L’eredità di Romano Silva

L’eredità di Romano Silva

LUCCA, 20 novembre – “Non può esistere una storia dell’arte provinciale ma esiste un modo provinciale di fare storia dell’arte” con sottile ironia Romano Silva che ci ha lasciato appena un mese fa, era solito sintetizzare l’essenza del suo modo di confrontarsi con la grande eredità storica e artistica che proviene dal passato. In altre parole ci si può concentrare sul particolare ma senza mai perdere di vista il generale.

Lo studio della storia dell’arte non può limitarsi a compiere un lavoro di tipo meramente classificatorio o un esercizio di confronto stilistico ma deve andare oltre, indagare e ricostruire quei rapporti effimeri ma originariamente fortissimi che hanno legato assieme personaggi, luoghi e architetture, sculture, dipinti, suppellettili. Rapporti scomparsi che ci hanno lasciato oggetti di cui spesso non riusciamo a comprendere o addirittura travisiamo il senso.

Ben piantato sulle discipline storiche, Silva sosteneva la necessità di incrociare più griglie e metodi d’indagine differenti per far emergere dati inediti e interessanti. Più che studiare la bellezza in sé, come ricordato dall’arcivescovo Castellani nell’omelia funebre, Romano Silva studiava la bellezza in quanto conoscenza del vero, nel senso più autentico della filosofia Scolastica. Per questo una piccola statua trecentesca dimenticata su un altare della chiesa di San Paolino a Lucca, ricollegata alla figura del suo probabile committente e donatore, l’imperatore Carlo IV di Lussemburgo, acquista oggi, ai nostri occhi, un interesse e un significato di ben altro valore rispetto alla considerazione del mero aspetto esteriore.

Ripercorrendo tutta l’attività scientifica di Romano troviamo questa impostazione generale che ne ha fatto apprezzare il valore di studioso di respiro internazionale ben prima all’estero che in patria. Le due monografie sulla basilica di San Frediano hanno riportato all’attenzione degli studiosi i rapporti strettissimi fra la basilica lucchese e il movimento riformatore pre-gregoriano e gregoriano motivando così la notevole affinità architettonica della chiesa alle basiliche della Roma paleocristiana e medievale, ma anche i segni architettonici del legame con il partito guelfo toscano di cui San Frediano fu il tempio. Di seguito a questo gli studi sull’architettura romanica lucchese e in primo luogo sulla preziosissima chiesa di Sant’Alessandro maggiore di Lucca ricondotta in parte alla committenza di papa Alessandro II (Anselmo da Baggio) che fu contemporaneamente pontefice massimo e vescovo di Lucca ma segnalata nel suo nucleo architettonico più antico e problematico come possibile reliquia pre-romanica o addirittura carolingia.

Proprio in virtù di uno sviluppo della storia artistica attraverso grandi temi trasversali che potevano dare frutti inaspettati di conoscenza Silva (in collaborazione con la Scuola Normale Superiore di Pisa e l’Istituto Storico Lucchese) ha dato vita a una serie di cinque convegni internazionali ospitati a Lucca fra 1998 e 2007 sul tema “Il Colore nel Medioevo” che hanno prodotto quattro volumi di atti molto ricercati da studiosi di tutto il mondo.

L’eccellente conoscenza del tedesco dell’inglese, del francese e dello spagnolo è stata il tramite attraverso cui Silva ha intessuto i suoi rapporti internazionali. Traduttore per l’Istituto Germanico di Firenze Max-Planck Institut ha stretto una lunga, proficua amicizia e collaborazione con il direttore Max Siedel per il quale ha curato la traduzione dal tedesco all’italiano di saggi storico-artistici di grande rilievo scientifico e assieme al quale ha affrontato la seconda delle tematiche trasversali che ha caratterizzato la sua opera di studioso: l’iconografia politica. Con il saggio “Potere delle immagini, immagini del potere – Lucca città imperiale: iconografia politica Seidel e Silva hanno riportato Lucca nella sua dimensione storica di città Stato europea indagando le raffigurazioni del potere in rapporto alla politica intessuta dalla diplomazia e dalla classe dirigente cittadina, trovando spiegazione a manifestazioni artistiche e di committenza europea remote e ignorate.

