Lucca Comics and Games 2009, fra bilanci positivi e gap culturali
03-11-2009 / editoriale / Stefano Giuntini
LUCCA - La differenza fra una “normale” fiera di settore e una grande kermesse, come ci insegna Lucca Comics and Games, sta negli intenti e nella filosofia. E dopo aver ribadito quanto questa “ebbrezza” di successo non debba intaccare lo spirito alla base dell'iniziativa adesso, mentre in tutta la città si smontano gli stand e si calcola l'indotto economico, vale la pena di fare qualche considerazione sulle luci e le ombre della manifestazione.
Tante luci, a dire il vero, ma anche qualche piccola, significativa ombra.
Iniziamo da queste ultime, citando innanzitutto l'atteggiamento disfattista e provinciale tipico di una certa anima cittadina, che si manifesta ogni anno con le solite proteste di alcuni residenti e commercianti.
Basti pensare che un pullman sponsorizzato dalla Red Bull, che ospitava band rock, quest'anno non ha potuto attivarsi in piazza Anfiteatro (in pieno giorno, non alle due di notte) a seguito delle proteste di una minoranza e di certo la città non ha dato una bella immagine di sé ai visitatori che hanno assistito alla scena.
Un noto commerciante del centro poi, a fine kermesse, è venuto a dirmi: “Ma noi rimaniamo aperti solo per fare un favore alla città, perché con i Comics ci rimettiamo e basta”.
Insomma, arrivano 140mila persone nel centro storico, un po' di intraprendenza cari imprenditori.
Perché sia chiaro: qui il problema più grosso è quello della cultura. La cultura del bello, dell'arte (la nona, in questo caso), del vivere nella condivisione un evento unico nel suo genere. E che, guarda caso, proprio Lucca ha l'onore di ospitare.
Chi critica, quindi, avrebbe forse bisogno di guardare questa manifestazione con occhi nuovi. Magari partendo dalla consapevolezza che una kermesse di questo tipo è ammirata e invidiata da tante altre (importanti) città per la straordinaria vetrina promozionale che rappresenta.
Lo sanno gli organizzatori, il pubblico e gli ospiti. Possibile che non lo sappiano i lucchesi?
Ecco, questo è un altro un serio spunto di riflessione, capace dare una marcia in più a Lucca Comics and Games.
E siamo aipremi “Gran Guinigi”, ben organizzati e strutturati per quanto riguarda la sezione games quanto da rivedere nelle modalità di selezione e nomination del settore fumetti.
E poi perché quest'anno la serata di gala è stata anticipata alle 19,30? Quell'orario ha svilito non poco l'ufficialità della cerimonia, ulteriormente appesantita da interventi fiume di politici (prima di tutto quello del segretario alla Cultura, fischiato dal pubblico) di cui si potrebbe davvero fare a meno, come ogni appassionato potrà in ogni momento confermare.
Non vogliamo dire che i politici non debbano parlare, ma sarebbe bene che ogni tanto arrivassero davanti al microfono con la necessaria preparazione per affrontare i temi trattati.
E' necessario dimostrare di avere le basi culturali per poter aprir bocca sul tema fumetti, che per certi versi è molto serio e non si limita certo agli albi di Topolino, "ai giochini" e alle maschere.
Perché di questo si tratta, prima di tutto: Lucca Comics and Games, come confermato dalle presenze e dalle scelte degli editori (che presentano "il più e il meglio" delle loro iniziative proprio nei quattro giorni di kermesse), è una grande festa.
Potenziata da quest'anno con il rafforzamento di tutti i suoi settori, ossia comics, games, junior (più grande, più centrale e con un bel programma), music e soprattutto cosplay (ormai è impossibile pensare a Lucca senza di loro).
Anche il potenziamento dell'area espositiva - che con il Real Collegio e il Baluardo San Paolino è arrivata quest'anno a coprire quasi tutta la superficie del centro storico, favorendo il flusso dei visitatori e, più in generale, la fruibilità dell'offerta – è stata una scelta azzeccata, e il fatto che nessun espositore si sia lamentato lo conferma.
Per non parlare degli ospiti e degli eventi, tanti e di altissima qualità, capaci di creare un mosaico di situazioni difficilmente reperibili in qualsiasi altra fiera o festival di settore.
Peccato per la cartellonistica, che confondeva i visitatori più che aiutarli ad orientarsi.
Grande prova sul campo invece per quanto riguarda l'altra scommessa dell'edizione 2009, ossia puntare sulle contaminazioni fra le arti: letteratura, giochi, musica, fumetto e pittura si sposano fra loro in maniera a dir poco alchemica.
E anche questo sarà un aspetto da coltivare, negli anni, tenendo presente una logica di crescita della kermesse e, con essa, della città.
Perché le opportunità non mancano, basta saperle cogliere.
 
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