Romano Silva e i “Percorsi artistici fra Papato e Impero”

LUCCA, 31 gennaio – Domani (venerdì 1 febbraio) presso la Cappella Guinigi nell’ex Convento di San Francesco verrà presentato il volume “Imitatio Romae – Percorsi artistici fra Papato ed Impero – scritti di Romano Silva” a cura di Iacopo Lazzareschi Cervelli premessa di Marco Paoli. Interverranno Arturo Lattanzi, presidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca, Raffaello Nardi, presidente dell’Accademia Lucchese di Scienze Lettere ed Arti, Marco Paoli direttore della Biblioteca Statale di Lucca, Luigi Ficacci, soprintendente  per i Beni Storici Artistici ed Etnoantropologici delle province di Forlì-Cesena, Ravenna e Rimini e  Max Seidel Director emeritus – Kunsthistorisches Institut in Florenz – Max-Planck-Institut.

Il volume è stato voluto dall’Accademia Lucchese di Scienze Lettere ed Arti per celebrare il socio ordinario Romano Silva poco più di un anno dalla morte  e raccoglie scitti provenienti da riviste e atti di convegni dal 1971 al 2008. Pubblichiamo la biografia dello studioso tratta dall’introduzione del volume.

Romano Silva nacque a Lucca il 20 luglio del 1945, all’ultimo piano della palazzina Gentili in piazza Sant’Andrea, figlio unico di Doro Silva e di Elena Ramacciotti. La famiglia paterna era originaria dell’Andalusia: il nonno Ramon da Silva (questo il cognome originario) facoltoso cittadino di Siviglia, conobbe durante uno dei suoi frequenti soggiorni alle terme di Montecatini la futura consorte e dopo il matrimonio si trasferì a Lucca.

Il giovane Romano dimostrò precocemente una notevole predisposizione per lo studio con capacità mnemoniche e facilità di apprendimento in tutte le materie ma soprattutto nel campo delle discipline linguistiche, umanistiche e musicali, per questo dopo la scuola media fu iscritto al liceo classico, dove la carriera scolastica proseguì con risultati eccellenti.

La passione per la musica, innescata dalla zia paterna in ambito domestico, fu coltivata con lo studio del pianoforte e poi approdò alla tastiera degli strumenti antichi, primi fra tutti gli organi a canne delle chiese di Lucca, in accompagnamento alla liturgia, ma anche su spinette e clavicembali che dalla fine degli anni ‘60 iniziarono a diffondersi di nuovo, dopo secoli di declino, negli studi dei musicisti che si interessavano della letteratura e delle prassi musicali dal Rinascimento al Barocco.

Silva ebbe modo di avvicinarsi fino dall’adolescenza agli oggetti e alle materie che avrebbero contraddistinto la sua formazione universitaria e la sua carriera di studioso. Negli ultimi anni di permanenza dei frati domenicani a Lucca, le porte della chiesa e del convento lucchese di San Romano si aprirono a un gruppo di ragazzi che ebbero modo di entrare in contatto diretto con la storia, documenti ed opere d’arte da riscoprire: l’architettura della chiesa poteva essere facilmente letta come un’enciclopedia di archeologia degli elevati e nascondeva sotto i rifacimenti barocchi dell’interno affreschi ed altari scomparsi; il materiale lapideo erratico, romano, altomedievale e medievale e la raccolta delle lapidi terragne rimosse dal pavimento della chiesa nel 1924 e accatastate nel chiostro parlavano di insigni personaggi del passato, della storia dei regimi che avevano governato Lucca. Infine i due organi a canne contrapposti erano già al centro di una tradizione storiografica musicale rilevante.

Fra il 1963 ed il 1966 troviamo Romano Silva in un gruppo di una decina di studenti e neodiplomati1 che misero a disposizione le loro forze nel tempo libero e nelle vacanze estive per indagini archeologiche e storiche nella chiesa e negli edifici del convento sotto la supervisione di Padre Domenico Abbrescia con l’aiuto di Guglielmo Lera.

