Proviamo a capovolgere la prospettiva sull’emigrazione, anche a Lucca sbarca la storia del profugo pentito

Proviamo a capovolgere la prospettiva sull’emigrazione, anche a Lucca sbarca la storia del profugo pentito

LUCCA – Proviamo, almeno una volta, a capovolgere la prospettiva E invece di parlare dei migranti in rotta verso le nostre coste, ascoltiamo la voce di chi, dall’Africa, cerca di convincere gli altri a non abbandonare la propria terra. Fa una bella differenza, non c’è dubbio. Dopo l’emigrazione viene l’accoglienza, prima dell’emigrazione c’è la cooperazione. Senza il forse, l’unico, vero strumento che ha in mano l’occidente per frenare la diaspora.

Dice un antico proverbio cinese: purtroppo sono più numerosi gli uomini che costruiscono muri di quelli che costruiscono ponti. Saggezza orientale. Ma un ponte con l’Africa c’è: un docu-film dal titolo Redemption Song, firmato da Cristina Mantis e prodotto nel 2015 da Solaria Film e Lago film, sostenuto dal Mibac e da Amnesty International e vincitore del premio Rai Cinema al Festival Internazionale del Documentario. Parla al mondo ma soprattutto al popolo africano. Lo scorso 13 febbraio è stato presentato nell’isola di Gorée in Senegal e in alcuni quartieri della periferia di Dakar. E’ la storia di Cissoko, profugo di guerra che arriva in Italia provando in prima persona l’estrema precarietà di quanti fuggono verso l’Europa con il miraggio di una vita migliore. Un miraggio, appunto. Perché il giovane si accorge subito che la vita reale è molto diversa da come la immaginava: invece della libertà ci sono muri e barriere, al posto della dignità odio e sfruttamento. Con la sua telecamera comincia a filmare ed ecco affiorare una realtà dove spesso le condizioni dei suoi ‘fratelli’ sono drammaticamente vicine alla schiavitù.

Il suo ritorno in Africa, in Guinea, per proiettare le immagini nelle scuole e nei villaggi, sarà un costante invito alla cessazione dei conflitti interni e all’affrancamento di se stessi e della propria terra. Virtualmente accompagnato nel suo viaggio da artisti che rafforzano il sound emotivo e dal ricordo di Thomas Sankara, dal Senegal di Ilee de Gorée, l’isola della tratta, Cissoko parte per il Brasile, per i quilombi, a rendere omaggio ai discendenti degli schiavi che continuano a lottare per i propri diritti e a mantenere vive le loro origini africane.

Dopo Roma e Milano il documentario approda a Lucca, giovedì 5 maggio (alle 21), nell’auditorium della Fondazione Banca del Monte di piazza San Martino: l’ingresso è libero. Dopo la proiezione della pellicola, incontro con la regista Cristina Mantis e il protagonista-coautore Cissoko Aboubacar. E’ stato presentato stamattina in palazzo Orsetti dall’assessore Enrico Cecchetti, Silvana Sechi di Arci Lucca, Claudia Del Rosso dell’ufficio missionario diocesano e l’associazione Amani nyayo ed
Edoardo Marchetti della cooperativa sociale l’impronta onlus.

Abbiamo voluto presentare questo documentario per affermare una cosa – spiega l’assessore – e cioè che esiste una lettura diversa e del tutto assente dal dibattito in corso in Europa sul fenomeno dell’immigrazione. Questa storia ribalta completamente la prospettiva, perché si rivolge con forza al popolo africano affinché pretenda di essere messo nelle condizioni di vivere dove è nato. Soprattutto i giovani devono poter avere prospettive solide che li convincano a rimanere nel loro paese. Ed è quello che predica Cissoko nel film: il suo è un appello accorato al popolo africano a battersi affinché le risorse che vengono depredate dai governi locali corrotti e le lobby internazionali rimangano sul continente e consentano di creare le condizioni per una esistenza migliore”.

Dunque una visione completamente ribaltata che va ben oltre il tema dell’accoglienza, ormai divenuto centrale in occidente. Un tema che ormai divide l’opinione pubblica in due schieramenti contrapposti.

