Le Apuane trasformate in dentifricio: il più grande disastro ambientale d’Europa

Le Apuane trasformate in dentifricio: il più grande disastro ambientale d’Europa

CARRARA, 11 ottobre – Le Alpi Apuane vittime dell’estrazione del marmo. Un territorio a rischio di distruzione che cela al suo interno un tesoro, ben più importante delle pietre di cui sono fatte: l’acqua. E proprio l’acqua viene violentata quotidianamente. Tecnologie devastanti sono arrivate nella nostra terra e l’hanno trasformata in un deserto.

Elia Pegollo, ambientalista, ecologista, fondatore dell’associazione centro culturale La Pietra Vivente – costituitasi spontaneamente nel 1990 grazie ad un gruppo di cittadini massesi uniti dalla passione per la montagna – ci parla di queste montagne, di come erano e di cosa rischiano di diventare.

“Dovremmo imparare a comportarci da custodi della terra e non da spietati padroni, come invece stiamo facendo – dichiara – nella nostra terra muoiono prima i luoghi che non i ricordi”

Quante sono le cave attualmente attive?

“Le cave sono 102, in mano a poche persone. Gli operai sono circa 998. Negli anni ’50, si parlava di 16mila cavatori, un esercito.
Secondo un gruppo di Carrara, il volume di affari è di circa1miliardo e 500milioni di euro, ma quello effettivamente dichiarato è solo di 10milioni di euro. Questo gruppo non è mai stato smentito da alcuno”.

Quanto è cambiato l’impatto che ha la lavorazione del marmo sull’ambiente, rispetto al passato?

“Quello che è successo negli ultimi 40 anni non ha paragone con ciò che è avvenuto nei 2000 anni precedenti. Dal 1970 si è incrementata la meccanizzazione e di conseguenza è aumentato l’uso di oli e idrocarburi.
La prima notizia di estrazione del marmo nel nostro territorio, è del
122 a.C. ma fino ad oggi l’ambiente non ne aveva mai risentito così”.

All’uso delle macchine è ascrivibile anche l’impennata della produttività per addetto registratasi nelle cave nell’ultimo quindicennio (dalle 315 tonnellate annue per addetto del 1975 alle 1.091 del 1989), a fronte di una riduzione del 40 per cento dell’occupazione.

Cosa si estrae dalle cave?

“Dalle cave si estraggono soprattutto scaglie, perché sono collegabili alla concessione. Per avere la concessione, infatti, basta dimostrare che il 20% della montagna distrutta e portata via è ‘blocco di marmo’, di conseguenza l’80% è rifiuto, le scaglie appunto. Il problema è che attualmente si produce molto di meno del 20% di blocco, lo dice anche Legambiente, e queste cose non vengono palesate alla collettività, anzi, i sindaci dicono che le concessioni vengono date con questo stretto vincolo. In alcune cave inoltre, si producono direttamente le scaglie, con le benne, e questo è illegale. Ma ci sono anche degli escamotage per farlo: ad esempio, ipotizzare un pericolo di crollo, ed attuare di conseguenza un’esplosione controllata. Questo è quanto succede continuamente”.

Perché l’interesse si è spostato dai blocchi alle scaglie?

“Dalle scaglie, si ottiene il carbonato di calcio che trova tutta una serie di applicazioni industriali particolarmente vantaggiose sotto il profilo economico.
Viene usato nelle plastiche, come isolante, nell’edilizia, nelle colle, in alcuni tipi di pasta, nei dentifrici. Probabilmente esistono materiali alternativi, ma questo è particolarmente efficace e particolarmente appetibile dal punto di vista economico”.

Quali sono i rischi legati a questo tipo di sfruttamento intensivo?

“Prima di tutto il rischio è occupazionale, perché per produrre le scaglie basta una macchina con due addetti e si distrugge una montagna in pochissimo tempo, rispetto a quello che accadeva tradizionalmente. E poi ci sono i rischi legati all’avvelenamento delle acque del nostro territorio. Le macchine per lavorare hanno bisogno di oli che sono altamente inquinanti: le Apuane, come tutti i territori carsici, hanno un terreno friabilissimo. Ci sono delle fessure nel marmo, che sono le vie dell’acqua: canali che collegano l’alto dei cieli con le profondità delle montagne. Da lì passa l’acqua piovana e scende finchè non incontra un basamento impermeabile e si formano gli acquiferi. La marmettola – una fanghiglia composta da polvere di marmo che ricopre i siti delle cave -ma non solo, anche gli oli esausti, penetrano in queste fessure, insieme all’acqua piovana, e vanno ad inquinare e ad impoverire le nostre riserve. Non ultimo, c’è il rischio della distruzione di un territorio bellissimo, che non a eguali nel mondo. Non è comune infatti trovare vette che sfiorano i 2.000 metri a 10 km dal mare. E’ un territorio ricchissimo di flora e fauna, alcune piante sono endemiche di queste zone, e scompariranno, perché non troveranno più il loro ambiente naturale”.

