Romanzo a puntate

giovedì, 2 settembre 2010

Capitolo cinquantunesimo - Note anteriori sul prossimo bestseller

22-11-2009 / Un'imprevedibile concatenazione di eventi / Ciumeo.it

Alcune note di servizio sul prossimo venturo bestseller, il già citato volumetto di memorie che il prof. Ugo Calmeri darà alle stampe qualche mese dopo la conclusione della vicenda oggetto del presente racconto, e che sarà per lui occasione di un successo duraturo e amplissimo...

 

...tanto da coprire buona parte del globo terracqueo ma non tanto da commutare la sua pena con una improbabile grazia: urge comunicare come il titolo del volume, ovvero "Della luce e delle ombre", e il sottotitolo a corredo, ossia "Riflessioni sulla specie umana e sul particolare caso di Enea Pretori", saranno entrambi partoriti dal Nostro, alla maniera di Salgari, a seguito di una lunga serie di peregrinazioni esclusivamente mentali che presero le mosse dal contingentissimo momento che andiamo testé a narrare.

Ugo lasciò l'appartamento di Salvo impartendo le ultime consegne: mai spegnere, neanche per sbaglio, la televisione, ché il Pretori pareva essere in simbiosi con il tubo catodico. Questo fatto era apparso nella sua evidenza allarmante quando Salvo, durante una corvèè, aveva ben pensato di spazzare dietro e sotto il mobiletto porta-televisore, immancabilmente staccando il filo della corrente, ed Enea aveva iniziato a emettere ululati acutissimi di disapprovazione e a scalciare dalla poltrona di fronte. C'era voluta tutta la freddezza di Ugo per riportare la calma nella stanza, ma l'incidente aveva insegnato a tutti quanto fosse necessario mantenere il fluire delle immagini continuo. Ad eccezione del succitato incidente, la vita con Enea procedeva senza intoppi, e Ugo sentiva persino di aver fatto qualche progresso. Adesso Enea, vedendoli entrare - ogni mattina alle nove in punto - aveva preso a salutarli con un cenno della mano. Quindi: televisione accesa e politica dei piccoli passi, questa la strategia da spiegare e rispiegare a Salvo. Intanto, fuori stava piovendo a dirotto, quindi il professor Calmeri si alzò il bavero dell'impermeabile. Scese le scale a due a due, trottando allegro. La mezzanotte si appropinquava, sarebbe arrivato a casa in venti minuti, avrebbe trovato la moglie e il figlio già addormentati, come ormai gli accadeva da qualche settimana.

Guido e Clara ormai lo disconoscevano. Ugo da tempo si era fatto schivo, usciva di casa al mattino presto, tornava tardi, era insomma impossibile scambiarci una parola. Guido, avendo perso il lavoro e pertanto trovandosi in casa nullafacente da diversi mesi, e non avendo in sostanza niente di meglio per riempire il tempo, incominciò a insospettirsi degli assurdi movimenti del padre; quello usciva di casa alla chetichella, parlava poco o nulla di quello che andava a fare, lasciava la madre costantemente di malumore blandendola con assurde acrobazie dialettiche, e tornava guizzante e allegro. Guido lo sentiva talvolta saltare le scale a grandi balzi, fischiettando canzoncine goliardiche.
Cominciarono a nascere in lui i primi sospetti che il padre si fosse procurato un'amante. Non aveva il coraggio di chiederlo, tutto appariva fin troppo strano; venire a saperlo dal diretto interessato era un'impresa improba, chiederlo alla cornuta - in senso bonario, s'intende - pareva fuoriluogo e quella pareva nei comportamenti persino rassegnata all'idea. Così, Guido si risolse a perseguire un suo personalissimo piano.

Per conto suo, Clara era da un pezzo sul piede di guerra. Tutte le sere si andava ripetendo che la seguente sarebbe stata la sera giusta, quella in cui avrebbe chiarito una volta per tutte con il marito, che quella storia con Salvo stava diventando imbarazzante se non addirittura equivoca. Si è mai visto un uomo, nel senso di eterosessuale, nel pieno delle proprie - non comuni, andava detto -  facoltà intellettive, passare tutto il tempo a propria disposizione con un topo di fogna come Salvo? C'era qualcosa che Clara proprio non comprendeva, e in virtù dei decenni di vita coniugale spesi insieme, Ugo le avrebbe dovuto una spiegazione che fosse ben più che plausibile. La sera seguente, la prima sera che fosse rientrato a casa a un'ora decente, Clara lo avrebbe inchiodato alle proprie responsabilità.

Ugo quella sera si sentiva energico, reattivo: salì in macchina sicuro delle direttive impartite a Salvo. Si erano divisi gli orari di assistenza: a Ugo erano toccate le ore mattutine e a Salvo le notturne. Sulle rimanenti facevano turni congiunti. Era un lavoro, a tratti, massacrante: eppure la vita fluiva con rinnovato slancio nelle sue viscere e tutto questo, evidentemente, era dovuto alla ri-apparizione di Enea Pretori, alla grande seconda possibilità che Dio, il destino o chi per loro aveva avuto la bontà di donargli: il miraggio della redenzione possibile lo rendeva euforico, ricettivo, emotivo, sensibile. Un'esplosione di sensi lo travolgeva quotidianamente; spesso si ritrovava piangente a un semaforo, su una panchina, nel bel mezzo di un pensiero, senza apparenti motivazioni se non la salvifica sensazione di poter infine porre rimedio a un danno creduto irrimediabile. Era, si potrebbe dire, di nuovo innamorato del mondo, e sbandato come quei giovinastri con la testa tra le nuvole, senza controllo come solo in tempi dimenticati, sentiva, poteva esser stato. Tanto era ricca la vita odierna, quanto sbiaditi apparivano i giorni passati. Come era stato possibile chiudere gli occhi fino a ieri? Cosa era stato quel letargo, quell'autunno dell'animo e da quanto durava, come ci era scivolato dentro senza neanche accorgersene? E cosa era stato dei lunghi anni che ora parevano scomparsi nell'oblio? Come era stato possibile che il suo spirito, un tempo selvaggio e capace di emozioni forti, si fosse lentamente assuefatto alla corrente lentissima e costante della vita borghese che tanto aveva messo all'indice nei suoi primi scritti?

Assorto in questi pensieri, Ugo non si accorse degli improvvisi mutamenti che stavano accadendo intorno a lui: la pioggia che cadeva aveva cessato di cadere, l'illuminazione stradale aveva cessato di illuminare, e con le tenebre fattesi assolute i semafori agli incroci, come quello che si accingeva a sorpassare, avevano smesso di lampeggiare, e più in generale ogni fonte elettrica nel raggio di venti chilometri sembrava aver cessato di generare elettricità. Continuò a viaggiare, immerso nei propri sistemi universali, ignaro di quello che sarebbe stato ricordato da tutti gli abitanti di Luno come il più grande blackout del secolo, fin quando non potè fare a meno di fermare l'auto. Uno schianto sordo aveva appena fatto tremare l'intero abitacolo, spaventandolo a morte. Doveva essersi trattato di un cinghiale, e da quelle parti non era certo una novità.

| Altri

 

Inserisci il tuo commento

I commenti sono moderati, quindi non appariranno finché non saranno approvati da un amministratore. Non saranno approvati i commenti offensivi o in cui viene usato un linguaggio non civile. I campi contrassegnati con * sono obbligatori. L'Email non sarà in ogni caso pubblicata, ma solo utilizzata ad uso interno.