Un’onorificenza per Alfonso Pardini, l’uomo che salvò Lucca

Un’onorificenza per Alfonso Pardini, l’uomo che salvò Lucca

LUCCA, 11 dicembre–  Ci sono persone a cui dobbiamo molto, tutti. Perché con le loro gesta, a volte senza accorgersene, ci hanno permesso di vivere nella Libertà, anche se sono sconosciute alla maggior parte di noi. Spesso per la dimenticanza degli uomini, a volte per la loro riservatezza. Uno di questi è sicuramente Alfonso Pardini che, insieme ad altri tre compagni, salvò Lucca dal bombardamento in programma nel settembre 1944.

Oggi, nella sala degli specchi di Palazzo Orsetti, alle 12, gli è stata consegnata un’onorificenza. Meglio tardi che mai.

“Questa cerimonia – dice infatti giustamente Lio Michelotti, presidente delle associazioni combattentistiche – avrebbe dovuto tenersi molti anni fa, ma solo da pochi mesi abbiamo saputo che uno dei quattro giovani eroi era ancora in vita”.

Pardini però, da persona schiva e riservata qual’è, non si è mai vantato della sua impresa, e a guerra finita aveva proseguito nella sua normale vita insieme con la sua famiglia.

“Oggi – ha continuato Michelotti – compiamo un atto di doverosa riparazione. Lucca avrà sempre un posto di riguardo per lui e per gli altri tre suoi compagni”.

Per motivi di salute Pardini, non era presente di persona, ma era rappresentato dalla moglie Maria Ester Accosta e dai figli Enzo e Laura che ha ritirato il riconoscimento con il quale, ha detto il sindaco Mauro Favilla, “la città di Lucca in segno di riconoscenza, ha voluto rendere omaggio al coraggio ed alle virtù civiche ed a quel gruppo di ardimentosi che salvò la città dalla distruzione.”

Erano giorni di ansiosa attesa quelli del settembre del 1944. La città delle mura è occupata dai nazisti che, accerchiati, si stanno smobilitando. Pisa è già stata liberata e gli Alleati continuano la loro inesorabile e incontrastata avanzata. La pressione suoi tedeschi è pressante, l’attività patriotica è fervente e entusiasta, dopo tanti mesi di lotta, la Liberazione sembra vicina.

Nella notte del 2 settembre, però, gli uomini di Hitler fanno irruzione nella Certosa di Farneta, facendo oltre cento prigionieri tra religiosi e civili, che lì erano stati accolti e nascosti. Molti saranno deportati nei vicini campi di raccolta di Nozzano, Camaiore e Massa. Un tragico canto del cigno, un ultimo colpo di coda.

Sono ore concitate, il Combat Team dopo aver varcato il foro di San Giuliano si posiziona tra Vorno e Pontetetto, a circa due chilometri dalla città. Tutto è pronto per l’assalto finale. Il generale della Quinta Armata americana è pronto a bombardare la città, per stanare gli ultimi tedeschi.

“Ma per fortuna – dice lo storico Paolo Bottariquell’attacco non fu necessario perchè un tempestivo quanto provvidenziale e coraggioso intervento dei partigiani lucchesi della formazione “Bonacchi” riuscì a rompere in più punti il fronte tedesco sull’Ozzeri e a raggiungere il comando americano, per informarlo che i tedeschi stavano fuggendo verso i monti”.

Sono Guglielmo Bini, Giuseppe Lenzi, Alberto Mencacci (oggi deceduti) e Pardini che (come ha ricordato questa mattina il direttore dell’Istituto Storico della Resistenza Lilio Giannecchini) “affrontarono con coraggio i pericoli della sortita ed ebbero anche uno scontro a fuoco con la postazione tedesca situata al ponte dei Frati, mettendola fuori uso”  e riuscendo a prendere contatto con il comando delle truppe alleate situate a Guamo, informando il colonnello Sherman (che aveva già predisposto quattro batterie di cannoni) dell’avvenuta insurrezione e dell’occupazione della città da parte delle formazioni combattenti.

Sherman, comandante del 370° Combat Team, credette alla loro informazione e decise di sospendere il previsto bombardamento inviando una pattuglia guidata da un capitano. “Questa decisione – conclude Giannecchini – fu essenziale per la salvezza della città, tanto che alcuni anni fa ai due ufficiali americani fu attribuita la cittadinanza onoraria lucchese alla memoria.”

I primi patrioti lucchesi erano già entrati festanti in città anticipando di qualche ora l’ingresso degli uomini del capitano Gandy. Un’anticipazione dell’entrata della U.S. Army di martedì 5 settembre. Una data storica per Lucca.

Ma la guerra non era ancora finita.

A poco più di trenta chilometri, seguendo a ritroso il fiume Serchio, passava infatti la Linea Gotica, ultimo baluardo delle Forze dell’Asse. Seguirà un lungo e sanguinoso inverno prima della Primavera della Liberazione.

Ma intanto Lucca era libera. La sua gente, i suoi palazzi, le sue chiese, i suoi santi, le sue tradizioni erano salve grazie al coraggio di uomini come Pardini.