Il legame tra le cave e l’inquinamento delle sorgenti è stato dimostrato anche da uno studio di Legambiente Carrara, “La prova della connessione diretta tra cave e sorgenti è disponibile già da alcuni decenni: sul fondo delle vasche di decantazione delle sorgenti, infatti, giacevano depositi della fine sabbia silicea (proveniente dal lago di Massaciuccoli) usata per il taglio col filo elicoidale. Poiché quella sabbia era estranea al bacino ed era usata solo per la segagione in cava, si trattava già di una dimostrazione più che sufficiente. Oggi, dopo l’avvento del filo diamantato, quella sabbia non si usa più e, naturalmente, non si trova più nelle vasche delle sorgenti; è però sostituita dai depositi di limo carbonatico (marmettola) proveniente dal taglio col filo diamantato e con le tagliatrici a catena”.

Nell’articolo si parla anche di episodi di inquinamento da idrocarburi dell’acquedotto di Carrara, “Per rifornire di acqua potabile la popolazione, si dovette ricorrere per due settimane alle autocisterne della Protezione Civile. La diffusione spaziale della contaminazione (numerose sorgenti, ubicate in diverse valli e in entrambi i comuni) rendeva inverosimile l’ipotesi causale di uno sversamento accidentale o occasionale e dimostrava che si trattava di un fenomeno di più vasta portata”.

All’interno del parco l’estrazione del marmo è calmierata?

“Non è magari lo fosse. Contingentare la produzione è uno degli obiettivi che tutte le associazioni ambientaliste perseguono, ma le amministrazioni non hanno mai aderito ad iniziative di questo genere”.

33 commenti

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33 Commenti

  • MONICA
    29 giugno 2014, 21:58

    La cosa assurda è che è stato proprio il Presidente Rossi a denunciare la pressione della lobby del marmo dichiarando solo poche settimane fa:

    “La violenza con cui le imprese lapidee si scagliano contro l’operato dell’assessore all’urbanistica e della giunta regionale rendono ancora più evidente che è necessaria una svolta nel governo e nella regolazione delle cave. Se c’è qualcuno che pensa che non si approverà il Piano, si sbaglia di grosso: anche per le cave è venuto il momento di cambiare, oggi c’è bisogno di lavoro e sviluppo nel rispetto dell’ambiente”.

    Impediamo che possa rimangiarsi la sua parola, firma subito la petizione e poi girala a tutti:

    http://www.avaaz.org/it/petition/Ferma_la_distruzione_delle_Alpi_Apuane/?bVkVsdb&v=41618

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  • tiziano
    29 giugno 2014, 03:13

    Non ho mai visto questi luoghi, ma condivido la vostra rabbia per lo scempio.
    Per pochi lavoratori e pochissimi titolari che si arricchiscono con il rischio della salute di tutti gli abitanti della zona.
    Coinvolgete Grillo e il suo partito dovrebbe muoversi qualcosa OK.

    Chi e esperto twitti a Renzi sperando si faccia qual cosa.

    Tiziano da Bergamo

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  • Lughix
    27 giugno 2014, 14:03

    Chiedo, con spirito propositivo e partecipativo, ai vari utenti intervenuti e a chi ha scritto l’articolo: concretamente, cosa possiamo fare??

    E’ seriamente possibile raccogliere le firme per un referendum (dove oltre all’aspetto ecologico e ambientale, culturale e turistico) gli enti locali, regione e stato (e UE), insieme a quelle multinazionali che fino ad oggi hanno operato attraverso escamotage fuori dalle regole, si facciano carico dei 900 lavoratori, trovando alternative occupazionali e/o di salvaguardia del reddito? (come alcuno nei commenti aveva già ipotizzato, molti potrebbero essere reimpiegati nella manutenzione e rivalorizzazione di tali aree).

    Io, se pur vorrei/dovrei approfondire meglio l’argomento, sono disponibile.

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  • paolo
    27 giugno 2014, 13:22

    rispondo a gabriele.
    Lei dice che bisognerebbe dare un’alternativa nel caso si fermasse l’attività di estrazione, addirittura aggiunge che bisognerebbe ospitare il cavatore in casa.
    Rispondo che lei è fuori di testa. In pratica è come dire che dobbiamo trovare un alternativa ad un ladro per farlo smettere di rubare. In caso contrario sarebbe giusto che continui a rubare! Ma lei è fuori di testa? Lo scempio perpetrato sulle apuane andrebbe fermato OGGI. L’interesse COLLETTIVO e UNIVERSALE a salvaguardare il nostro ambiente, la nostra salute fisica e mentale (si perchè vedere un paesaggio e respirare aria buona fa bene anche alla mente) è di gran lunga superiore all’interesse al lavoro di poca gente e all’interesse di guadagno di pochi! Nella bilancia degli interessi non c’è alcun dubbio quale sia il più importante.

