L’11 settembre e il Patriot act: la morte della libertà e la vittoria del terrorismo

L’11 settembre e il Patriot act: la morte della libertà e la vittoria del terrorismo

LUCCA, 11 settembre – “A mali estremi, estremi rimedi”. A questo proverbio sembrano ispirarsi le politiche antiterrorismo adottate negli Stati Uniti d’America negli ultimi anni. Non c’è da stupirsi quindi che, all’indomani degli attentati alle Twin Towers di New York e al Pentagono di Washington, il governo Usa abbia assunto misure straordinarie per gestire le emergenze terroristiche nel paese più potente e apparentemente più impenetrabile del mondo.

Dopo i tragici avvenimenti dell’11 settembre 2001 il principale valore da salvaguardare è divenuto la sicurezza nazionale, il cui strenuo perseguimento ha avuto come inevitabile conseguenza quella di mettere in secondo piano la tutela di altri diritti di pari valore o, talvolta, di limitare considerevolmente il loro contenuto o esercizio.

Si tratta di limitazioni fondate sullo “stato di emergenza” e cioè su una situazione che avrebbe dovuto rivestire i caratteri della temporaneità.

In realtà, a distanza di dieci anni, il tessuto normativo è sostanzialmente rimasto immutato, caratterizzato da regole che destano non poche perplessità, soprattutto per quanto riguarda la privacy del cittadino.

Ma facciamo un passo indietro e analizziamo alcuni provvedimenti adottati all’indomani dell’11 settembre 2001.

Già il 18 settembre 2001 il Congresso degli Stati uniti d’America emanò l’Authorization for Use of Military Force Against Terrorism (AUMF) con cui si assegnava al Presidente George W. Bush “l’autorità di usare tutta la necessaria e opportuna forza contro chi aveva determinato, pianificato, autorizzato gli atti dell’11 settembre”.

Il 26 ottobre dello stesso anno il Congresso approvò in una notte il c.d. “Patriot Act” (Uniting and Strengthening America by Providing Appropriate Tools Required to Intercept and Obstruct Terrorism Act of 2001) con il quale, al fine di combattere il terrorismo, furono previste moltissime misure restrittive dei diritti costituzionalmente riconosciuti all’individuo in quanto tale.

Del 13 novembre 2001 è il “Presidential Military Order” con cui si attribuì al Presidente il potere di decidere insindacabilmente che un soggetto, non cittadino statunitense, ritenuto appartenente ad Al-Quaeda o sospettato di aver compiuto atti di terrorismo, complicità o favoreggiamento terroristico fosse detenuto in un luogo appropriato e processato da Commissioni Militari.

A questo speciale regime “giuridico”, privo di garanzie di difesa e di un giusto processo, furono sottoposte le persone ritenute “enemy combatants” (combattenti nemici).

A questo proposito basti ricordare i campi di prigionia di Guantanamo a Cuba e i trattamenti disumani che vi erano perpetrati, quale esempio più eclatante di violazione dei diritti fondamentali riconosciuti in qualsiasi paese che voglia dirsi civile.

Ma adesso soffermiamo la nostra attenzione sul secondo atto e cioè sul “Patriot act” (più semplicemente, “P.A.”), che ha modificato in modo sostanziale la vita quotidiana delle persone e che, fatta eccezione per alcune piccole modifiche, ha continuato fino ad oggi a operare.

Innanzitutto si tratta di una legge federale che ha permesso ai corpi di polizia e spionaggio (CIA, FBI, NSA) di indagare segretamente su documenti medici e finanziari, su computer, telefoni e persino su libri presi in prestito in biblioteca, senza alcuna preventiva autorizzazione da parte del giudice.

Gli agenti federali sono stati così autorizzati a impiegare apparecchiature nascoste, allo scopo di intercettare telefonate ed e-mail, senza una previa valutazione dei presupposti giuridici legittimanti tali operazioni, ovvero, senza uno specifico mandato dell’autorità giudiziaria.

Pertanto, la lotta al terrorismo va di pari passo con la limitazione delle libertà individuali.

A ciò si aggiunga il diffuso clima di insicurezza e paura che ha portato addirittura alla predisposizione di un programma dal nome “Operation TIPS” (avente lo scopo di incoraggiare i cittadini a spiarsi reciprocamente e riferire alle autorità in caso di attività più o meno sospette), che fa sorgere spontanea l’analogia con le tecniche di controllo sociale utilizzate nell’Unione Sovietica pre-Perestroika.

Tutti contro tutti”, quindi, in nome della sicurezza nazionale.

Tra le libertà calpestate vi è senz’altro quella di manifestazione del pensiero e di espressione; non a caso, coloro che si sono permessi di criticare le politiche governative sono stati sottoposti a investigazioni e “visite” da parte di agenti locali e dell’FBI.

