Beatrice Speranza, la fotografa del ricamo

LUCCA – Beatrice Speranza, architetta e fotografa lucchese, è stata scelta da Itema, azienda italiana leader mondiale nella produzione di macchine tessili, per realizzare 14 presenze – un progetto fotografico in cui realizza delle piccole presenze ricamate sulle foto stampate su carta cotone – che interpretassero i valori fondamentali dell’azienda. 

I ricami realizzati per sono tutti con filo rosso di lana, seta o cotone (il rosso è il colore aziendale). Il ricamo esprime calore, dà tridimensionalità all’immagine stampata su carta cotone e consente di scoprire nuovi significati al di là della realtà. Tutte le immagini sono presentate con il supporto di aforismi di personaggi celebri.

Beatrice, come sei stata scelta?

 “Junio Caselli, creative director della Bonuccelli Adpower, agenzia che cura l’immagine di Itema, ha notato il mio lavoro. Da tre anni questa azienda affida la comunicazione a dei fotografi che interpretano i loro valori fondanti attraverso 14 immagini e 14 aforismi. Itema opera nel settore della produzione di soluzioni per la tessitura, tra cui telai all’avanguardia ed è l’unico fornitore a livello mondiale a produrre tutte le tre tecnologie di inserzione della trama, pinza, aria e proiettile): quando hanno visto le mie foto ricamate, mi hanno affidato il calendario 2016 dell’azienda”. 

Le tue foto ricamate sono state presentate anche alla recente mostra “Il Tempo Sospeso”: che cosa rappresentano e come vengono realizzate?

“Nella mostra con Emy Petrini ho presentato diversi lavori tra cui 11 Presenze, scatti realizzati negli anni legati dalla necessità di fermare quei momenti. Guardo la foto e cerco di svelare con pochi tratti nuove interpretazioni, riflessioni e sensazioni, che a loro volta stimolano in chi le guarda nuove osservazioni e decodificazioni….e questo mi commuove sempre. Prima di iniziare il ricamo stendo sul foglio un lucido da disegno su cui traccio lo schema che andrò a ricamare. Sempre con il lucido sopra realizzo con l’ago i fori che poi utilizzerò per far passare l’ago con il filo di lana”.

Da dove arrivano le tue intuizioni, la tua ispirazione?

“Una volta, quando stampavo in camera oscura, mi prendevo il mio tempo, lo facevo dopo cena e per cercare di ottenere un buon lavoro, dovevo essere calma, così mi accendevo la musica, solo musica: jazz mentre lavoravo e classica mentre sciacquavo le foto prima di andare a letto. Oltre alla calma occorreva grande concentrazione e soprattutto non avere fretta. Sì, calma e non avere fretta… è sempre stato difficile, ma mai come in questi tempi. Il digitale ha accelerato le esigenze di tutti ora le foto si scattano e devono essere subito consegnate”.

Che cosa ti ha chiesto Itema e che cosa raccontano le tue foto?

“Ho proposto dei valori universali, che appartenessero all’uomo singolo come alla società e alle aziende. I ricami sono tutti con filo rosso di lana, seta o E’ al filo che viene affidato il compito di cambiare il punto di vista e dando una connotazione positiva. Tutte le immagini sono presentate con il supporto di aforismi di personaggi celebri”.

Spiegaci meglio come arrivi a realizzare una tua foto, dall’intuizione al lavoro tecnico vero e proprio.

“Per questo progetto ho utilizzato alcune foto del mio archivio, altre le ho realizzate appositamente per il progetto come le nuvole, la pioppeta, il tarassaco, le farfalle tra i rami di una albero… Avevo tirato giù con Junio caselli alcuni valori di connotazione positiva, che poi ho sviluppato e presentato mostrando una ventina di foto con dei disegni da me accennati che simulavano il ricamo e il significato che gli attribuivo”.

Parlaci un po’ di te, come nasce la tua passione e il tuo talento per la fotografia?

“La fotografia mi ha affascinato sin da bambina, la trovavo un mistero. Al primo anno di università mi sono iscritta a un corso di fotografia…e da lì ho sempre fotografato, passando da passione a professione in modo spontaneo. Il riscontro positivo che ho sempre avuto dagli altri mi ha stimolato nell’andare avanti. I primi lavori che mi sono stati affidati li ho quasi accettati di forza…non mi sentivo all’altezza, erano gli amici a credere in me (credo che in molti si riconosceranno in questo racconto, e ne approfitto per ringraziarli tutti)”.

Dagli studi di architettura come sei arrivata poi a fare fotografia?