“Ed è proprio quello che non deve accadere – sostiene Cecchetti –, penso invece che la questione debba essere affrontata in modo del tutto nuovo, senza paure né strumentalizzazioni. Mi chiede com’è possibile? Ci sono due ragioni fondamentali: solidarietà e interesse. L’interesse comune, per l’Europa, l’Italia e le nostre città: come possiamo fare a meno di dialogare con un continente che si avvia ad avere 2 miliardi di abitanti? E le dico di più: sarà proprio l’Africa a poter risolvere molti dei nostri problemi energetici, naturalmente con processi di cooperazione internazionale svolti nella massima trasparenza e rispettando il bene della gente. Aggiungo anche che in molti paesi africani ci sono movimenti, forze politiche, associazioni che hanno capito questo concetto e si stanno impegnando con forza per portare avanti questa battaglia scoraggiando così i moti migratori verso l’Europa. Guardi, io sono convinto che solo stipulando un grande patto per l’Africa potremo contribuire a risolvere la drammatica emergenza che stiamo vivendo”.
La proiezione di Redemption Song è realizzata dal comune di Lucca in collaborazione con il Forum per la cooperazione internazionale della Provincia di Lucca, costituito nel 2012 e che raccoglie ad oggi 32 soggetti che operano insieme sui temi della cooperazione internazionale, tutela dei diritti umani, pace, responsabilità sociale, co-sviluppo e promozione della solidarietà.

Fra le attività realizzate, un progetto di educazione e formazione per le scuole superiori sul tema “migrazioni e squilibri socio-economici” con una classe dell’Istituto ISI Pertini di Lucca, la presentazione della numero della rivista Limes “Africa il nostro futuro” lo scorso mese di marzo e la Festa dei Popoli, evento giunto alla terza edizione che viene organizzato dalla Caritas di Lucca per supportare il progetto “Asola e bottone – quartieri attivi contro la povertà”, in programma domenica 29 maggio presso il parco La Montagnola nel Quartiere di San Concordio in orario pomeridiano.

Infine, sabato 11 giugno si terrà la seconda edizione Caccia al Tesoro a colori: a partire dalle 14.30 in piazzale Arrigoni sono previsti due circuiti di prova, uno per i bambini (fino a 12 anni) ed uno per i ragazzi/adulti. Sul sito www.comune.lucca.it c’è una pagina dedicata all’evento ed è già possibile iscriversi.

6 commenti

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6 Commenti

  • Vicious Filthy Globalist
    29 aprile 2016, 13:30

    oh, un punto di vista alternativo e senza retorica.

    Una ventata d’aria fresca che ridà dignità a un intero continente.

    Io mi auguro che l’Africa continui la sua crescita economica, lenta ma costante, che però non fa notizia ne arriva alle coscenze della massa occidentale.

    La povertà è in diminuzione a livello mondiale.

    Una volta raggiunto un certo benessere, il turimo potrà svilupparsi ancora di più.

    E non solo il turismo ovviamente.

    Col vantaggio di avere un continente enorme e variegato, dalla natura bellissima e un clima decisamente più piacevole.

    Spero di arrivare alla pensione e ritirarmi in un qualche cittadina lungo il mare in una nazione africana in pace, sicurezza e crescita dove la vita costa meno e fare il nababbo.

    In alternativa c’è sempre il sudamerica o il sud est asiatico.

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  • Filippo
    29 aprile 2016, 12:28