Nell’ambito della musicologia Romano Silva ha esordito precocemente con studi che hanno riguardato il medioevo e rinascimento e le teorie armoniche e la realizzazione di strumenti a tastiera. Il principale contributo alla salvaguardia del patrimonio musicale italiano è stato il censimento e la schedatura degli organi a canne storici del territorio lucchese, pochi anni dopo lo sciagurato smembramento degli antichi organi della cattedrale di Lucca, censimento che ha fatto emergere uno dei patrimoni storico-musicali più importanti d’Italia.

Insegnante mosso da vocazione innata per il suo lavoro Romano si è dedicato alla divulgazione della conoscenza critica nei suoi allievi e interlocutori da cui è stato spesso adorato. Uomo di indomabile e multiforme curiosità intellettuale, ha praticato la ricerca nel senso più autentico del termine, senza mai soffrire d’invidie o di gelosie ma condividendo costantemente con gli altri studiosi i risultati raggiunti in un genuino spirito di confronto nell’indagine sul vero, senza chiusure nella difesa a priori delle proprie convinzioni, come troppo spesso accade nell’ambiente accademico italiano. Uomo dalla profonda fede, né nascosta né ostentata ma vissuta con spartana semplicità, è stato un appassionato osservatore, collezionista e narratore del grottesco dell’umanità, alternado spesso a discussioni di argomento serio, gli esilaranti esempi della sua inimitabile galleria di personaggi aneddoti e caricature incontrati nella sua non lunghissima ma intensa vita.

LA FONDAZIONE CASSA DI RISPARMIO DI LUCCA RICORDA IL PROFESSOR ROMANO SILVA

Un mese fa, esattamente il 20 ottobre, nella sua casa di via Altogradi, a Lucca, moriva, all’età di 66 anni, il professor Romano Silva. A un mese di distanza, il presidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca, Arturo Lattanzi, ancora profondamente addolorato per la sua improvvisa e prematura scomparsa, desidera ricordarne i tratti di serietà e competenza che, insieme ad una straordinaria serenità, costituivano la cifra umana e professionale di Romano Silva. Il professor Silva era stato eletto consigliere d’amministrazione della Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca nel 2009 e, nel 2011, in seguito alla scomparsa dell’avvocato Giovanni Cattani, nominato presidente della Fondazione Centro Studi sull’Arte “Licia e Carlo Ludovico Ragghianti”.

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4 Commenti

  • Paolo
    1 dicembre 2011, 15:08

    caro Romano, quando attraverso Lucca ogni tanto mi aspetto di incontrarti dietro un angolo e poi mi viene in mente che non ci sei più. La terra ti sia lieve.

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  • William "Bill" Foster
    1 dicembre 2011, 11:51

    eh, cari signori, ma guardatevi intorno la mattina la bar, quando siete in strada, quando uscite la sera: vi pare di essere circondati da una popolazione che può preferire tali argomenti a quelli relativi alla mediocrità? oltre la mediocrità, ben pochi hanno qualcosa da dire e allora meglio stare a discettare su casapund, stranieri e cinepanettoni.

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  • Libero Pensatore
    1 dicembre 2011, 08:30

    Dispiace vedere gente che si scanna (verbalmente) per un filmetto del Pieraccioni, mentre nessuno commenta un articolo come questo…

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  • AMMONIO
    1 dicembre 2011, 03:14

    Un sentito grazie a Iacopo Lazzareschi per il bel ricordo di Romano Silva. La frase iniziale è una lezione agli ossessionati dal supposto provincialismo lucchese. Forse tante bocche blateranti potrebbero prendere in mano le cose che Romano ha scritto e leggerle.

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