Anagrafe antifascista: online il sito per le iscrizioni

Anagrafe antifascista: online il sito per le iscrizioni

SANT’ANNA DI STAZZEMA – E’ online il sito www.anagrafeantifascista.it sul quale è possibile effettuare le iscrizioni all’Anagrafe nazionale antifascista, l’iniziativa lanciata dal Comune di Stazzema nel dicembre 2017 che ha visto tantissime adesioni in poche settimane.
Al momento si sono iscritte più di 12.000 persone e dal contatore presente sul sito si ha il numero preciso in tempo reale.
Le iscrizioni effettuate finora, attraverso il modulo compilato, restano valide e sono state trasferite sul nuovo sito; è possibile aderire all’Anagrafe sia come singoli cittadini che come associazioni ed enti pubblici.

 

A fondamento dell’iscrizione all’Anagrafe c’è la Carta di Stazzema, dove sono elencati i valori sui quali si poggia l’iniziativa: antifascismo inteso non come “essere contro” ma “essere per”. Una visione nuova, includente, del concetto di antifascismo, che vede Sant’Anna di Stazzema come centro ideale per aprire un dibattito, nel 2018, sul tema e sul significato dell’antifascismo.
L’Anagrafe antifascista infatti è una comunità virtuale di valori, aperta a tutti coloro che si riconoscono nei principi enunciati sulla “Carta di Stazzema”. L’esigenza di un’Anagrafe antifascista nel 2018 nasce per dare una risposta a quanto sta accadendo intorno a noi, per non restare indifferenti: si riaffacciano simboli, parole, atteggiamenti, gesti ed ideologie che dovrebbero appartenere al passato.
Non solo. Si fanno largo sentimenti generalizzati di sfiducia, insofferenza, rabbia, che si traducono in atteggiamenti e azioni di intolleranza, discriminazione, violenza verbale.

 

In rete e sui social media, sulle testate giornalistiche, nelle dichiarazioni politiche come nei bar e nelle strade. Principi che credevamo forti e stabili e che ci sembrano in pericolo.
Sottoscrivere la Carta ed aderire all’Anagrafe significa prendersi un impegno per la democrazia e a sostegno dei valori della nostra costituzione.
L’impegno quotidiano con cui il Comune di Stazzema ribadisce questi valori è tangibile nell’attività del Museo Storico, visitato ogni anno da migliaia di persone e centro propulsore di attività legate al tema della memoria, della pace e della contestualizzazione dei fatti del 12 agosto 1944 con l’epoca contemporanea.
Il Museo Storico di Sant’Anna di Stazzema comunica quotidianamente questo messaggio sia direttamente ai visitatori che in rete, attraverso il sito www.santannadistazzema.org, la pagina Facebook www.facebook.com/SantAnnaDiStazzema e Twitter www.twitter.com/SAnnaStazzema .
L’Anagrafe antifascista è virtuale ma le adesioni costituiscono ad un impegno concreto: essere cittadini consapevoli.

20 commenti

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20 Commenti

  • Massimo Pieri
    17 febbraio 2018, 17:48

    Si all’Amore…No alla Violenza.

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  • dino
    18 febbraio 2018, 11:01

    ci si possono iscrivere anche gli skinhead ?

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  • ignoranzapride
    18 febbraio 2018, 11:02

    il fascismo non e’ rappresentato dalla svastica ma dal fascio

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  • PAROLESANTE
    19 febbraio 2018, 18:02

    “Mi chiedo, caro Alberto, se questo antifascismo rabbioso che viene sfogato nelle piazze oggi a fascismo finito, non sia in fondo un’arma di distrazione che la classe dominante usa su studenti e lavoratori per vincolare il dissenso. Spingere le masse a combattere un nemico inesistente mentre il consumismo moderno striscia, si insinua e logora la società già moribonda”

    Sono parole scritte nel 1973 Sembrano scritte stamattina

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  • AMMONIO
    20 febbraio 2018, 01:55

    Vede PAROLESANTE, l’Italia è una nazione conservatrice e la sinistra, quella estrema in particolare è ultraconservatrice. Normale che usino parole d’ordine, abbigliamento, sistemi di lotta vecchi di 40 – 50 anni.

