Lucca Capitale di Marco Innocenti – Menesini: “Firenze avanza, ma Lucca è distratta”

LUCCA – Mentre le città e i territori più attenti all’evoluzione istituzionale in corso provano almeno ad organizzarsi per evitare la marginalizzazione rispetto alle città metropolitane, Lucca e la Lucchesia sembrano distratti, non ancora avvertiti del rischio, concreto, di non riuscire più non solo a contare e autodeterminarsi, ma nemmeno a ottenere fondi previsti da decenni per opere infrastrutturali “irrimandabili” da 40 anni e per una adeguata assistenza sanitaria.

Non gira intorno al problema il presidente di quello che rimane della Provincia e sindaco di Capannori, Luca Menesini, il quale ha in programma di organizzare su questo tema un incontro-riflessione con enti e politici subito dopo Natale.

Vedo poca consapevolezza sui rischi del riassetto che privilegia le città metropolitane, in Toscana Firenze, e abbandona i territori ai margini di questi megacontesti – dice Menesini -. Basta considerare quello che accadrà al bilancio della Provincia per capire cosa ci aspetta se non reagiamo: l’ente di Palazzo Ducale dispone di 32 milioni di euro di risorse proprie, ma 26 andranno allo Stato. Restano per il territorio, nel 2016, appena 6 milioni, quando ne erano programmati 16 di investimenti soltanto per la ristrutturazione delle scuole”.

Non tranquillizza affatto Menesini vedere poi il fiume di danaro in arrivo per le città metropolitane e la possibilità loro concessa (ma non più alle Province) di accedere a ricchi finanziamenti europei. E molto preoccupato è anche per l’effettivo destino di opere che, secondo programmi e promesse, già dovrebbero essere cantierabili, mentre sembrano tornate in alto mare.

“Per il nuovo ponte sul Serchio dovremmo riuscire a procedere secondo le previsioni, anche se con qualche slittamento – sostiene -. Più complicata la questione per la realizzazione degli assi viari e il raddoppio della ferrovia. Attendiamo ancora la convocazione dal Consiglio superiore dei Lavori Pubblici e poi la decisione del Cipe per confermare la prima parte dei finanziamenti sul progetto dei nuovi raccordi stradali. In teoria le risposte ci sarebbero dovute essere già per il novembre 2014,  ma al momento siamo fermi. Dovremmo procedere in base al progetto dell’Anas per gli assi nord-sud ed est-ovest, da rivedere però in base alle problematiche emerse dall’inchiesta pubblica su quei tracciati”.

In tempi di carenza di risorse e di attenzione spostata sulle città metropolitane, aumentano però i timoriche l’intervento veda mai concreti finanziamenti. Meno peggio dovrebbe andare per il raddoppio della ferrovia da Firenze a Viareggio.

Il tratto da Firenze a Pistoia ha già il progetto esecutivo – spiega il presidente – e si dovrebbero vedere i cantieri nel 2016. Per il tratto Pistoia-Lucca andiamo avanti con la progettazione preliminare. I soldi sembra che ci siano, ma sui tempi non ci sono certezze”.

 A non far dormire sonni tranquilli a Menesini sono anche altri scenari.

“Saltate le Province, mi sembra che ognuno vada per suo conto, settore per settore – dice -. Vedo che la Regione segue ad esempio l’idea di fare da gestore dei servizi e addirittura ipotizza una fusione operativa con le Marche e l’Umbria. E’ un errore, la gestione per essere efficiente deve rimanere vicina ai cittadini e ai territori. Se in prospettiva le città metropolitane si vedranno attribuire nuove funzioni, per le Province si va nella direzione opposta. Importante diventano allora le scelte delle Regioni: il Piemonte ha dato nuove competenze ai Comuni, la Lombardia lascia o rafforza quelle delle zone di area vasta. Qui vedo invece che piace l’idea del “sindaco della Toscana”, di cui proprio non sentiamo il bisogno. La Regione deve saper tenere insieme, e non sostituirsi ai Comuni e alle Province”.

In un quadro di questo genere, il presidente ritiene opportuno un confronto su nuove organizzazioni territoriali che salvaguardino realtà fuori della città metropolitana di Firenze, destinata a inglobare presto anche Prato.

