Lucca Capitale di Marco Innocenti – Il recupero di aree dismesse scommessa del piano strutturale

Lucca Capitale di Marco Innocenti – Il recupero di aree dismesse scommessa del piano strutturale

LUCCA – Centri per l’innovazione (anche produttiva) e i servizi, e poi spazi culturali e teatrali, impianti sportivi, luoghi per la socializzazione, ambienti per mostre e convegni nelle tante (quasi cento) aree industriali dismesse. Può sembrare utopia, ma in realtà è questa la scommessa, la “rivoluzione” del piano strutturale con cui l’amministrazione comunale vuol porre fine alla cementificazione e al consumo del territorio, invertendo la tendenza e fecendo una priorità del riuso.

Chiarissimo, sotto questo aspetto, un passo del documento elaborato dal gruppo di studio del piano strutturale, seguito dal sindaco Alessandro Tambellini e dall’assessore Serena Mammini e composto da architetti, geologi, legali, amministrativi e altri tecnici.

 Per comprendere bene la portata della novità, è utile segnalare cosa si dice nel documento:

“Occorre interrompere il consumo di suolo e invertire la tendenza, ritrovare un ordine e un’armonia urbana e dello spazio pubblico anche attraverso la pianificazione delle funzioni, creando nuovi equilibri tra servizi e abitazioni per favorire l’incontro, la condivisione, creando “comunità”. È necessario quindi rivalutare e sostenere gli ambiti non urbanizzati recuperando al massimo la capacità produttiva di questo particolare territorio rurale che sia compatibile con le contigue aree urbane, nel rispetto della struttura agraria della nostra Piana che ancora oggi mostra, nel disegno dei campi, delle fosse, delle corti e delle ville, la sua minuta articolazione a servizio della città storica, assetto questo che nel suo complesso è da  considerare un sistema integrato di città e campagna.

“Occorre una programmazione volta al recupero delle aree dismesse e alla rigenerazione della qualità abitativa dei quartieri prevedendo, laddove possibile, anche un piano di de-cementificazione. Occorre ricucire il tessuto urbano favorendo le piazze, il verde, gli spazi di aggregazione, anche giovanile. I non luoghi che punteggiano le nostre periferie troveranno un loro ruolo di cerniera con l’intorno.

“Occorre preoccuparsi del recupero dei vecchi volumi abbandonati o dismessi, affinché possano utilmente assolvere alle nuove necessità. Il tema della rigenerazione si sposa con l’opportunità di ideare le vecchie aree secondo gli attuali modelli economici della conoscenza e dell’innovazione, conferendo loro funzioni di traino per lo sviluppo complessivo della città, e non solo e ancora come disponibilità volumetriche per favorire la rendita fondiaria. Siamo convinti che sia l’offerta a creare la domanda e che il Piano Strutturale sia un’occasione per evolvere, per consolidare una tendenza che a Lucca è già in atto con risultati tangibili. Il Polo Tecnologico non è un annuncio ma, inserito nel Parco Urbano dell’Innovazione, è modello di riqualificazione sostenibile unico in Toscana e Luccaport è un centro ecologico di logistica urbana di eccellenza europea. Attenzione particolare sarà posta alla filiera dell’edilizia affinché si caratterizzi verso la ricerca, la creatività e l’innovazione, prevedendo tecniche e materiali per il risparmio energetico e la tutela ambientale, forti anche della presenza a Lucca del Centro di Documentazione e Formazione regionale di Abitare Mediterraneo che da qualche anno si dedica a questa attività”.

Se questi sono gli obiettivi, è però necessario fin da ora che siano avviati contatti con i proprietari delle aree dismesse e le loro associazioni, che già in passato avevano tentato di porre il problema del recupero all’attenzione, tra l’altro con una bella mostra all’Associazione Industriali.

Non è pensabile, né concretamente percorribile, l’idea di procedere tramite espropri per i quali mancherebbero tra l’altro i fondi, così come per le successive realizzazioni. Più utile e logico valutare la possibilità di coinvolgere i proprietari dei complessi nelle opere che il Comune vorrebbe portare avanti. Si era parlato di società in cui la quota dei privati potrebbe essere proprio il conferimento dell’area, ma possono esserci anche altre forme di collaborazione alle quali potrebbero essere interessati anche i proprietari, consapevoli che ormai il mercato non assorbe più nuovi quartieri satellite con case,uffici e negozi ricavati da vecchi opifici. Ristrutturazioni che il nuovo piano strutturale sembra peraltro escludere.

Determinanti  per l’effettivo recupero di tanti scheletri cosparsi intorno alla città, anche a due passi dalle Mura, saranno insomma chiare destinazioni d’uso, decise sulla base delle esigenze e delle opportunità che il documento dei tecnici e dell’amministrazione sembra aver individuato, almeno per la parte dell’innovazione. Maggiore chiarezza però servirà anche nell’indicare cosa di altro e come si può realmente realizzare, non sottovalutando temi che tengono banco, come la necessità di nuovi spazi teatrali ed espositivi, di impianti sportivi pubblici di cui Lucca è gravemente carente, di ambienti per la socializzazione, di luoghi in cui si possa fare musica ed assicurare servizi. Non dimenticando i giovani.    

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