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  • Marco
    20 febbraio 2018, 09:06

    comunismo strisciaente? nel ’73 poteva avere un senso, ma "stamattina" fa ridere i polli.

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  • Xavier
    20 febbraio 2018, 12:14

    Oggi sono i centri sociali sinistri il vero pericolo violento di ritorno agli anni di piombo che aizzano a far fuori fisicamente i gruppi autorizzati che partecipano alle elezioni casapound forzanuova e lega….vedete voi

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  • Chiseminaodio
    20 febbraio 2018, 14:19

    Eccoli…

    – Il Partito Marxista Leninista italiano (organizzazione di Rufina) ha diffuso un comunicato nel quale protesta contro la concessione (in vista delle prossime elezioni del 4 marzo ndr) degli spazi di propaganda (nei comuni della Valdisieve) alle organizzazioni Casapound e Forza Nuova.

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  • Iviolentiveri
    20 febbraio 2018, 14:23

    Violenza dei centri sociali contro Giorgia Meloni
    La leader di FdI: "È stata una aggressione, ma non si può dire perché l’aggredito é di destra. Se ci fosse stato uno di sinistra oggi avremmo avuto i caschi blu dell’Onu

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  • SinistraViolenta
    20 febbraio 2018, 21:07

    Oggi a Palermo : Via Dante, militante di Forza Nuova legato e pestato in strada

    Via Dante, militante di Forza Nuova legato e pestato in strada
    Vittima dell’aggressione il segretario provinciale Massimo Ursino, che ha riportato delle serie ferite alla testa ed è stato trasportato all’ospedale Civico

    http://www.palermotoday.it/cronaca/aggressione-pestaggio-militante-forza-nuova-via-dante.html

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  • AMMONIO
    21 febbraio 2018, 02:57

    Sappiamo benissimo che in Italia, dopo la seconda guerra mondiale, c’è stato un diverso atteggiamento politico nei confronti della violenza di sinistra rispetto a quella di destra. Ciò non cambia il fatto che quando la violenza di sinistra ha alzato il tiro, essa sia stata combattuta con durissime azioni di polizia. Il fatto poi che esista una sinistra violenta (è sempre esistita in Italia) non comporta certo una diversa considerazione del fascismo. Il fascismo è condannato dalla storia quanto il comunismo. Per cui, pur essendo una iniziativa in parte strumentale, lo ripeto, se fossi un candidato del centro destra alle elezioni mi iscriverei alla anagrafe antifascista di Stazzema. In tal modo la testa del toro sarebbe tagliata di netto.

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  • Luigi Donati
    21 febbraio 2018, 12:20

    E un militante di potere al popolo ieri è stato accoltellato mentre attaccava manifesti a Perugia. Quelli di destra hanno da dire nulla sulla destra estrema e violenta? (e cmq visto che c’è tanta gente "coraggiosa" in giro perché usate degli insulsi nickname invece di nome e cognome?)

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  • PRIMATISTA
    21 febbraio 2018, 16:29

    Roma, 21 feb – Pericolo fascista alle porte? A rifare la cronaca delle ultime settimane, in realtà, si direbbe che la violenza arrivi da una parte ben precisa: quella degli antifascisti. L’elenco (sicuramente parziale) delle violenze dei centri sociali, anche solo limitandoci al 2018 appena iniziato, è impressionante. E l’escalation è sotto gli occhi di tutti: a febbraio c’è stata una violenza antifascista ogni due giorni. Ecco tutte le nefandezze dei “bravi ragazzi” dei centri sociali:

    14 gennaio, Firenze: una quindicina di antifascisti tentano assalto a un gazebo di CasaPound, in piazza Strozzi. Vengono allontanati dalla polizia

    20 gennaio, Monza: 40 antifascisti cercano di assaltare un banchetto di raccolta firme di CasaPound. Gli antifascisti entrano nel mercato comunale lanciando sassi e altri oggetti contro la polizia, per poi dar vita a degli scontri poco lontano dal banchetto.