9 commenti

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9 Commenti

  • pietro.s
    13 dicembre 2010, 16:33

    nessuno mette in discussione la validità dello scrittore, peraltro già nota, ne l’atto di coraggio del Pardini e degli altri.
    Ciò che non è vero è che Lucca doveva essere bombardata; non vi è traccia di ciò in alcun documento storico. Basta andare all’Istituto Storico della Resistenza e chiederne copia e nel diario originale della 92 Divisione, (come ho fatto io, son gentilissimi basta chiederlo, è un fascicolo con la copertina azzurra) nel quale non si parla in nessun punto di bombardamenti, ma anzi… trascrivo per il Cavallo Vanesio, ( nomen omen) e dello storico Bottari, …

    ” about 2200 on 3 September, an Italian Partisan reported to the Commanding Officer of CT 370, that the Committee of Liberation in Lucca had driven German elements from the city and closed the gates……a platoon from Company F, with tank support, patrolled to Lucca, reconnoitered the west and the south gates, and occupied the citiy without opposition. Several civilian factions were attempting to take control of the municipal goverment. The partisan indicated that he had been send by the citizens of Lucca to request that American troops enter the city to take control as sonn as possible The city was without food and its water supply had been cut off when the retreating Germans had shattered the acquaduct….
    Patrols that went out during the night of 4-5 september found no signs of the enemy in front of Lucca. partisan reports indicated that the Germans had withdrawn to the eastern side of lucca, across the Serchio river….
    Allora, ricapitolando per quelli che non sanno capire:
    1°, alla sera del 3 già non c’erano più tedeschi in Lucca, quindi non c’era niente da liberare ( per fortuna, grazie all’ottimo lavoro svolto dal locale CNL);
    2° la richiesta che portarono i partigiani era di entrare subito per prendere il controllo della città e portare cibo e acqua perchè i tedeschi avevano interrotto l’acquedotto; questo riferisce esattamente il diario storico della 92° .
    2° il C.te del 370 CT, tale colonnello SHERMAN, )non parla in nessun punto, ne della necessità di bombardare Lucca, ne dell’approntamento delle sue artiglierie in tal senso ( quattro batterie di cannoni , ma dove?) ; questa affermazione è una pura supposizion , non confortata da alcuna fonte storica. Ringrazia calorosamente i quattro partigiani , per l’aiuto “invaluable” che hanno fornito per informazioni fornite.
    @ Filippo, La Storia si fa con i documenti ufficiali alla mano, vanno letti, contestualizzati , e poi tratte le conclusioni ad essi legati, non le chiacchere da pagine domenicali e le supposizioni. Non è questione di accusare, ma di non essere cialtroni. Ad esempio il Col. Sherman era il Comandante del 367 CT, non della 5° Armata , che invece era il Gen. Clark, (aggiornamento per il sig. Bottari ). Poi nessuno svilisce il valore del gesto che han compiuto questi quattro ragazzi. E’ la Storia ad essere svilita da queste ricostruzioni all’acqua di rose. E non è necessario, mi creda.
    fine delle trasmissioni.

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  • Attanasio Cavallo Vanesio
    13 dicembre 2010, 11:24

    Gran bel pezzo peraltro scritto con parole molto sentite che ci ricordano un gesto eroico giustamente riconosciuto e che ci permettono di stanare subito un paio di pecore che dal gregge belano senza nemmeno aver letto ciò che commentano e sintetizzando a tutti l’essenza del loro ‘io’: “un c’ho un minimo di cervello, ma mi hanno riempito il cranio di frasi fatte”, olè.

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  • filippo
    13 dicembre 2010, 08:00

    quest’uomo era semplicemente un lucchese che aveva a cuore la sua città. i tedeschi se ne stavano andando ? vero. altri rimanevano sparando contro gli “insorti” in alcune parti della città ? vero. in quei giorni in città si combatteva e morirono molti giovani ragazzi. grazie al coraggio di questi grandi uomini (potevano morire, banale ma indispensabile ricordarlo) venne salvata la nostra (credo che ci abitiate con piacere, vero ?) città da un sicuro bombardamento. cosa c’entrano parole come “comunismo” e “storia vera” proprio non lo capisco.

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  • Notizia
    13 dicembre 2010, 07:43

    Mi sembra si dica che Pardini e gli altri abbiano evitato il bombardamento della città non che l’abbiano liberata dai tedeschi. A cosa si riferiscono Calrissian e pietro s ? Se hanno una versione diversa dei fatti che li espongano senza accusare solo di falsa ricostruzione storica.

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  • pietro s.
    12 dicembre 2010, 21:24

    non conosco il dott Carlissian, ma credo che abbia centrato l’argomento con efficacia: Lucca non fu liberata da nessuno, semplicemente perchè non c’era niente da liberare. I tedeschi se ne erano andati per conto loro; basta leggere e non alterare i diari storici e le testimonianze. Sarebbe ora di finirla con questa pagliacciata e ricordare la storia vera.
    saluti.

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  • Dott. Lando Calrissian
    12 dicembre 2010, 17:42

    Sia detto con la mano sul cuore, ma mi sembra una ricostruzione storica a dir poco “onirica”.

    Siamo nel 2010, non c’è più da convincere nessuno, “i comunisti non esistono più”: non si potrebbe cominciare a raccontare i fatti con un pizzico di realismo e senso della misura?

    (“combact”???)

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  • mariapaola
    12 dicembre 2010, 12:35

    che dire? …di fronte a tanto coraggio, tanto amore, tanto senso civico, ringraziamo di vero cuore e auguriamo il meglio a questo eroe e i suoi compagni!

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  • Pitecantropo
    12 dicembre 2010, 10:03

    56 anni dopo l’amministrazione Favilla è riuscita a fare più danni di un bombardamento.

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  • patria e socialismo
    12 dicembre 2010, 02:20

    beata la città che ha di questi eroi!

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