Abolizione della pausa pranzo? In Europa è già una realtà con l’orario di lavoro flessibile
24-11-2009 / Economia e Politica / Alessandro Lazzarini
LUCCA - Ha destato un certo scalpore la dichiarazione del Ministro per l'Attuazione del programma di Governo Gianfranco Rotondi di abolire la pausa pranzo in Parlamento - la famosa buvette di Montecitorio - ed anche per i lavoratori: «La pausa pranzo è un danno per il lavoro, ma anche per l'armonia della giornata - dice Rotondi -. Non mi è mai piaciuta questa ritualità che blocca tutta l'Italia. Non possiamo imporre ai lavoratori quando mangiare, ma ho scoperto che le ore più produttive sono proprio quelle in cui ci si accinge a pranzare - continua il ministro -. Chiunque svolga un'attività in modo autonomo, abolirebbe la pausa pranzo. Casomai sarebbe meglio distribuirla in modo diverso, come avviene negli altri Paesi».
Si tratta solo di opinioni del leader della Dc per la Autonomie, che infatti ha subito puntualizzato che non ha in mente alcuna proposta di legge in merito, tuttavia sono bastate per scatenare la reazione indignata degli esponenti del Partito dei Comunisti Italiani, dell'Italia dei Valori e soprattutto di Cisl e Uil, che vedono nell'ipotesi un attacco ai diritti dei lavoratori.
Difficile dire in che modo Rotondi metterebbe in pratica le sue convinzioni se dovesse tradurle in una proposta, ma in realtà il Ministro è sembrato avventurarsi - non si sa quanto consapevolmente e con quanta conoscenza specifica - in un terreno già ampiamente disciplinato dalla dottrina del lavoro, quello della flessibilità dell'orario del lavoro.
Stupisce dunque la reazione di Pdci, Idv e sindacati, anche perché in Europa l'orario di lavoro flessibile è già una realtà che (ovviamente) vede l'Italia come fanalino di coda. Una realtà che addirittura lascia soddisfatti dipendenti e datori di lavoro, almeno da quanto riportato dall'indagine "Working time and work-life balance in European companies" di Eurofund, secondo la quale il 61 per cento dei manager delle ditte dove si attua l'orario flessibile riferisce che i dipendenti sono molto più soddisfatti rispetto a quando l'orario era imposto. Eurofund è la fondazione della Commissione europea per il miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro (non proprio un organo che lavora per togliere diritti ai lavoratori...) e i dati sono estrapolati dall'interrogazione di 21mila aziende europee (quasi nessuna italiana) nel corso dei primi mesi del 2005, quindi non si tratta proprio di novità.
Molto ampio spiegare cosa si intende per orario di lavoro flessibile poiché i modelli di attuazione possibili sono moltissimi, ma in linea generale si può semplificare dicendo che il lavoratore dispone di un plafond orario settimanale, generalmente 40 ore, e le distribuisce durante i cinque giorni lavorativi secondo le proprie esigenze e sfruttando una fascia oraria concordata con il datore di lavoro. Questo significa che, per esempio, stabilita una fascia lavorativa che va dalle 8 del mattino alle 19 di sera, il lavoratore sfrutta questa periodo per raggiungere il proprio obiettivo di lavorare 40 ore settimanali. In poche parole se un giorno c'è una pratica personale da sbrigare non si prendono due ore di permesso ma si entra due ore dopo e magari se ne lavorano 6, per poi lavorarne 9 un altro giorno e così via fino al raggiungimento del plafond. Se lavora 35 ore allora al termine della settimana saranno imputate al lavoratore 5 ore di permesso, se ne lavora 45 gli saranno imputate 5 ore di straordinario.
Un bel salto di qualità - ci permettiamo di dire - rispetto all'orario imposto dove anche solo una pratica burocratica o un visita medica richiedono ore di permesso, o dove è la propria vita che si deve adeguare alle ora di pausa imposte dall'azienda piuttosto che viceversa. Ci vengono subito in mente, ad esempio, tremendi vantaggi per le madri lavoratrici e in generale per le famiglie con figli piccoli o semplicemente per chi deve organizzarsi per condividere il tempo con i propri affetti.
Il tutto chiaramente non è solo rose e fiori, ci sono obblighi da rispettare e comunque ogni azienda propone un modello di flessibilità adattato alle proprie esigenze ed anche in base alla mansione del dipendente, in altri termini ci può essere più o meno libertà di ‘movimento', ma la possibilità esiste ed è felicemente messa in pratica in molte aziende europee.
Tanto felicemente che secondo l'indagine di Eurofund senza orario fisso il lavoratore ci guadagna in salute e soddisfazione, aumentando la propria produttività. Addirittura i manager interpellati all'epoca riferirono che quanto più il modello è libero tanto più se ne vedono concretamente i benefici, con riduzione dell'assenteismo e maggiore capacità dei dipendenti di affrontare i momenti di maggior carico lavorativo.
Ai tempi dell'indagine in Europa una azienda su due aveva siglato contratti con orario flessibile e il dato era in vertiginoso aumento. Addirittura nei paesi scandinavi si possono accumulare ore per poi prendersi lunghi periodi di ferie. Meglio non addentrarsi nella statistica italiana, dove comunque le pochissime aziende al passo coi tempi prevedono un modello di flessibilità ancora poco flessibile e che in genere prevede semplicemente orari di entrata e di uscita variabili, ma otto ore giornaliere e pausa pranzo imposta ad orari predefiniti.
