Nei bunker di Domazzano, tante domande ma poche risposte

DOMAZZANO – A volte si dimentica la strada percorsa, gli avvenimenti che ci hanno portato dove siamo e i fatti che hanno coinvolto i nostri genitori, nonni, antenati. Ma non si può dimenticare qualcosa fino in fondo finché ne abbiamo testimonianza.

Questa è il compito della linea gotica nei pressi del paese di Domazzano.

La trincea aveva il ruolo di avamposto tedesco quando ormai l’Italia era spaccata in due: nord e sud, asse e alleati, nazismo e democrazia. Per i tedeschi era un luogo ottimo per l’avvistamento di truppe nemiche, trovandosi sulla vetta di un altipiano, e quindi uno snodo strategico di fondamentale importanza.

Per arrivarci si deve percorrere a piedi un sentiero che si fa largo fra distese di ulivi, a distanza di mezz’ora da Domazzano.

Una volta giunti in cima, ci si trova di fronte a una feritoia con una croce al suo fianco. Poi, nel raggio di qualche metro, diverse trincee scavate fra le rocce grigie. È impossibile non immaginare cosa sia accaduto proprio dove si sta camminando, pensare che proprio quegli stessi passi che si stanno compiendo hanno significato così tanto settant’anni prima del nostro approdo e che chi guardava quel paesaggio non lo facesse per la sua bellezza ma per sparare in testa a qualcuno.

Il migliore dei modi per visitare la linea gotica è farlo da soli, o comunque un piccolo cerchio di persone. Ci si deve prendere tutto il tempo per assorbire le sensazioni e dialogare con se stessi.

Dove le cose sono accadute sembrano accadere in eterno, e gli spari in lontananza dei cacciatori lo confermano.

E poi quando si è stati in grado di superare la prima fase di questa immersione, ne arriva un’altra, forse ancora più potente: affacciarsi in uno dei bunker e vedere bottigliette d’acqua vuote e cartacce di merendine. In un luogo in cui si è combattuto per la libertà, adesso regna la spazzatura. È come sputare sulla tomba di un genitore. E ci si domanda se le vittime che hanno svuotato le proprie vene per riempire le nostre abbiano fatto la scelta giusta. Ci si chiede se ne sarà valsa la pena, per quegli uomini, scalare la montagna senza nemmeno potersi gustare il panorama. Ci si interroga sul fatto che sostituire una morte per una vita non sempre è opera di bene.

Poi si fissano le trincee e una bottiglia di acqua Vera insieme.

Si trovano fin troppe domande a Domazzano, ma ben poche risposte.

enriconottoli@nullyahoo.it

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