    23 gennaio, Bologna: il collettivo universitario Hobo contesta un banchetto di raccolta firme organizzato da CasaPound, in via D’Azeglio. Le forze dell’ordine impediscono il contatto, quindi gli attivisti invadono il centro, accendendo fumogeni e bloccando il traffico. Poco dopo fanno irruzione durante un incontro elettorale organizzato dal Pd locale in un circolo in via Belle Arti, insultando i presenti.

    28 gennaio, Firenze: viene assaltato un gazebo della Lega, di fronte all’Esselunga di via del Gignoro, a Firenze. La struttura viene rovesciata e i responsabili aggrediti.

    28 gennaio, Milano: un banchetto di Fratelli d’Italia viene assalito da un piccolo gruppo di antifascisti. Un militante del partito viene picchiato e ed un terzo soggetto giunto in aiuto del militante rimedia anch’egli dei cazzotti. Una ragazza antifascista urina sui manifesti elettorali.

    1 febbraio, Lucca: un militante anarchico lancia una bomba molotov non lontano dalla locale sede di CasaPound. Arrestato, confesserà di aver voluto colpire proprio la sede politica, ma avendola trovata aperta avrebbe finito per gettare l’ordigno, già acceso, contro un muro.

    4 febbraio, Genova: prima di un corteo antifascista, 5 militanti vengono fermati con delle mazze nello zaino. Durante il corteo un ragazzo disabile si reca alla manifestazione con un tricolore e per questo viene picchiato.

    8 febbraio, Pavia: durante una manifestazione autorizzata in ricordo dei martiri delle foibe, gli antifascisti tentano di attaccare il presidio, composto anche da anziani e bambini.

    9 febbraio, Bergamo: nella notte, la sede della Lega Nord viene imbrattata. L’atto di vandalismo viene rivendicato sul web dalla sedicente Kascina Autogestita Popolare.

    10 febbraio, Piacenza: un corteo antifascista attraversa la città per protestare contro l’apertura della sede di CasaPound in città. Ne nascono violenti scontri con le forze dell’ordine, in cui un carabiniere sfugge per poco al linciaggio.

    13 febbraio, Livorno: Giorgia Meloni, in macchina durante la campagna elettorale, viene assalita da un gruppo antifascista e viene presa a sputi. Le viene anche impedito di parlare e l’auto che la trasporta viene colpita, presa a bottigliate e calci.

    16 febbraio, Bologna: per protestare contro il comizio, autorizzato, di Forza Nuova, i centri sociali della città danno vita a un’intera giornata di scontri con le forze dell’ordine, che avvengono in almeno tre riprese, causando diversi feriti.

    18 febbraio, Napoli: i centri sociali tentano di assaltare un hotel in cui si sta svolgendo un evento elettorale di CasaPound, alla presenza del segretario nazionale Simone Di Stefano. Ne nascono pesanti scontri con le forze dell’ordine.

    18 febbraio, Monza: assaltato un gazebo leghista. La struttura viene devastata e i leghisti presenti aggrediti.

    20 febbraio, Palermo: Massimiliano Ursino, segretario provinciale di Forza Nuova, viene aggredito in pieno centro: un gruppo di antifascisti a volto coperto lo aggredisce in strada, gli lega mani e piedi con del nastro da imballaggio e poi lo picchia a sangue, riprendendo la scena.

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    • Stefanino@PRIMATISTA
      21 febbraio 2018, 22:17

      Per quelli un pochino giovincelli dell”estrema destra in Italia ma tutte le stragi avvenute dal 69 al 84 è tutta colpa dei comunisti?