    Parole sante le Sue!
    Concordo pienamente ed ogni giorno, guardando i vari Gilletti, Del Debbio ecc., mi chiedo come mai nessuno, dico NESSUNO, tira fuori questo ragionamento, così semplice, così economico.
    Ma è proprio questo il motivo: nessuno ci guadagnerebbe nulla…l’Europa (Italia in primis) non sta aiutando questa gente disperata ma la usa soltanto per guadagnare.
    Le Onlus e le cooperative sociali sono sorte come funghi: una brandina, un po’ da mangiare, smartphone, wifi, scarpe Adidas e qualche maglietta ed il lavoro è assicurato.
    Per i rimborsi pro-capite ci sono imprenditori che hanno cambiato lavoro e si sono infilati in questo filone d’oro dell’accoglienza; ci sono molti ragazzi che hanno trovato lavoro in regioni dove il lavoro era inesistente; se un rumeno si ubriaca e molesta le persone viene subito mandato via, se lo fa un ospite di un centro di accoglienza si chiudono tutti e due gli occhi perchè ogni persona porta reddito a chi l’accoglie.
    Ma perchè un proprietario di una casa dovrebbe affittarla ad equo canone quando nella stessa casa puòe infilare 10 persone e prendere 350 euro al giorno?
    10 persone che passano le giornate al cellulare, a dormire, a mangiare e senza alcuna prospettiva di vita.
    Vedere tutto questo non vuol dire essere di destra, è solo che così non li stiamo aiutando!
    Loro sono molto legati alla loro terra, ai loro usi e costumi, non hanno i ritmi nostri non stanno bene qui, anche se hanno da mangiare tutti i giorni.
    Coi milioni di euro che l’Europa ha speso e spenderà si potrebbe rendere fertile tutta l’Africa: aratri, trattori, potabilizzatori, sistemi d’irrigazione, strade, agronomi per insegnare loro a vivere dei loro campi immensi.
    E invece facciamo girare in lungo e in largo le nostre navi con la speranza di trovare qualche barcone pieno di gente da salvare e portare nei centri di smistamento….
    Coi satelliti militari avanzatissimi e tutte le tecnologie che esistono pensate veramente che non sia possibile sapere quando e dove partono le carrette del mare? Siamo arrivati su Marte e non siamo in grado di fermare un gommone?
    Ma vi rendete conto che tutto ciò è un’insulto alla nostra intelligenza? E’ chiaro che è tutto voluto e pianificato, ma non si può dire perchè non è politicamente ed economicamente corretto.
    Speriamo che qualcuno di quelli che conta ricominci a pensare liberamente e risca a convincere gli altri.

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  • Arturo
    29 aprile 2016, 11:17

    L’articolo mi riporta ad un annetto fa, quando Salvini mise assieme una delegazione di imprenditori decisi ad investire in Nigeria. Tutto pronto per partire, biglietti prenotati, vaccinzioni fatte: gli fu negato il visto sul passaporto.

    Questo fatto vale mille Redemption Song.

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  • ELIA
    29 aprile 2016, 10:35

    Concordo con Glicine, ha presentato un quadro della attuale situazione che chiunque può osservare ogni giorno, ALMENO DICIAMOLE QUESTE COSE, facciamo vedere che non siamo completamente asserviti al “politicamente corretto” o che ragioniamo solo con la pancia.

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  • fiana
    29 aprile 2016, 03:30

    Vescovo africano ai migranti: “Non lasciate il vostro Paese”

    Claudio Cartaldo – Mar, 25/08/2015 La Chiesa si divide. Chi sponzorizza l’accoglienza dei profughi che lasciano i loro paesi in “fuga da guerre e violenze” e chi invece quell’emigrazione di massa dall’Africa vuole bloccarla. Da una parte monsignor Galantino, segretario della Cei, dall’altra mons. Nicolas Djomo, vescovo di Tshumbe e presidente della Conferenza Episcopale della Repubblica democratica del Congo.

    L’appello del vescovo africano a migranti, infatti, è quello di non cercare in Occidente un futuro migliore, ma di costruirlo in Africa. Insomma, monsignor Nicolas Djomo denuncia l’ulteriore impoverimento dell’Africa che l’accoglienza indiscriminata dell’Europa nei confronti di tutti i migranti in cerca di lavoro sta compiendo. Sembra strano, ma è così: se l’Occidente si dimostra accogliente nei confronti della popolazione africana, se disegna una Eldorado capace di far fare il salto di qualità, allora i giovani africani saranno spinti a mettere da parte i rischi ed affrontare i viaggi della speranza.

    Che non tutti siano in fuga da guerre lo dimostrano anche le dichiarazioni del vescovo congolese. All’apertura della riunion edella Gioventù cattolica panafricana, in programma a Kinshasa dal 21 al 25 agosto, secondo quanto riportato dall’agenzia Fides, il vescovo ha detto: “Guardatevi dagli inganni delle nuove forme di distruzione della cultura di vita, dei valori morali e spirituali. Utilizzate i vostri talenti e le altre risorse a vostra disposizione per rinnovare e trasformare il nostro continente e per la promozione della giustizia, della pace e della riconciliazione durature in Africa”.