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  • Jenny Bottari
    27 giugno 2014, 02:36

    Non ci sono parole per un Tale Scempio!!!!
    Proteggiamo la nostra Terra la Nostra Vita e soprattutto il Domani dei Nostri Figli!!!! NON RESTIAMO IMMOBILI A GUARDARE!!!- CONDIVIDIAMO PER AMORE.

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  • Andrea
    25 giugno 2014, 00:48

    40 anni fa salivo sulle Apuane con il mio papà, mio fratello e mia madre ammirando la bellezza di quei luoghi. Ora molti non ci sono più′ distrutti dall’accoppiata peggiore dell’industria che sfrutta ogni possibilità e dalla politica compiacente.
    Grazie per la vostra denuncia

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  • gianluca
    27 agosto 2012, 14:50

    Fino a che il marmo si estraeva con il sangue ed il sudore dei poveri cavatori, il sistema poteva andare. Ora con la tecnologia che ha centuplicato la quantita’ di marmo estratta riducendo al minimo la forza lavoro inpiegata, e’ assurdo lasciar liberi i concessionari delle cave di distruggere e consumare in pochi anni un patrimonio sia industriale che ambientale in pochi anni per il beneficio di pochi. Anzitutto occorre il vincolo che la lavorazione dei blocchi lapidei avvenga in loco e non con la estrazione qua’ e la lavorazione altrove. Inoltre che si pongano dei limiti alla estrazione di scaglie che cosi come avviene ora ha costi vantaggiosi e danni ambientali enormi. Date ad un boscaiolo un bosco di mille alberi ed un seghetto e il bosco pur dandogli da vivere, sopravvivera’, dategli una motosega e un trattore e dopo un anno non ci sara’ neanche’ un albero. Non si puo’ sprecare una patrimonio come le apuane per pochi e di una sola generazione.

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  • w la pace
    22 ottobre 2011, 13:35

    che dire, qui non c’è materia per fare il bastian contrario. Lo scempio delle Apuane va di pari passo con lo scempio del resto del pianeta. Finché non capiremo che la Terra è la nostra casa e che la terra (humus) ci dà da mangiare la sistematica distruzione dell’ambiente continuerà ineluttabile.

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  • paolo
    22 ottobre 2011, 12:27

    Perche’ il movimento no tav non si trasferisce sulle apuane??? Perche’ nessuno mai ha avuto iniziative di proteste simili se non maggiori a quelle a cui assistiamo oggi in piemonte per far fronte ad uno scempio molto ma molto piu’ grave di quello che si presume venga fuori dall’alta velocita’? Questo dimostra come certi movimenti politici non hanno a cuore la natura, il paesaggio ma seguono precise logiche partitiche e si muovono come dei burattini nelle mani di una precisa fazione politica! Questa e’ la realta’!! Cio’ che e’ successo sulle apuane e che continua a succedere e’ devastante e offende e schiaffeggia il concetto di democrazia dove ciascun cittano ha diritto a vedersi tutelato il patrimonio naturale nel quale e’ immerso!!!
    Invito tutti i black bloc a spostarsi sulle apuane a protestare perche’ li’ si che si sta perpetrando un danno incommensurabile alla popolazione che vive in quei posti! E voi ecologisti, ambientalisti!! Che fine avete fatto? Perche’ non vi si vede a protestare davanti ad una cava??? Ad impedire il passaggio dei mezzi e del personale verso i cantieri??? La cosa forse puzza di direttiva precisa del partito o mi sbaglio???? Forse qualcuno di voi ha le mani ben in pasta in questi affari???? E voi amministratori???? Che fine avete fatto? siete pagati per dar voce alla rabbia di chi si vede depauperare e distruggere l’ambiente naturale nel quale viviamo!!!

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  • franco paladini
    21 ottobre 2011, 22:52

    Abito a Camaiore e ogni volta che guardo le montagne versiliesi mi sembra di notare un avanzamento indiscriminato delle cave del marmo. Mi piange il cuore vedere queste montagne ferite! Ma le montagne non sono un patrimonio ti tutti noi? Che diritto hanno di proseguire in questo scempio!
    Io sono ignorante nel tema, ma è possibile istituire un REFERENDUM O ALTRO per tentare di arginare il problema! Io dò la massima disponibilità al fine di rendermi utile contro tutto questo! Vi prego di farmi sapere qualcosa

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  • Paolo Marchi
    1 febbraio 2011, 14:57

    Hai detto bene, Gabriele, forse te parli e non conosci la realtà delle cave e delle Apuane.
    Ma quanto credi che siano, ad oggi 1 febbraio 2011, i cavatori sulle Apuane?