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  • nicknamepride
    22 febbraio 2018, 08:36

    ricordiamo anche le brigate rosse "Le BR erano composte da persone per lo più appartenenti alle categorie di studenti ed operai. Pare che a fondare questo “partito armato” sia stato un giovane studente di Sociologia, chiamato Renato Curcio, insieme ad Enrico Franceschini, un ex militante del Partito Comunista.
    Obiettivo principale delle Brigate Rosse era quello di organizzare la Rivoluzione contro il SIM (Stato Imperialistico delle Multinazionali). Per questo le BR trovarono terreno fertile per lo sviluppo della loro ideologia nei movimenti operai (come “Autonomia Operaia”) e in quelli extra parlamentari (come “Lotta continua”)."………………………..

    LE VITTIME DELLE BRIGATE ROSSE
    Agli omicidi vanno aggiunti i ferimenti, i sequestri di persona e le rapine compiute per finanziare per l’organizzazione.[senza fonte]

    Graziano Giralucci – 17 giugno 1974 – Militante del MSI[1].
    Giuseppe Mazzola – 17 giugno 1974 – Militante del MSI[1].
    Felice Maritano – 15 ottobre 1974 – Carabiniere[1].
    Andrea Lombardini – 5 dicembre 1974 – Carabiniere[1].
    Giovanni D’Alfonso – 5 giugno 1975 – Carabiniere
    Antonio Niedda – 4 settembre 1975 – Poliziotto
    Francesco Coco – 8 giugno 1976 – Magistrato
    Antioco Deiana – 8 giugno 1976 – Carabiniere di scorta a Francesco Coco
    Giovanni Saponara – 8 giugno 1976 – Poliziotto di scorta a Francesco Coco
    Francesco Cusano – 2 settembre 1976 – Poliziotto
    Sergio Bazzega – 15 dicembre 1976 – Poliziotto[1].
    Vittorio Padovani – 15 dicembre 1976 – Poliziotto[1].
    Fulvio Croce – 28 aprile 1977 – Avvocato[1].
    Carlo Casalegno – 29 novembre 1977 – Giornalista – Ferito a morte durante l’agguato del 16 novembre[1].
    Riccardo Palma – 14 febbraio 1978 – Magistrato
    Rosario Berardi – 10 marzo 1978 – Poliziotto
    Domenico Ricci – 16 marzo 1978 – Carabiniere di scorta ad Aldo Moro
    Oreste Leonardi – 16 marzo 1978 – Carabiniere di scorta ad Aldo Moro
    Raffaele Iozzino – 16 marzo 1978 – Poliziotto di scorta ad Aldo Moro
    Giulio Rivera – 16 marzo 1978 – Poliziotto di scorta ad Aldo Moro
    Francesco Zizzi – 16 marzo 1978 – Poliziotto di scorta ad Aldo Moro
    Lorenzo Cotugno – 11 aprile 1978 – Poliziotto Penitenziario [2].
    Francesco Di Cataldo – 20 aprile 1978 – Poliziotto Penitenziario[2].
    Aldo Romeo Luigi Moro – 9 maggio 1978 – Politico e giurista[1].
    Antonio Esposito – 21 giugno 1978 – Poliziotto
    Piero Coggiola – 28 settembre 1978 – Dirigente della Lancia di Chivasso
    Girolamo Tartaglione – 10 ottobre 1978 – Magistrato[1].
    Salvatore Lanza – 15 dicembre 1978 – Poliziotto
    Salvatore Porceddu – 15 dicembre 1978 – Poliziotto
    Guido Rossa – 24 gennaio 1979 – Operaio e sindacalista[1].
    Italo Schettini – 29 marzo 1979 – Avvocato
    Antonio Mea – 3 maggio 1979 – Poliziotto
    Pierino Ollanu – 10 maggio 1979 – Poliziotto – Ferito a morte durante l’attacco del 3 maggio
    Antonio Varisco – 13 luglio 1979 – Carabiniere[1].
    Michele Granato – 9 novembre 1979 – Poliziotto
    Luciano Milani – 19 novembre 1979 – Carabiniere
    Vittorio Battaglini – 21 novembre 1979 – Carabiniere
    Mario Tosa – 21 novembre 1979 – Carabiniere