    Poi ha aggiunto: “Voi siete il tesoro dell’Africa. La Chiesa conta su di voi, il vostro continente ha bisogno di voi”. Non è l’Europa ad averne bisogno, né l’Occidente. Ma l’Africa. I governi europei dovrebbero dunque comprendere come i flussi migratori tendono ad impoverire ulteriormente i Paesi di partenza.

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  • Glicine
    29 aprile 2016, 00:49

    Fino a tre mesi fa incontravo ogni giorno,dove parcheggio abitualmente l’auto,un senegalese, parcheggiatore. Sorrideva sempre, mi salutava, molto rispettoso, non chiedeva niente, ringraziava quando potevo dargli qualche spicciolo.Una mattina mi disse che pochi giorni dopo sarebbe partito per andare a trovare la famiglia in Senegal: moglie, quattro figli, genitori, fratelli. Era felice. Mi domandavo dove avesse trovato i soldi per il biglietto perché non credo che fare il parcheggiatore abusivo possa rendere molto. Mi disse che al suo paese, lontano dalla capitale, c’era molta povertà, che coltivavano qualcosa, ma senza mezzi, solo col le mani nude. Oggi era di nuovo lì, passati tre mesi é tornato al “suo” parcheggio. “Signora come sta? Casino qui ora! Arrivano tanti, tutti, ma non c’è lavoro qui, grande casino ora!” Come va al tuo paese, come sta la tua famiglia? “Male signora! E se io non sono lì ad aiutare loro, solo con le mani possono coltivare poco. Dovrebbero aiutare noi lá, con macchine per lavorare terra! Allora noi potremmo rimanere lá al nostro paese e stare meglio” Tu mandi soldi a loro? “Si, con 50 euro comprano due grandi sacchi di riso, e possono mangiare per due mesi e mezzo, insieme a quello che coltivano” . Poche parole che mi hanno fatto riflettere. Invoca aiuto a casa sua, un paese in pace, ma povero. Dare loro gli strumenti e la competenza per potersi costruire non fa parte dei piani, non ne parla nessuno. Se qualche politico, pochi a dire il vero, ne fa cenno, é tacciato di populismo. E allora mi convinco ancora di più che questa “invasione” é voluta, é un disegno più grande, stabilito a tavolino, verso il quale forze opposte niente possono fare. Le primavere arabe sono state scientificamente organizzate per rovesciare le dittature di frontiera che fino a quel momento avevano tenuto chiusi i confini creando un “tappo” che impediva la migrazione di massa. Poteva scoppiare solo il caos, non erano pronti per le democrazie, o almeno non tutti. D’altra parte bastava essere stati poche volte in un paese del nord Africa per capire che primavere non sarebbero state, figurati se potevano non saperlo i vari Obama, Sarko, tutti i capi di stato europei, che in coro, ogni giorno plaudivano alla “primavera”. É fu un “inverno” di morti e conflitti, che hanno aperto le porte verso l’Europa. L’Europa che non cresce, non fa figli, non é più in grado di produrre economia. La popolazione deve crescere e insieme a lei i bisogni.Ci vorranno anni e anni, ma questo é l’obiettivo, e l’invasione il modo per raggiungerlo. Li chiamano migranti economici. Basterebbe creare economia a casa loro, e invece li facciamo arrivare qui per crearla, ancora una volta, a casa nostra. E noi cittadini dobbiamo solo “convincerci” o meglio farci convincere, che questa é la cosa giusta, dobbiamo “accogliere” “integrare” “includere”. Come se quello che stiamo facendo verso di loro fosse il vero significato delle parole che ho virgolettato. Attraversano il mediterraneo , quando sopravvivono, arrivano in un paese, il nostro, o la Grecia, o altri, che pur spendendo risorse non indifferenti, non é in grado di dar loro dignità. Con tutti i soldi che investiamo nei vari marenostrum, centri “accoglienza” cooperative, 35 euro al giorno, senza un futuro, senza un lavoro, senza dar loro dignità e ….. 50 euro….due sacchi di riso …. in otto mangiano due mesi a casa loro, con le loro usanze, il loro clima, il loro desiderio di rimanere lì. Quante risorse potremmo trasferirgli per creare ricchezza da loro! Non c’è la volontà di fare questo anzi si vuole il contrario.
    Questa é la mia visione delle cose,non so se é quella giusta. Bene tutte le iniziative che mirano a creare un tessuto economico in quei paesi, ma ho la sensazione che…..sia troppo tardi.

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