Lucca Capitale – di Marco Innocenti – Arredo urbano, accordi e timori

LUCCA – Attenzione: l’appiattimento del tessuto commerciale del centro storico, divenuto sempre più simile ad una galleria di negozi di un aeroporto qualsiasi, rischia di cancellare rapidamente, nel giro di 5-10 anni, l’appeal della città nei confronti del turismo di qualità. L’allarme arriva di nuovo dalla Confcommercio, che guarda con preoccupazione a iniziative dell’amministrazione comunale che non pare aver ancora raccolto l’appello e che, secondo l’associazione dei commercianti, non si premura di tenere aperto il dialogo e il confronto con gli operatori che danno vita alla città, dove i negozi storici e di tradizione sono rimasti una quindicina.

“Siamo molto preoccupati – afferma Rodolfo Pasquini, direttore della Confcommercio – nel vedere ad esempio gli esercizi di somministrazione che spuntano come funghi,  uno accanto all’altro nel giro di pochi metri, cancellando l’immagine tradizionale e omologandola ad un modello che non si addice alla storia e alla tradizione di Lucca. Abbiamo più volte chiesto all’amministrazione comunale di porre un freno al fenomeno, di attivare una moratoria e un piano delle funzioni, come hanno fatto altre città d’arte. Per ora senza risultato. L’immagine della città, che tutti vogliamo tutelare, è sempre meno affascinante, ma ci pare che il nostro punto di vista e il nostro impegno non siano più richiesti. Basta vedere quanto sta accadendo per l’arredo urbano”.

A Pasquini non va giù il fatto che Comune e Soprintendenza abbiano trovato un accordo sul decoro senza ascoltare le associazioni dei commercianti.

“Abbiamo speso molto tempo, negli anni passati, a partecipare a confronti e corsi sul regolamento per l’arredo urbano in fase di revisione da parte del Comune. Di fatto siamo ancora fermi allo studio su targhe, tende e insegne redatto dagli architetti Gilberto Bedini e Laura Innocenti, e alle successive proposte dell’allora assessore Chiari. Non ci risulta che il frutto di quegli incontri sia mai entrato in delibere e scelte operative. Nel frattempo abbiamo assistito, direi subito, a una miriade di modifiche per il suolo pubblico, i rinnovi, i gazebo e via dicendo. Ora apprendiamo che tra Comune e Soprintendenza c’è un protocollo d’intesa per alcuni ambiti da valorizzare nell’aspetto complessivo come le piazze San Michele, San Giovanni, Napoleone, S. Francesco,  S. Frediano, Scalpellini, Anfiteatro e zone limitrofe. Bene, siamo i primi a dire che vanno salvaguardate e migliorate nell’immagine, ma qualche proposta avremmo avuto da farla. Alla Soprintendenza abbiamo più volte chiesto un incontro, ci era stato detto che  era possibile, ma non siamo mai stati convocati. Temo che la nuova intesa ricadrà ancora una volta sulle spalle degli operatori“.

Per il direttore in ogni caso il discorso sull’arredo urbano e l’immagine della città va visto nel suo complesso.

L’amministrazione comunale ha sul tavolo le nostre proposte scritte da tempo, ma  non abbiamo alcuna certezza che siano state prese in considerazione – aggiunge Pasquini -. Mi riferisco ad esempio alla questione del parcheggio dentro la Manifattura e della destinazione dell’intero complesso, alla ristrutturazione e alla rivitalizzazione del mercato del Carmine, ad un’azione per non perdere un’eccezionale attrazione come il Caffè Di Simo che fa gola a grandi catene dell’abbigliamento, ad uno snellimento delle procedure per rendere rapidi i tempi di concessione e meno onerose le pratiche per le insegne dei negozi, molti dei quali hanno sempre cartelli provvisori. L’interesse a vivacizzare e fare sempre più bella l’immagine della città c’è anche nei commercianti, ma le nostre opinioni evidentemente non interessano. Un altro esempio? Avevamo proposto di gestire noi, come Centro commerciale naturale, la pista di pattinaggio in piazza Napoleone e avevamo già contatti con grandi ditte del nord interessate e pronte a montare la pista anche senza sponsor. Il Comune però ha scelto il bando e il risultato si è visto: una vasca da bagno o poco più,  piena di insegne pubblicitarie. Alla faccia dell’immagine e dell’arredo. Poi lo stesso Comune è pronto a multare un esercente perché su un ombrellone si vede il marchio di una ditta di caffè”.

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