    Domenico Taverna – 27 novembre 1979 – Poliziotto
    Mariano Romiti 7 dicembre 1979 – Poliziotto
    Anni ottanta[modifica | modifica wikitesto]
    Antonio Cestari – 8 gennaio 1980 – Poliziotto[1].
    Rocco Santoro – 8 gennaio 1980 – Poliziotto[1].
    Michele Tatulli – 8 gennaio 1980 – Poliziotto[1].
    Antonino Casu – 25 gennaio 1980 – Carabiniere[1].
    Emanuele Tuttobene – 25 gennaio 1980 – Carabiniere[1].
    Sergio Gori – 29 gennaio 1980 – Dirigente industriale della Montedison di Porto Marghera[1].
    Vittorio Bachelet – 12 febbraio 1980 – Giurista e politico[1].
    Nicola Giacumbi – 16 marzo 1980 – Magistrato
    Girolamo Minervini – 18 marzo 1980 – Magistrato
    Walter Tobagi – 28 maggio 1980 – Giornalista
    Alfredo Albanese – 12 maggio 1980 – Poliziotto
    Pino Amato – 19 maggio 1980 – Politico
    Renato Briano – 12 novembre 1980 – Dirigente industriale, direttore del personale della Marelli di Sesto San Giovanni
    Manfredo Mazzanti – 28 novembre 1980 – Dirigente industriale della Falck
    Enrico Riziero Galvaligi – 31 dicembre 1981 – Carabiniere[1].
    Luigi Marangoni – 17 febbraio 1981 – Medico
    Raffaele Cinotti – 7 aprile 1981 – Poliziotto Penitenziario
    Mario Cancello – 27 aprile 1981 – Autista[3].
    Luigi Carbone – 27 aprile 1981 – Poliziotto[3].
    Sebastiano Vinci – 19 giugno 1981 – Poliziotto
    Giuseppe Taliercio – 6 luglio 1981 – Ingegnere e dirigente d’azienda della Montedison[1].
    Roberto Peci – 3 agosto 1981 – Fratello del pentito Patrizio Peci[1].
    Raffaele Delcogliano – 27 aprile 1982 – Politico
    Aldo Iermano – 24 aprile 1982 – Autista di Raffaele Delcogliano
    Antonio Ammaturo – 15 luglio 1982 – Poliziotto
    Pasquale Paola – 15 luglio 1982 – Poliziotto
    Valerio Renzi – 16 luglio 1982 – Carabiniere
    Antonio Bandiera – 26 agosto 1982 – Poliziotto
    Mario De Marco – 29 agosto 1982 – Poliziotto – Ferito a morte durante l’attacco del 26 agosto ad un trasporto di armi
    Antonio Palumbo – 23 settembre 1982 – Militare italiano – Ferito a morte durante l’attacco del 26 agosto ad un trasporto di armi
    Sebastiano D’Alleo – 21 ottobre 1982 – Guardia giurata in servizio ad una banca
    Antonio Pedio – 21 ottobre 1982 – Guardia giurata in servizio ad una banca
    Germana Stefanini 28 gennaio 1983 – Poliziotto Penitenziario[4].
    Leamon Ray Hunt – 15 febbraio 1984 – Diplomatico statunitense[1].
    Ottavio Conte – 9 gennaio 1985 – Poliziotto[3].
    Ezio Tarantelli – 27 marzo 1985 – Economista[1].
    Lando Conti – 10 febbraio 1986 – Politico[1].
    Rolando Lanari – 14 Febbraio 1987 – Poliziotto
    Giuseppe Scravaglieri – 14 Febbraio 1987 – Poliziotto
    Roberto Ruffilli – 16 aprile 1988 – Politico e Docente universitario[1].
    Anni novanta[modifica | modifica wikitesto]
    Massimo D’Antona – 20 maggio 1999 – Docente universitario e dirigente pubblico
    Anni 2000[modifica | modifica wikitesto]
    Marco Biagi – 19 marzo 2002 – Giuslavorista e consulente del Ministero del Lavoro
    Emanuele Petri – 2 marzo 2003 – Poliziotto

    RISPONDI
    • Marius@nicknamepride
      22 febbraio 2018, 16:14

      Vogliamo fare un elenco delle vittime dei fascisti a cominciare magari dalla spiata fatta a S. Anna di Stazzema?