    Se non lo sai, te lo dico io, non si arriva neanche a 900 persone, (e sono destinati, sempre a calare) le quali potrebbero essere impiegate, visto anche la loro esperienza e conoscenza dei luoghi, nel ripristino della montagna, onde evitare le frane.

    La filiera del marmo, al momento, non esiste più; cioè non è che nelle cave, (scusa la bisticciata di parole) cavi i blocchi e dai lavoro a valle; oggi si frantuma la montanga per creare polvere, inquinamento acustivo e traffico e fai ricco le multinazionali, non certamente i cavatori.

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  • Gabriele
    31 gennaio 2011, 21:58

    Penso che sia facile parlare di un problema quando nn si conoscono le realtà di una zona o cmq ci si atteggia a saperle dando opinioni moraliste su quanto è stato fatto sulle Apuane.
    Ho avuto il piacere di conoscere il presidente del Parco nel 2004 durante la manifestazione di Mountain Wilderness proprio sulla Focolaccia, una persona che alla domanda :
    “Quale alternative di lavoro ci sono in queste zone?” ha risposto per più volte dicendo che “l’alternativa si trova” senza dare però un esempio materiale e concreto.
    Non è per fare polemica ma mi sembra che ormai troppi discorsi siano stati fatti senza che nessuno si sia dato da fare in modo intelligente.

    Per me domani le cave si potrebbero anche chiudere basterebbe che ogni persona che ha scritto i messaggi sopra ospiti un cavatore e la sua famiglia a casa sue e lo mantenga.

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  • Marco Rossi
    18 novembre 2010, 18:03

    Gradirei che qualcuno, informato, relazionasse questo quotidiano sulle attività in corso per salvare il salvabile. Ormai ogni giorno che passa è una ferita ulteriore e profonda ad un patrimonio millenario che l’avidità umana sta sistematicamente e progressivamente distruggendo. La creazione del Parco, le iniziative turistiche, gli sforzi delle persone ad esse dedicate (che sono la maggioranza), le attività delle sezioni CAI e quelle simili di tante associazioni e sodalizi privati sono e valgono zero rispetto all’indifferenza o l’assenza delle autorità e l’avanzare progressivo e sempre più inarrestabile di questo scempio inaudito. Dove sono finiti la fierezza e lo spirito di indipendenza dei Liguri Apuani, che fine ha fatto la sacralità delle loro montagne, dove si è nascosto l’amore per l’indipendenza e l’avversione assoluta per il sopruso?

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  • Marco Rossi
    12 novembre 2010, 19:09

    Vengo sulle Apuane per trekking e perchè sono meravigliose, uniche al mondo. Rimango attonito nel vedere la distruzione sistematica della natura, cioè della sua parte più bella che qui sono le montagne, effettuata con intensità incredibile non per estrarre il marmo ma per trasformarlo in carbonato di calcio uso industriale. Ho notato che questo scempio non impiega oltretutto molta mano d’opera, ma in compenso intasa le strade con teorie di grossi autoveicoli, distrugge sentieri e habitat naturali, crea rumori incompatibili con l’essenza stessa del Parco, distrugge inesorabilmente intere montagne una volta straordinarie per i loro profili unici e spettacolari. Vedere tutto ciò è un pianto………. Credo che occorra fermare tutto ciò, inevitabilmente!

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  • Nello Venturini
    21 ottobre 2010, 15:30

    Non so se scrivere un libro sulle Apuane possa servire a dare una mano a queste montagne, so che sono 41 anni che ci vado e le vedo, giorno dopo giorno, cambiare, ma in peggio, ho girato tutte le montagne d’Europa, ma queste sono le MIE MONTAGNE, che amo profondamente, tanto che quando morirò, le mie ceneneri saranno sparse sulla mia montagna, il Pizzo d’Uccello, e si disperderanno in tutta la catedna.
    L’unica cosa certa, e sicura, che combatterò fino in fondo per salvare le mie montagne, loro mi hanno dato molto, io cercherò di contraccambiare, ma, forse, in fondo, questa è un’altra storia.

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  • giuseppe belfast
    19 ottobre 2010, 09:59

    ..e noi come la montagna! per salvarla serve che noi ci liberiamo dalla schiavitù del valore e del salario! il modello di produzione irrazionale ed alienato dalla natura scatena lo sgretolamento delle nostre esistenze e di quello che ci circonda! Fermare e fare fronte per salvare la montagna non risolve un bel nulla, se poi vi è solo lo spostamento su di altri piani delle contraddizioni e della follia che ci soffoca. Quotidianità meno emozionante e roboante, ma che scava come un bisturi laser le nostre esistenze di vita verso la miseria. Usiamo la dinamite dei nostri cervelli e il fuoco della passione per costituirci in unica comunità umana nell’armonia dialettica, della stessa sostanza della natura! Reclamare giustizia e razionalità da chi salvaguardia lo stato di cose presente… è inutile dissipazione di energia.