“Tutto il percorso che ho fatto è stato ed è importante. Anni fa la Galleria Otto di Olivia Toscani (figlia di Oliviero Toscani) mi chiese di tornare a fare l’architetto per lei, e ho disegnato e realizzato per l’occasione dei mobili e delle lampade, la serie “Ove” e le lampade “Tre Passi”. Anche con Emy Petrini abbiamo Progettato degli allestimenti fieristici per Pitti Bimbo e alcuni angoli di negozio per aziende importanti. Collaboro anche con altri professionisti nella realizzazione di allestimenti per mostre”.

Una ricerca non solo tecnica, ma anche intima, interiore. A che punto è il tuo percorso personale, ma anche artistico? 

“Vedo che il mio lavoro risuona in chi lo vede. Due anni fa uscì un bell’articolo su D di Repubblica che parlava di Trame Segrete, la mostra che ho fatto con Emy Petrini in cui ho presentato per la prima volta le mie Presenze. Fu una sorpresa ricevere una bellissima email della direttrice a Londra della famosa casa d’aste Christie’s che si complimentava del mio lavoro e mi invitava a una delle sue aste a Milano. Ne è nato un bel rapporto e ha acquistato alcune delle mie opere anche nell’ultima mostra tenutasi a settembre: Il Tempo Sospeso”.

La fotografia ti ha aiutata nel tuo percorso di ricerca interiore?

“Tanto, è stato un modo per scoprirsi e per svelarsi. La fotografia mi ha aiutato negli anni nel cercare di mettere ordine attraverso le mie inquadrature in tutto ciò che nella vita quotidiana si tende a complicare, sia questo una forma o un sentimento. Il risultato dei miei lavori è sempre stato caratterizzato da una freschezza delle immagini, direi che i bianchi hanno sempre dominato sui neri.ma a volte c’è il bisogno di lasciare andare i neri più intimi e preziosi, quei neri che avevo in qualche modo represso nella mia vita nell’istintiva ricerca di leggerezza”.

Racconti di grandi eventi, presentazioni ufficiali, lancio di cd, molte collaborazioni: quali dei tuoi lavori ricordi con maggiore entusiasmo?

“Sono tutti importanti, ma quando fui contatta dalla casa discografica Decca per conto della famosa cantante lirica Cecilia Bartoli, bè fu veramente una grande soddisfazione. Mi chiesero di andare a Parigi durante la registrazione di un suo album per fare le foto mentre lei registrava sul palco del teatro Salle Pleyel. Fu emozionante quando arrivai in teatro lei stava già registrando…interruppe per salutarmi e ringraziarmi dicendomi che era stata lei a richiedermi alla casa discografica perché era rimasta così contenta del lavoro che avevo fatto per lei due anni prima a Lucca per la presentazione del suo cd su Maria Malibran”.

Hai avuto tante le collaborazioni con artisti anche molto diversi tra loro, ma come sei riuscita a fondere i diversi linguaggi?

“Soprattutto è la curiosità e l’entusiasmo e la voglia di misurarmi con forme espressive per me nuove. Mi piace lavorare in squadra, la facoltà di Architettura ti aiuta in questo con gli esami di gruppo ecc. La condivisione è una degli aspetti che mi commuove di più così come mi dà forza”.

Ricordiamo alcuni dei tuoi lavori più significativi ed importanti.

 “La Casa dei libri” nel 2010, è stata la mia prima esposizione importante e la prima volta che mi sono veramente messa in gioco. 43 immagini in bianco e nero 60×40 montate su pannelli di pexiglass fumè di 100x100cm tutte sospese nella bellissima sala di Spazio Officina, ex fonderia di inizio secolo, situata nel centro storico di Lucca. L’incontro con Antonio Manta, famoso fotografo e stampatore italiano, insieme al critico Roberto Mutti mi dettero la spinta per presentare questo progetto sulle storiche librerie da Parigi a Milano, Venezia, Roma, Napoli e Palermo”.

Arte, bellezza, valori possono aiutarci in questo momento storico difficile che stiamo attraversando, in cui la violenza sembra imperare?

“Io ci credo molto. E’ importante che valori positivi siano divulgati anche attraverso l’arte, nelle sue varie espressioni. Ho incontrato artisti che in forme diverse cercano di sensibilizzare la cittadinanza anche in luoghi difficili come Scampia, portando i messaggi fuori dagli spazi chiusi come i musei o le sale espositive e mettendoli in strada attraverso la cartellonistica, gli striscioni tipici della comunicazione pubblicitaria sopra le scuole, le chiese e i centri comunali. Immagini forti con messaggi chiari che incitano alla appartenenza, alla fratellanza…e ho in mente un’artista napoletana in particolare Rosaria Iazzetta”.

1 commento

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1 Commento

  • Francesca
    23 novembre 2015, 13:39

    Brava Beatrice e… forza forza forza.

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