Per quanto riguarda i lavoratori autonomi, sembra proprio che la disciplina sia poco significativa visto che in ogni caso debbono badare con i sistemi che ritengono più opportuni al proprio profitto senza dover rendere conto a nessun 'superiore' ma solo al mercato. Per paradosso le situazioni lavorative dove sembra più improbabile introdurre orari flessibili sono proprio quelle dove si porta avanti un progetto di gruppo, dove un numero elevato di persone deve decidere su uno stesso argomento. Come a Montecitorio ad esempio, dove Rotondi vorrebbe abolire la buvette.
Commenti
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25-11-2009 / Genuflessa'71
Non si può pretendere che una persona illuminata e brillante come il ministro Rotondi (che inspiegabilmente ha,da diversi anni,la facoltà di esprimere le sue opinioni ai tg di tutte le reti pur essendo esponente di una realtà politica assolutamente risibile) non esprima un parere riguardo a questo scottante argomento, dal momento che probabilmente neanche lui potrebbe dire esattamente quali sono gli ambiti esatti in cui opera il suo ministero, visto che è difficile trovare anche qualcuno che sappia esattamente spiegare di cosa si occupa il suo ministero.
25-11-2009 / Gianna Caldelli
Ritengo che la pausa pranzo sia necessaria per ritemprare le energie. Piuttosto si potrebbe pensare di ridurla da un'ora a 30/40 minuti ma mai di abolirla al fine di non innescare un tipo di comportamento antisindacale.
25-11-2009 / Sargon57
Ulteriore esempio (se ce ne fosse bisogno...) di come personaggi assolutamente di secondo piano e di scarsissimo valore e competenza, cerchino di assurgere agli onori della cronaca sparando corbellerie ("Non importa se bene o se male, l'importante e che se ne parli", parafrasando un vecchio aforisma).
Al di là di disquisizioni di ordine sindacale, contrattuale, ecc. ecc., ci sono alcune considerazioni di ordine pratico che, a mio avviso, vanno fatte:
1) In Italia (seppur poco applicato, data la peculiarità della maggior parte delle nostre aziende) esiste già l'orario flessibile, la cui applicazione può essere concordata (date le esigenze dell'azienda) tra datore di lavoro e dipendente, con reciproca soddisfazione e democratica autonomia di gestione;
2) Il suddetto orario (non è solo la logica che parla, ma anche l'esperienza) è applicabile con successo solo in quelle realtà, in genere grandi aziende, dove l'attività del singolo non incide pesantemente sulle attività aziendali (vuoi per la strutturazione stessa delle attività, vuoi per il ruolo ricoperto dal lavoratore);
3) La neurofisiologia ha ampiamente dimostrato che la capacità di attenzione e di concentrazione degli esseri umani è massima per circa 45', dopodiché decresce in maniera abbastanza consistente e necessita di stimoli per risalire o di pause per ricaricarsi;
4) Le più affermate tecniche di Teamworking e Brainstorming mostrano come molte idee vengono fuori nei momenti di rilassamento (tipicamente la macchinetta del caffè) dopo una intensa concentrazione su un argomento, dove l'informalità riveste un ruolo importante.
Se chi proferisce giudizi strampalati andasse a lavorare VERAMENTE e conoscesse VERAMENTE i problemi delle aziende, si potrebbe pensare a dei provvedimenti per rilanciare seriamente l'economia del nostro Paese e non concentrarsi sulla "mediaticità" delle affermazioni, salvo poi ritrattarle il giorno dopo (malcostume vergognosamente italico).
Ma questo avviene a Fiabilandia...
25-11-2009 / Paolo Antichi
L'orario flessibile presentato si adatta bene concettualmente a tutti i lavori di ufficio. Pensate però a cosa potrebbe significare in settori assistenziali, nella pubblica amministrazione, in ruoli di sportello, nelle fabbriche ! Telefono in una Ditta per assistemza ma non mi risponde nessuno perchè l'impiegato ha fatto 10 ore ieri e oggi ne fa 6 per compensazione; oppure tengo una linea ferma perchè uno degli operai farà un'ora in più domani. Le cose non sono sempre così semplici e banali come le vogliamo presentar.
26-11-2009 / Baretto
Caro Paolo Antichi, nel resto del mondo riescono a gestire le aziende con orari flessibili. Come faranno? ci sarà mica uno che programma la flessibilità e che ha come compito far tornare gli orari? si è proprio così.
Certo con la mentalità ottocentesca italiana sarà ben difficile, visto che i nostri imprenditori (?) non hanno i soldi per far cantare un cieco, ne le capacità di assumere cervelli (fuga di cervelli?), ma solo quella di chiedere aiuto allo stato, provincia, regione, banca mentre portano via soldi dalle aziende.
26-11-2009 / Orzoro
ma insomma dove si pol fa si fa e dove non si pol fa non si fa.certo che così come la mette il demogristiano di rotondi un si capisce se vole intende che i lavoratori devino digiunà o se devino portassi un panozzo al sacco e sbriciolà sulla scirvania.
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