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  • Paolo Marchi
    14 ottobre 2010, 15:15

    Vorrei solo aggiungere questa lettera, scritta da un cavatore, che forse con il marmo ci mangia, certamente mette in luce il vero motivo per il quale le apuane vengono distrutte.
    E poi per cosa, per morirci? Se non per un incidente, certameten per fame, ma allora, se rendiamo le Apuane disponibili al turismo, all’agriturismo, all’allevamento bovino, suino e ovino, senz’altro tutti continueranno a goderne e senza dubbio non verranno distrutte.
    Grazie

    Riceviamo questa testimonianza dal nostro contatto Ezio Del Frate

    Oggi me ne sto a casa; ieri mattina, quando abbiamo saputo dell’incidente in Gioia ci siamo guardati fra di noi e ci siamo detti: tutti fuori! Torniamo a casa, non si può continuare così, a rischiare il collo ogni giorno per far guadagnare i padroni. E’ vero che in Gioia le cooperative fanno attenzione e i cavatori hanno meno rischi, ma è anche vero che in tante altre cave le condizioni sono difficili e troppo spesso ci si fa ancora male. E’ vero che è stata una casualità, ma lo dicono sempre. E’ vero che quelli che si sono fatti male erano anziani e con tanta esperienza. Uno lo conoscevo bene ed è vero. Ma allora perchè siamo sempre noi a farci del male? Questo dovrebbero spiegarcelo quelli che parlano di cave e di cavatori stando al caldo dietro alle scrivanie. Poi, quando siamo arrivati al piano abbiamo capito che tanti altri lavoratori come noi la pensano allo stesso modo, Chi più e chi meno. Al bar ci siamo chiesti: ma quanto guadagneranno questi padroni che stamattina erano latitanti? Oggi ho preso anche i giornali e speravo di leggere almeno gli auguri di qualche “industriale”. Nemmeno una parola. Siamo carne da macello? Invece di darci un pò di solidarietà di dire almeno che gli dispiace anche se non è vero, vedo che se la prendono con i sindacati e parlano di filiera, che io non so nemmeno che cosa vuol dire! Lascino stare i sindacati che almeno in cava ci vengono !! Smettano di difendere i padroni punto e basta. Oggi non è un giorno di lutto, ma io non me la sono sentita di andare ancora in cava e queste cose mi fanno venire una rabbia dentro che nemmeno ve la immaginate. E’ ora di smetterla di guadagnare sulla nostra pelle e sulla nostra incolumità. Alla fine di quaranta anni di lavoro ci ritroviamo la pensione del marmo e abbiamo rischiato la vita tutti i giorni. Loro alla fine dell’anno si trovano i miliardi e non sanno nemmeno dove metterli. Bella Roba!
    Enzo Del Frate

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  • luca
    13 ottobre 2010, 22:13

    Un tempo quando bambino studiavo la storia pensavo di essere stato fortunato a nascere nei tempi moderni e non nel buio del medioevo …
    Un giorno, fra qualche secolo forse, quando la brutalità sarà spazzata di sua stessa mano, si dirà, guardando che cosa è rimasto di queste montagne, di tempi bui di ignoranza e barbarie .

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  • angela
    13 ottobre 2010, 18:27

    Il traforo della Tambura. Se ne parla da decenni ma guarda caso, riaffiora prepotente dopo la chiusura delle cave di dolomia a Massa: Forno e Renara. Gli industriali premono, il governo risponde. Riaprire una cava di dolomia nelle Apuane è pressochè impossibile, ci sono vincoli severi dell’ente Parco. resta il traforo: unica alternativa che accontenta, sì, Vagli per il commercio del marmo e l’apertura area mare, ma accontenta soprattutto le associazioni degli industriali….. E Massa sta a guardare… Ai tavoli che contano, non è mai intervenuto nessuno….

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  • Eros Tetti
    13 ottobre 2010, 12:47

    Il bello di questo movimento è che è multiforme e si sta manifestando in vari settori da urbanisti, amanti della montagna, gruppi religiosi ecc… e di questi giorni che il Comune di Fosdinovo ha aderito alla Carte delle Apuane, documento realizzato da Salviamo le Apuane coordinamento di associazioni e comitati delle due Province…

    Inoltre è da far presente che anche la Rete dei Comitati Asor Rosa ha aderito ufficialmente!

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  • Paolo Marchi
    12 ottobre 2010, 15:34

    Inviato a QuotidianoApuano.net in data 24/09/2010

    “J’accuse” di un nostro lettore contro lo sfruttamento eccessivo delle Apuane

    Venerdì, 24 Settembre 2010 – 20:09

    Scrivo con il cuore ciò che più mi sta a cuore, e cioè, vorrei parlare delle nostre amate e bistrattate montagne, ed in particolar modo del monte Tambura e del monte Sagro.