“Vedo che ciascuna categoria va per suo conto, i commercianti con Massa, gli industriali con Pistoia e Prato, la Camera di Commercio chiamata da Pisa e via dicendo. Aggiungiamo anche le incertezze sull’area vasta dei servizi sanitari e si capisce bene come corriamo il rischio di rimanere con il cappello in mano, se altre realtà più avvedute sanno reagire meglio – continua Menesini -. Dobbiamo renderci conto che dobbiamo muoverci in fretta per non essere tagliati fuori, partendo da integrazioni già in atto come quella con l’area costiera, in particolare Massa Carrara. Trovo interessante anche la prospettiva della saldatura con l’area della Valdinievole e Pistoia, con cui abbiamo affinità oggettive. Mi stupisce intanto la mancanza di una visione regionale sul nuovo assetto territoriale e credo che sia davvero urgente una riflessione di tutti gli amministratori”.

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  • Admin
    13 dicembre 2015, 03:40

    Evidentemente, al tempo in cui veniva votato, Menesini e molti altri amministratori locali del PD (e non solo del PD) non lessero il decreto Delrio. Il decreto infatti prevede che i territori NON ABBIANO PIU’ ALCUN PESO E NON SONO PREVISTE FORME POLITICHE DI GOVERNO DEGLI STESSI. Quindi, se i politici eletti in luoghi diversi dalla città metropolitane avessero avuto un po’ di sale in zucca, essi avrebbero dovuto STOPPARE IL DECRETO DELRIO e METTERE IN DISCUSSIONE QUELLA BOIATA DELL’ABOLIZIONE DELLE PROVINCE. Naturalmente si son ben guardati dal farlo. La parola d’ordine era (e forse è ancora??) ABOLIRE! In modo ACEFALO si è preferito temere la piazza (la presunta piazza…poi vedremo perché presunta) e non difendere gli interessi dei territori rappresentati. Nel vuoto di potere solo le REGIONI potevano decidere quel che sarebbe successo. Se in alcuni casi (la Lombardia ad esempio) le regioni confermeranno le province sotto altro nome (questo sono le aree vaste lombarde), in altri casi (la Toscana) si preferirà dirigere tutto dal centro e privilegiare le solite aree di sempre (area pisana e fiorentina..poco sotto quella senese). CARO MENESINI, ANCHE I MURI SAPEVANO CHE, CON L’ABOLIZIONE DELLE PROVINCE, IL PESO DI LUCCA SAREBBE DIVENUTO ZERO. Tutti sanno infatti che Lucca in Toscana ha sempre contato ZERO. D’altro canto Lucca, storicamente, NON E’ UNA CITTA’ TOSCANA. Normale che sia fuori dai giochi. Puerile è poi pensare che i comuni si coordinino per gestire servizi locali e che in questa veste si presentino di fronte alla regione. Ma scusi Menesini, di quale comune è stato vicesindaco Lei??? Non ricorda il suo sindaco (oggi passato in altra sede) che si fece campione della politica antilucchese??? Capannori contro Lucca. E con questa mentalità di m…. vorremmo contare qualcosa in regione o avere probabilità di organizzarci?? MA MI FACCIA IL PIACERE! Ho speso fiumi di inchiostro contro l’abolizione delle province. Oggi ne iniziate a sentire gli effetti?? BEN VI STA. Magari vi servisse ad imparare che far politica è DISCUTERE e soprattutto è prefigurare degli scenari. Quel che ha fatto Delrio, se l’Italia fosse stata una nazione con encefalogramma non piatto, sarebbe stato IMPEDITO.

    Piccole note in chiusura:

    1. L’opinione pubblica non ha mai visto come una priorità l’abolizione delle province. Questo nonostante una campagna mediatica pluriennale ed antidemocratica. MAI VISTO IN TELEVISIONE UN DIBATTITO CON UN POLITICO CHE PARLASSE CHIARAMENTE CONTRO L’ABOLIZIONE. PEGGIO DELLA RUSSIA DI PUTIN! nonostante questo troiaio, in tutti i sondaggi, mai più del 35% degli italiani ha dichiarato di mettere l’abolizione tra le sue priorità. Quel genio di MONTI, di fronte ad un sondaggio del genere, letto nel postribolo televisivo di Vespa, ebbe a dire, con aria di visiting professor…” oh sono stupito..”. Eh si, era stupito, ma non cambiava idea. Della serie non vedo, non sento, non parlo! Bel professore!

    2. Lode e ringraziamento al comunista Guglielmo Brusco, già vice presidente della Provincia di Rovigo, per aver avuto il coraggio di essere contro l’abolizione e di dirlo con forza.

    3. Al referendum sulle riforme costituzionali occorre votare CONTRO LA RIFORMA. In tal modo le province resterebbero nella costituzione e allora ci sarebbe da ridere!

    RISPONDI

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