco per poco non ebbe un mancamento. Era sempre stato segretamente affascinato dall'idea della mole di informazioni che dovevano transitare da quel cuore pulsante. Dietro la scrivania del direttore stavano almeno venti televisori, tutti accesi e sintonizzati sui canali di mezzo mondo. Un paio di quei notiziari stavano trattando della recentissima quanto anomala storia di cronaca locale: poco dopo la mezzanotte, tutto il nord della nazione era rimasto affetto da un clamoroso e inspiegabile blackout. Si stava lavorando alacremente per capirne le origini.
Telemaco, distratto dalla notizia, non dette molta importanza al grande guru che lo avvisava di prepararsi; stava per partecipare a una caccia alla volpe con tutti i crismi, lo stava incalzando Rossellani, e lui sarebbe stato il segugio che avrebbe dovuto stanare la volpe dal buco: un ruolo di primissimo ordine.
Inserisci il tuo commento
I commenti sono moderati, quindi non appariranno finché non saranno approvati da un amministratore. Non saranno approvati i commenti offensivi o in cui viene usato un linguaggio non civile. I campi contrassegnati con * sono obbligatori. L'Email non sarà in ogni caso pubblicata, ma solo utilizzata ad uso interno.


