Lucca Capitale – di Marco Innocenti – Un futuro da serie B rispetto a Firenze?

LUCCA – Lucca provincia di serie B, come altre in Toscana, nell’impero dominato dalla città metropolitana di Firenze? Il dubbio e la preoccupazione cominciano ad affiorare nel mondo dell’imprenditoria e della finanza, mentre il campanello dl’allarme non sembra ancora arrivato nelle stanze della classe politica e negli amministratori locale. I timori di chi intraprende, produce, vive  e lavora in Lucchesia – leggibili anche nella recente fusione tra le Associazioni degli Industriali di Lucca, Pistoia e Prato – si sono accentuati dopo le notizie che indicano grande attenzione nelle scelte contenute nella legge di stabilità del governo per le città metropolitane. Al vaglio sono ad esempio le parole del sindaco di Firenze, Dario Nardella, coordinatore delle città metropolitane, nell’ambito della conferenza stampa a Palazzo Vecchio sulle decisioni prese dal Consiglio dei Ministri.

Il sito dell’Anci, l’associazione dei Comuni, attribuisce a Nardella questa dichiarazione: “Stiamo valutando in queste ore l’impatto concreto, però posso dire come coordinatore delle città metropolitane che siamo molto contenti delle misure del governo perché il presidente Renzi in prima persona non ha voluto penalizzare le città metropolitane, che a differenza delle province non sono eliminate dall’ordinamento a seguito dell’approvazione della riforma costituzionale al Senato, e quindi consideriamo questa una misura di fiducia nei confronti delle potenzialità delle città metropolitane”.

Queste considerazioni – unite ai dati diffusi dall’Irpet (Istituto regionale per la programmazione economica) che indicano evidenti segnali di ripresa e sviluppo dell’area fiorentina, mentre continua a soffrire gran parte della Toscana – fanno temere che, in tempi di risorse minime se non inesistenti, possa passare la scelta di rafforzare le città metropolitane sotto il profilo di finanziamenti per infrastrutture, servizi e norme, lasciando sostanzialmente al loro destino le altre pur importanti aree regionali. Timori rafforzati dal vedere l’attenzione e l’impegno per le scelte di riorganizzazione e potenziamento infrastrutturale su Firenze (nuova pista per l’aeroporto, rete viaria e ferroviaria) a fronte di un ben diverso passo, ad esempio, per gli assi viari della Piana di Lucca e il raddoppio del tratto ferroviario della Viareggio-Lucca-Firenze, per non dimenticare i collegamenti ferroviari con Pisa (aeroporto) e la costa (porti), anch’essa in attesa da decenni del completamento dell’autostrada da Rosignano a Roma e di altre opere decisive per lo sviluppo. Se il quadro non cambia, se i timori fossero fondati, è evidente che i traffici e l’economia saranno sempre più spostati verso il nodo fiorentino a discapito della fascia tirrenica e di quella ad essa attigua, come la Lucchesia.

Volendo, si potrebbero aggiungere gli scenari che si profilano per le strutture della sanità pubblica lucchese, che molti vedono destinate a diventare poco più che un pronto soccorso nell’ambito dell’area vasta che porta altrove (Pisa e Firenze) la vera assistenza di qualità.

Timori infondati? La risposta può darla subito una verifica che i politici e gli amministratori locali possono fare in Regione e con il governo, per capire le vere strategie e sondare quanta concretezza ci siano nelle rassicurazioni sull’interesse per le nostre zone.

Sta di fatto che negli ultimi tempi sono diventati più stretti i rapporti tra i sindaci di Lucca e Pistoia, Alessandro Tambellini e Samuele Bertinelli, che non disdegnano di valutare con attenzione le ipotesi di collaborazione che nascono anche dai progetti dei fautori dell’Alta Toscana, il sistema che dovrebbe portare a far diventare un sistema la fascia che da Prato (che difficilmente potrà evitare però di essere inglobata nella città metropolitana fiorentina) arriva al mare, passando da Pistoia e Lucca prima di arrivare alla Versilia e Massa.

Se si rivelasse fondata l’ipotesi di concentrare il sostegno alla ripresa e allo sviluppo soprattutto nelle città metropolitane, le aree rimaste ai margini avrebbero grandi difficoltà ad arrestare la crisi e il declino, nel caso pensassero di poter andare avanti ciascuna per proprio conto. Per le infrastrutture e i servizi di cui hanno urgente bisogno non potrebbero certo bastare le esangui casse locali e neppure i contributi di qualche fondazione bancaria. E lo stesso discorso vale per i distretti industriali (l’unico a tenere è il cartario), ai quali potrebbe aggiungersi quello dell’alta tecnologia e dell’innovazione che nell’Alta Toscana può contare su una miriade di piccole, ma dinamiche imprese.