    Perchè la Tambura e non il Castagnolo od il Sella od il Cavallo od il Contrario, tralasciano il Grondilice, il Pizzo d’Uccello? Perchè sono i monti a noi più vicini, la Tambura che domina Massa ed il Sagro che domina Carrara. Purtroppo, il Sagro è sfiancato con l’escavazione ai fianchi e lo scempio che si vede mi rattrista, ma mi consola il fatto che prima o poi l’uomo capirà che sta vendendo la sua terra per nulla, in quanto non ha nessun ritorno economico e non gli rimane altro che la polvere, che tra l’altro non lo fa neanche respirare. Ma la Tambura, ora è venuta alla ribalta con il famoso traforo che, dicono, collegherà più velocemente la Garfagnana con la costa apuo-versiliese. Scusate, ma chi se ne frega del collegamento veloce, se uno vuole, esiste già la galleria del Pelato (impropriamente chiamato Passo del Vestito) e la galleria del Cipollaio, che mettono in comunicazione la costa apuo-versiliese con la Garfagnana. Il problema è l’egoismo dell’uomo, che vuole sventrare un monte per carpirne il marmo mettendo a repentaglio tutto il sistema idrico,carsico e la bellezza di queste montagne. E poi per cosa? Per fare dei bidet, dei pavimenti, dei rivestimenti a New York o qualsiasi altra moschea? Al mondo d’oggi, si usa il marmo, quindi si sbriciolano le Apuane, per gli usi più svariati, ma quale ritorno e beneficio ne abbiamo noi che amiamo queste montagne? Quale beneficio ha la gente che vive su queste montagne? E non mi venite a dire che il marmo è pane; forse una volta, quando il lavoro era fatica e portare a casa la pagnotta era veramente dura e la vita in cava era un inferno, tra cavatori, polvere, lizzatori, tecchiaioli, fili, fatica, sudore e fame. Ma oggi? In vent’anni hanno cavato più marmo che negli ultimi 10 secoli, le Apuane sono diventate come il formaggio gruviera, la marmetola invade le nostre acque, l’aria è irrespirabile dalla polvere di marmo, i camion oltre al rumore, distruggono le strade, distruggono le case, distruggono la vita di chi vive lungo i sentieri arroccati o sulle vie di comunicazione. Per cosa? Per quattro sacchi di semola, che tra l’altro non è che sia il massimo, ci vendiamo il futuro dei nostri figli e nipoti, ci vendiamo la nostra amata terra, fatta di sudore, fatica, urla e stridore di denti e di libertà per soddisfare l’egoismo di altri, delle multinazionali ed il dramma è che ci vantiamo di avere il marmo, ma le Apuane che con i loro pascoli, il loro verde, le loro acque, le loro vette ci accompagnano dalla nascita ci guardano e ci domandano: ma vuoi che i tuoi figli continuino a godere di quello che hai tu?

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  • Paolo Marchi
    12 ottobre 2010, 14:20

    Io invece, ringrazio tutti voi, in quanto, sarà per la mia passione per la montagna ed in particolare per le Alpi Apuane, in quanto essendo nato ai piedi delle stesse sul versante marino e vivendo ormai a Lucca da oltre 35 anni, e dalle mura o da Segromigno vedo sempre la maestosa Pania, sono d’accordo con Filippo su quanto affermato, e cioè che la maggior parte della gente pensa che la salvaguardia delle Apuane, sia per l’estrazione del marmo.

    MA LA REALTA’ supera l’immaginazione.

    Quindi, ben venga un’articolo inerente la salvaguardia delle Apuane, e guardate, che i maggior danni, derivano non dall’estrazione del marmo, che al limite, se ben curato, può ancora dare pane (ormai siamo al fondo del barile) ma dall’uso indiscriminato dell’egoismo umano.

    A Minucciano, Vagli, Seravezza, Massa e Carrara, nonchè Fivizzano e Fosdinovo, rimane la polvere, non il pane, in quanto i grossi profitti vanno a pochi ed i tumori a molti.

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  • Brunella Menchini
    12 ottobre 2010, 13:16

    @Paolo Marchi: Ringrazio infatti il C.a.i. di Massa, nella persona di Nicola Cavazzuti, che mi ha dato informazioni preziose, i vari gruppi di Facebook, che contribuiscono a diffondere le immagini delle nostre montagne e soprattutto Elia Pegollo, per la sua pazienza e disponibilità.
    Di seguito i link dove potete trovare il filmato “Cosa c’è sotto le nuvole 1 e 2”.
    http://www.youtube.com/watch?v=0DrO-v6zP1g
    http://www.youtube.com/watch?v=-ydDyUHlj9U&feature=related