      RISPONDI
  • attualitaviolenta
    22 febbraio 2018, 23:50

    È una serata di guerriglia quella scatenata dalle anime antifasciste accorse nel centro di Torino per assediare la convention di Simone Di Stefano, leader di CasaPound. Lacrimogeni, petardi, bombe carta, lancio di bottiglie e pietre grosse come un pugno. Sei agenti sono rimasti feriti durante un contatto ravvicinato con i manifestanti dall’esplosione di bombe carta contenenti chiodi e cocci. Il più grave è stato colpito a una gamba da un bullone conficcato in un petardo. È stato operato.

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    • Stefano Filippelli@attualitaviolenta
      23 febbraio 2018, 12:19

      Se le autorità facessero rispettare le leggi contro le organizzazioni che si proclamano fasciste si eviterebbe di provocare reazioni violente. Questo non significa giustificare la violenza. Anzi per isolare i violenti occorre che lo Stato faccia il suo dovere applicando la Costituzione e le leggi, e non deleghi ai cittadini, in mancanza di qualsivoglia intervento, la giusta opposizione a partiti e movimenti neofascisti. Tanto per essere chiari Casapound e Forza Nuova, movimenti che si richiamano al fascismo, debbono essere sciolti. Non sono necessarie nuove leggi: basta il codice penale, le disposizioni finali della Costituzione, le leggi Scelba e Mancino. Poi si potrà parlare delle altre violenze che a questo punto non avrebbero alcun attenuante. Nei confronti del binomio fascismo antifascismo lo Stato non può né deve avere un a posizione neutra. L’antifascismo è iscritto nel patrimonio genetico della nostra Costituzione repubblicana: E’ la nostra stessa Repubblica che nasce antifascista. Essa garantisce la libertà di pensiero e di opinione ma non la ricostituzione sotto qualsiasi forma di partiti e organizzazioni che si ispirano al fascismo.

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  • Sinemet
    23 febbraio 2018, 21:35

    La legge e’ rispettata quindi questi partiti casapound e forza Nuova sono in regola e non sono la ricostruzione del partito fascista pnf e si presentano alle elezioni come dal dopoguerra faceva il MSI di Almirante…essi non rinnegano ma non restaurano il partito fascista come prevede la costituzione già decine di volte la cassazione ha dato parere…

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    • Stefano Filippelli@Sinemet
      24 febbraio 2018, 14:10

      Il fatto che la Cassazione finora abbia dato pareri prevalentemente in un senso non autorizza a pensare che sarà sempre così. Il diritto, come sapete, è fatto di sentenze anche contrastanti che dipendono da interpretazioni diverse date magari in situazioni diverse. In ogni caso basta rileggersi le norme transitorie della Costituzione, ma soprattutto le leggi Scelba e Mancino per capire che ricorrono ampiamente quei requisiti per i quali le due organizzazioni di cui si parla sono da considerarsi "politicamente neo fasciste". Cosa vuol dire? Che la differenza tra libera espressione di opinioni, garantita dalla nostra democrazia, e ricostituzione sotto qualsiasi forma del partito fascista cessa nel momento in cui queste associazioni da meri organismi "culturali" diventano delle vere e proprie organizzazioni politicamente attive sul piano istituzionale. Ovviamente la discussione è aperta, ma dato che ci troviamo in presenza di un elemento storico dovuto al realizzarsi di situazioni di maggior rischio per la tenuta del tessuto democratico è presumibile che la questione rimanga aperta.

      RISPONDI

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