E’ nei fatti l’urgenza di approfondimenti con Regione e governo, ma altrettanto utile e necessaria pare l’apertura di un serrato confronto tra protagonisti (in tutti i settori) di territori contigui con non poche affinità che, da soli, rischiano di non riuscire ad agganciare il treno della ripresa.

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5 Commenti

  • Admin
    5 dicembre 2015, 12:36

    Veramente, alle volte mi sembra che caschiate dal pero (o che, più probabilmente, facciate finta di cascarci)

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  • Admin
    5 dicembre 2015, 20:59

    Per stare a galla occorrerà accorpare i territori delle ex province di Lucca-Pistoia e Massa Carrara,di pratesi,pseudo fiorentini,pisani e livornesi meglio stare alla larga.
    Questo pensiero da un Valdinievolino ma non conosco le vere intenzioni della piana di Pistoia da sempre modesta frazione della futura area metropolitana.
    Ammesso che Pistoia voglia bene a Lucca,non vedo come Quarrrata,Montale ed Agliana si possano distaccare da Prato città di riferimento da sempre.

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  • Admin
    6 dicembre 2015, 04:40

    Le riforme fatte e in atto (le chiamo riforme per intenderci in quanto sono schifezze) non possono che portare al realizzarsi del quadro descritto da Innocenti. Infatti si è distrutto il governo di area vasta distruggendo le province. In teoria il posto delle province poteva esser preso dai comuni. Questo però, di fatto, è IMPOSSIBILE. Impossibile perché i comuni non hanno mai mostrato vera capacità a coordinarsi tra loro. Impossibile perché i comuni sopra i 50000 abitanti non possono neanche formare delle unioni con altri enti analoghi. Le “riforme” prevedono però che in 12 territori le funzioni delle province siano prese da nuovi enti di area vasta. Sono queste le città metropolitane. Questa logica è PERVERSA. Infatti i territori dovrebbero essere tutti uguali. Se il governo di area vasta è importante per le realtà metropolitane, altrettanto lo è per le realtà urbane e per quelle periurbane o rurali. Invece qui si è fatta una legge che decreta, nero su bianco, una disparità. Per i territori metropolitani lo stato riconosce una importanza ed un’attenzione che non riconosce al resto. Se ci mettiamo anche l’umiliazione ed il non riconoscimento per le città ex capoluogo di provincia, il quadro è veramente indecente e tale da presentare notevoli difficoltà per il governo dei territori. In questo vuoto di governo e di possibilità di amministrare si è verificato quello che qualsiasi mente lucida avrebbe potuto prevedere. Il vuoto lasciato dalle provincie è stato riempito dalle regioni. Quindi oggi abbiamo, per certe aree la regione, la città metropolitana e i comuni. Per altre aree la regione ed i comuni. In alcuni casi questi comuni formano delle unioni. In altri casi non lo fanno. In altri casi ancora (per i comuni sopra i 50000 abitanti) non possono neanche farlo. In Toscana poi la regione decentra alcuni servizi sulla base di aree vaste di sua invenzione che hanno il loro centro a Firenze (e qui l’area vasta è ben più grande della città metropolitana), Siena e Pisa. UN CANAIO COSMICO. L’idea evocata sia da INNOCENTI che da GIOVANNI, di dar vita ad un’area vasta del Nord Ovest, sarebbe certo razionale, ma solo se tutti i sindaci dei comuni principali fossero uniti e concordi la regione potrebbe prenderla in considerazione. In caso contrario, Pistoia e la Valdinievole dovranno restare attaccate (non so con quale senso per la Valdinievole) al carro fiorentino e Lucca e Massa a quello pisano. Volenti o nolenti.

    Io intanto voterò contro le riforme costituzionali al referendum. In tal modo, ovvero se le riforme venissero bocciate, le province resterebbero in vita. Questa sarebbe una prima vittoria.

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  • Admin
    6 dicembre 2015, 11:34

    Marco Innocenti, come sempre coglie la realtà della nostra provincia. Se la politica lucchese non si fa sentire ai piani superiori è destinata sicuramente al declino.
    Bisogna innanzitutto avere una visione di cosa vogliamo da qui al 2025 perché senza un progetto concreto non si va da nessuna parte.
    Propongo all’attenzione delle forze politiche alcune conferenze di programma di sviluppo in vari settori della economia come: settore industriale, settore infrastrutturale, settore dei servizi alla cittadinanza, settore culturale e del turismo. Con una visione come dicevo prima che dia una prospettiva di sviluppo con un programma decennale e di priorità temporale. Queste conferenze dovranno essere preparate e sviluppate entro tre mesi e dovranno coinvolgere le università, gli industriali, le Associazioni di categoria, i sindacati la Regione Toscana e quello che rimane della provincia di Lucca.

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  • Admin
    6 dicembre 2015, 14:48

    Sono certo che la compagna Vjetinovic saprà debitamente battere i pugni (chiusi, naturalmente) sui tavoli giusti.

    Siamo in una botte di ferro, insomma.

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