Il passo successivo fu l’iscrizione al corso di laurea in lettere all’Università di Pisa e la frequenza dell’Istituto di storia dell’arte diretto da Carlo Lodovico Ragghianti a cui seguì la laurea nel 1970. I rapporti con l’istituto proseguirono per alcuni anni in cui Silva fu impegnato in progetti di ricerca e collaborò all’attività didattica universitaria. Al periodo fra il 1970 e 1974 risale la schedatura e la redazione di uno dei primi cataloghi italiani di organi antichi, quelli del territorio lucchese, contribuendo alla salvaguardia di uno dei patrimoni europei di questo tipo più vasti e articolati, mentre contemporaneamente gli interessi di studio si allargavano alla teoria proporzioni armoniche, all’architettura medievale, allo sviluppo dell’arte musicale nel rinascimento, a problemi di iconografia. Dal 1974 si dedicò all’insegnamento nelle scuole pubbliche, prima alla scuola media di Lammari, poi al Liceo Classico ed infine al Liceo Artistico di Lucca. Attivo inizialmente nella sezione lucchese dell’Istituto di Studi Liguri, Silva fu fra i fondatori e principali sostenitori dell’Istituto Storico Lucchese come membro del comitato scientifico e della redazione del principale periodico dell’Istituto «Actum Luce» fino ad sussumere la carica di vicepresidente. Del 1985 è la prima edizione della monografia dedicata alla Basilica di San Frediano (edita da Maria Pacini Fazzi, pubbilcata nuovamente nel 1995 e ampliata nel 2010) a cui seguì la rilevante scoperta, nel 1988, della cintura di Santa Zita, esempio unico in Europa di questa tipologia di gioielleria profana del xiv secolo. Nell’aprile del 1989 entrò a far parte anche dell’Accademia Lucchese di Lettere Scienze ed Arti come socio ordinario nella classe di Lettere per la quale già nel 1986 aveva pubblicato la prima monografia dedicata al Sant’Alessandro di Lucca. Fra il 1996 ed il 2007 nell’ambito dell’Istituto Storico Lucchese assieme ad Enrico Castelnuovo e in collaborazione con la Scuola Normale Superiore di Pisa e poi con l’Opificio delle Pietre Dure di Firenze, fu organizzatore di una serie di convegni internazionali dedicati allo studio della tecnologia e della simbologia del colore nel medioevo, riunendo e facendo confrontare a Lucca ricercatori, storici, archeologi e restauratori provenienti dalle principali istituzioni museali e dagli istituti di ricerca di tutta Europa. 

L’eccellente conoscenza di ben quattro lingue straniere (tedesco, inglese, francese e spagnolo) fu il mezzo con cui Romano Silva ebbe accesso diretto alla letteratura e alla saggistica scientifica straniera e coltivò con facilità rapporti internazionali molto significativi. Proprio nella qualità di traduttore dal tedesco, alla metà degli anni ‘80 attraverso Wilhelm Kurze iniziò la collaborare con il Deutsches Historisches Institut in Rom occupandosi di traduzioni di saggi. Coinvolto sempre più strettamente nelle attività del Kunsthistorisches Institut in Florenz Max-Planck-Institut, in coincidenza con la fine dell’impegno di insegnante di scuola secondaria, dalla fine degli anni ’90 in stretta collaborazione con Max Seidel, ebbe modo di dedicarsi a tempo pieno alla ricerca realizzando importanti progetti scientifici ed editoriali dedicati alla storia dell’arte documentaria e all’iconografia fra cui il volume miscellaneo «Lucca città d’arte e i suoi archivi» Marsilio 2001, e «Potere delle immagini – immagini del potere: Lucca città imperiale: iconografia politica» Marsilio 2007 tradotto anche in inglese. L’ultimo impegno affrontato fu la traduzione in italiano della monografia in due volumi di Max Seidel dedicata a Nicola e Giovanni Pisano, edita nel 2012 sempre da Marsilio.