    RISPONDI
  • Paolo Marchi
    12 ottobre 2010, 12:20

    Alpi Apuane: lo scempio della cava della Focolaccia

    La logica del profitto non conosce limiti e arriva persino a distruggere quello che la natura ha impiegato millenni per costruire. È quanto sta avvenendo sotto gli occhi di pochissimi addetti ai lavori nel cuore delle Apuane, dove nel corso di un’opera devastatrice che dura da diversi anni, è stata addirittura cancellata da una zona di grande pregio ambientale e di impareggiabile bellezza, la cresta di un monte. Sì, la cresta di un monte che univa il Monte Cavallo al Monte Tambura tagliata dai fili elicoidali e da moderne apparecchiature. Qui si trova il passo della Focolaccia ad una quota di 1685 metri a cavallo del confine dei comuni di Massa a di Minucciano e che ora risulta abbassato di oltre 50 metri.

    Tale attivita’ ha prodotto numerosi danni indelebili, alterazione e deturpazione di bellezze naturali offendendo e oltraggiando l’ambiente circostante , sotto il profilo geologico, per le imponenti modificazioni morfologiche dell’assetto territoriale ivi compresa l’ostruzione di cavita’naturali, in zona carsica. Sotto il profilo idrogeologico, per l’ostruzione della parte iniziale dell’ aveolo del torrente acqua bianca, ed inoltre trattandosi di una zona ad alta vulnerabilita’ degli acquiferi in stretta comunicazione con la sorgente del frigido di forno, la piu’grande della toscana. Inoltre e’ stata distrutta una dolina (un grande inbuto naturale) che convoglia le acque piovane nelle falde acquifere cementificandola, trasformandola in un deposito d’acqua per la cava in questione.grave il danno al patrimonio botanico per la presenza nella zona di numerose specie strettamente endemiche delle apuane, con la scomparsa di una pianta relitta: l’herminium pyrenaicum a suo tempo segnalata dal professor Erminio Ferrarini grave dissesto idrogeologico provocato dall’ enorme ravaneto sottostante (materiale di scarto) che ha comportato tra l’altro il massacro di moltissime piante ed essendo in precario equilibrio rappresenta di fatto una situazione di grave pericolo per le popolazioni sottostanti (paesi di Gorfigliano e Gramolazzo) in caso di gravi calamita’ naturali come quelle che si sono verificate sul versante versiliese e garfagnino delle apuane che hanno seminato morte e distruzione. Per ultimo ma non per importanza il grave inquinamento acustico provocato continuamente dai rumori delle macchine operatrici e deflagrazioni che raggiungono anche le vette circostanti dove nidificano rapaci protetti e molto rari. Nonostante l’ intervento della magistratura nel 1992 e 1994 col sequestro della cava e la relativa condanna dell’ imprenditore per mancanza prima del vincolo paesaggistico e poi del vincolo idrogeologico un’irresponsabile e speculativa gestione del territorio ha pemesso a suddetta attivita’ di andare avanti. Nella primavera del 2000 nell’intento di fermare qesto scempio che si sta’ consumando sulle apune ben 18 associazioni hanno presentato un’ espostodenuncia alla procura della repubblica di Lucca per alterazione edeturpazione di bellezze naturali denuciando il Parco delle Alpi Apuane e i comuni di Minucciano e Massa responsabili di aver rilasciato le autorizzazzioni. Nonostante cio’ quest’ opera devastatrice che arriva ad offendere la dignita’ di essere uomini va avanti. Pertanto nonostante i 2 interventi dell’ autorita’ giudiziaria le ripetute e insistenti proteste dei cittadini e delle associazioni l’autorizzazione dell’ orrore continua a produrre devastazione e distuzione nel cuore di quel capolavoro della natura che sono le alpi apuane, inoltre visto i danni e i rischi che suddetta attivita’ produce per la collettivita’ (anche se ormai consapevole che oggigiorno troppa gente si spaccia come garante dell’ ambiente ma in realtà ci si sciacqua solo la bocca altrimenti non si spiega come possano esistere certe brutali aggressioni all’ambiente contiuo a sperare). Il sottoscitto insieme ad altre persone e ad associoazioni che si battono da anni per raggiungere l’obbiettivo si è deciso di organizzare una grande manifestazione di rilevanza nazionale al Passo della Focolaccia agli inizi del prossimo autunno per chiederne l’ immediata cessazione e attivare un progetto di recupero ambientale finannziato dal ministero dell’ ambiente dalla regione toscana dalla provincia di lucca dal parco delle alpi apuane dai comuni di Massa e Minucciano, potendo di fatto creare un nuovo futuro lavorativo meno pericoloso e piu dignitoso alla decina di lavoratori interessati e rimediare in parte agli errori del passato.