Clamoroso il caso di un pensionato che, facendo due chiacchiere in palestra sui temi di attualità, si pronunciò dicendo: “se Bin Laden è stato uno stronzo, non lo è di meno Bush che ha bombardato in ragione del petrolio”.

Non passò un giorno che questo signore si trovò davanti alla porta l’FBI a interrogarlo!

Il P.A. permise all’FBI, tra le altre cose, di inviare le c.d. “National Security Letters (“NSL”) grazie alle quali si potevano costringere compagnie telefoniche, provider, motori di ricerca, librerie, cybercafé e altre entità di natura pubblica o privata a spifferare agli agenti tutti i dati riservati degli utenti di cui fossero in possesso, senza preventivo mandato della magistratura e senza alcun avviso ai diretti interessati.

L’atto è stato tacciato d’incostituzionalità perché contrario, tra l’altro, al  I° emendamento, che tutela la libertà di espressione e al V° emendamento, che autorizza la magistratura a conoscere e a svolgere le indagini governative.

Già nel 2007, grazie all’intervento della Corte distrettuale di New York (Giudice Marrero), si dichiarò l’incostituzionalità di una parte del P.A. e cioè quella riguardante la disciplina delle NSL.

La legge è stata, altresì, oggetto di emendamenti tra cui quello del 15 giugno 2005, finalizzato a impedire che fosse violata la privacy dei lettori delle biblioteche.

Tuttavia, nonostante le numerose proteste, nel luglio 2005 la legge fu prorogata di quattro anni dall’amministrazione Bush; un’ulteriore proroga è stata firmata il 26 maggio 2011 dall’attuale presidente Obama.

I giornali che hanno diffuso la notizia hanno evidenziato la circostanza che l’atto fosse stato firmato elettronicamente mediante la c.d “autopen” mentre il Presidente si trovava a Parigi per il G8.

Che dire? Sembra ormai che i provvedimenti urgenti adottati per fronteggiare l’emergenza terroristica siano divenuti provvedimenti ordinari, in totale spregio alle garanzie dei cittadini.

Tranquilli, è tutto “normale”.

(Ricordiamo ai nostri lettori che ogni articolo di questa rubrica è basato anche sulle richieste arrivate via mail alla redazione, per porre quesiti su ulteriori questioni legali possono scrivere all’indirizzo: consiglilegali@nullloschermo.it; sarà garantito il pieno rispetto della privacy).

* avvocati

Leggi anche gli altri approfondimento sul tema:

“Il giorno che il mondo cambiò: 11 settembre, dieci anni dopo“, di Nazareno Giusti e Stefano Giuntini

“11 settembre: la svolta architettonica dopo la caduta delle Twin Towers”, di Elisa Pardini

4 commenti

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4 Commenti

  • Giordano Bruno
    12 settembre 2011, 03:21

    L’America è passata dalla democrazia al fascismo in un batter d’ali.
    Tanto per farsi un’idea: http://www.youtube.com/watch?v=CdFuHdQcFQo

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  • paolo
    11 settembre 2011, 20:43

    tutto vero quello che c’e’ scritto nell’articolo per carita’. L’autore pero’ si dimentica che gli americani non sono come noi italiani! Con la testa di noi italiani tutto cio’ ci sembra assurdo ma per gli americani tutt’altro. E poi il problema non e’ se si puo’ o meno essere spiati, se si puo’ o meno limitare i diritti bensi’ e’ come vengono usate queste informazioni, come vengono gestite. Ci vogliamo scandalizzare per tutto cio’ quando in Italia sui giornali appaiono, palesemente in contrasto con i diritti della privacy e con la legge del segreto istruttorio, intercettazione che portano a sputtanamenti assoluti e danni incalcolabili per molte persone. almeno in America queste cose non succedono. Se ti spiano e non sei colpevole di niente non vai a finire sui giornali. La differenza e’ proprio nella mentalita’ totalmente diversa tra noi italiani e gli americani. Noi siamo dei truffaldini nell’animo, loro no!

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  • Sofocle
    11 settembre 2011, 20:16

    Prevarrà come sempre nella storia la civiltà, sulla barbarie e la luce sull’oscurità.

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  • Frà Cazzo da Velletri
    11 settembre 2011, 18:23

    Per articoli come questo, penso che riceverete una mail di ringraziamento da Al Qaeda.

    Da una parte, c’è una volontà granitica di attaccarci, sommergerci, distruggerci.

    Dall’altra parte, si discute in punta di fioretto di cavilli e busillis, da parte dei laureati in scienze politiche di turno.

    Inutile dire quale delle due parti, infine, prevarrà.

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