L’autorevolezza, le doti morali ed umane, la generosità e l’apertura intellettuale condussero Romano Silva ad essere un punto di riferimento per studenti, colleghi, amici e per le istituzioni della sua città. Nell’aprile del 2009 entrò a far parte del consiglio di amministrazione della Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca, nel marzo 2010 fu chiamato a presiedere l’Opera delle Mura di Lucca, incarico ricoperto solo per alcuni mesi, proseguendo comunque poi per il Comune di Lucca la direzione scientifica delle manifestazioni preparatorie in vista del cinquecentesimo anniversario dall’inizio dell’edificazione delle mura di Lucca. Dall’aprile 2011 assunse la carica di presidente della Fondazione Licia e Carlo Lodovico Ragghianti impegno bruscamente interrotto dall’improvvisa, inattesa e prematura morte avvenuta nella sua abitazione di Lucca, nella sera del 20 ottobre 2011.

Ripercorrendo la bibliografia di Romano Silva si resta colpiti dall’originale percorso di studi caratterizzato da uno spiccato interesse nell’ambito della ricerca multidisciplinare e di confine fra materie differenti in settori spesso poco battuti o addirittura trascurati. L’approccio e i metodi utilizzati hanno mantenuto costantemente, fino dai primi scritti, una linea rigorosa, basata saldamente sulle discipline storiche e affinata nel corso degli anni, valorizzando in modo proficuo tutte le fonti esistenti senza discriminazioni, con un’indagine sempre articolata su più livelli, scelti a seconda della possibilità di inquadrare di volta in volta in modo più stringente un insieme di domande pertinenti e un altrettanto ristretto ambito di soluzioni possibili. Questo metodo trova una sua enunciazione articolata nel secondo contributo sul Sant’Alessandro edito nel 2001. A questa impostazione generale si aggiunge un impegno costante nel contestualizzare gli oggetti e le tematiche di studio in un panorama sempre molto ampio, spesso di respiro europeo, riuscendo nel compito non semplice di proporre una storia dell’arte dove realtà spesso frammentarie e remote, dove i rapporti effimeri fra oggetti, artisti, committenti, letteratura e ambienti culturali difficilmente leggibili o obliterati dal tempo, tornano a svelarsi con una forza di relazioni ‘strutturali’ notevole.

Scontato opporre questo metodo di studio a quello di Carlo Lodovico Ragghianti. Bisogna tuttavia considerare che maestro e allievo si erano prefissati obiettivi molto differenti. Ragghianti, studioso di ascendenza neoidealista e crociana, era impegnato nello sviluppo di una teoria generale che partendo dal purovisibilismo riuscisse ad abbracciare e rintracciare gli ‘universali’ delle «arti visive» di ogni epoca. Silva era interessato a un lavoro di verifica ‘dal basso’ e si poneva nel solco della tradizione delle scienze storiche positive. Detto questo non si può negare l’influenza che Ragghianti esercitò per la scelta di alcune tematiche che furono poi sviluppate dall’allievo. Grazie a un formidabile intuito e una altrettanto grande capacità di sintesi e di visione complessiva Ragghianti aveva focalizzato in numerosi contesti storico artistici i problemi più rilevanti, segnalandoli all’attenzione della comunità scientifica e consegnando in molti casi in eredità ai propri allievi il compito di approfondimento e verifica di interi settori di ricerca.  Da qui l’interesse di Silva nell’ambito della storia dell’architettura medievale, primo fra tutti il Sant’Alessandro di Lucca, ma soprattutto nel campo della studio delle teorie armoniche antiche, tardo antiche e medievali sviluppato poi in modo originale per approfondire il rapporto della teoria armonica anche nella prassi musicale del rinascimento e del Barocco, e anche per sciogliere rilevanti problemi di iconografia del Rinascimento.

Iacopo Lazzareschi Cervelli

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