    Dino Ferri
    ferri53@nullcheapnet.it

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  • filippo
    12 ottobre 2010, 12:17

    @paolo : premesso che condividiamo la “lotta” e siamo perfettamente d’accordo sul livello di conoscenza che c’è già disponibile in rete…. ti posso assicurare che persone che ritengo di conoscenze “superiori” alla media, ignorano questo problema nel senso che pensano che la salvaguardia delle apuane sia volta ad impedire l’estrazione del marmo per fini “normali” e non hanno idea che le stesse stano venendo indiscriminatamente (tra l’altro contro legge) sbriciolate per la produzione del carbonato di calcio. sottile, ma sostanziale differenza.

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  • Paolo Marchi
    12 ottobre 2010, 12:16

    http://it-it.facebook.com/group.php?gid=92884413826&ref=ts

    Salviamo le Apuane, altro gruppo.

    Inoltre, esistono tanti articoli, dal Sole 24 Ore a Repubblica al Corriere della Sera.

    Il problema principale delle Apuane è che il marmo non ricresce ed è stato fatto più danni negli ultimi cinquant’anni che nei primi due millenni.

    Un blocco di marmo per fare un’opera d’arte si può anche concepire, ma è lo scempio selvaggio ed indiscriminato che si sta facendo ora che porterà a far si che nei prossimi 50 anni le Apuane non esisteranno più.

    Basta vedere quello che è stato fatto al Passo della Focolaccia negli ultimi 10 anni.

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  • Paolo Marchi
    12 ottobre 2010, 12:06

    Soltanto alcuni esempi delle ultime attività

    R26;I guardiani della terra a Massa:
    L’Appello per la salvezza della Madre Terra. Il cammino politico contro petrolio, in appoggio alle donne U’wa. A questo link la notizia sul sito Yaku.

    R26;Dal 6 al 31 Dicembre 2009:
    “La Pietra Vivente” presenta a PALAZZO DUCALE – Piazza Aranci – Massa la mostra fotografica e documentaria:

    ALPI APUANE….LE IMMAGINI DELLA SOPRAVVIVENZA

    L’inaugurazione avrà luogo il 6 Dicembre alle ore 17.30.

    La mostra rimarrà aperta fino al 31 Dicembre con orario 16-19.30.
    Qui la locandina-invito della mostra

    R26;Dal 15 Novembre al 15 Dicembre 2008:
    “La Pietra Vivente” presenta a PALAZZO DUCALE – Piazza Aranci – Massa la mostra fotografica e documentaria:

    ALPI APUANE….UN MIRACOLO DELLA NATURA

    L’inaugurazione avrà luogo il 15 Novembre alle ore 17.30 durante la quale
    verrà presentato il calendario 2009, dedicato ai bambini del villaggio di
    Muhanga, Nord Kivu, Repubblica Democratica del Congo.

    La mostra rimarrà aperta fino al 15 Dicembre con orario 16-19.30

    Le offerte raccolte verranno interamente destinate al villaggio di Muhanga,
    tuttora dilaniato da una guerra infinita che semina ormai da lunghi anni
    morte e distruzione….. e saranno consegnate da Elia Pegollo che si
    recherà in Congo per le festività natalizie.

    Vi aspettiamo!

    Qui la locandina-invito della mostra
    Qui un articolo comparso sul quotidiano “La Nazione” il 10 novembre

    http://www.facebook.com/pages/Alpi-Apuane/77706035417?ref=ts

    http://www.facebook.com/pages/Alpi-Apuane/77706035417?ref=ts#!/group.php?gid=10150158431135601

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  • Paolo Marchi
    12 ottobre 2010, 11:57

    Quello Filippo diamine, volevo soltanto affermare che è circa dal 1974 (rifugio sul Corchia bruciato….) che i vari C.A.I. di Lucca, Massa, Castelnuovo, Carrara, Forte dei Marmi, Pietrasanta, Viareggio, oltre al C.A.I. toscano e nazionale assieme a Legambiente Lucca, Massa-Carrara, Lunigiana, Garfagnana, L.I.P.U. ecc.ecc. stanno facendo un’informazione capillare, studiata e mirata.
    Anche su facebook, esistono gruppi che guardano alla salvaguardia delle Apuane.
    Anche il TG1 (finalmente!) il 30/09/2010 delle ore 20.00 ha mandato un servizio sullo scempio.
    Esistono, inoltre, filmati su YOUTUBE, come Cosa c’è sotto le nuvole 1 e 2, il filmato stesso allegato all’articolo è su YOUTUBE.

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  • filippo
    12 ottobre 2010, 11:26

    per prima cosa, un grazie alla redazione per lo spostamento :-) @paolo : io direi più semplicemente che chi non lo sa, non lo sa… e quindi è sempre bene informarlo… ed insistere !

    RISPONDI
  • Paolo Marchi
    12 ottobre 2010, 11:06

    Un appunto, non per polemica, ma l’attività di salvaguardia delle Apuane, esiste già da molto tempo.
    Soltanto per chi non vuol sapere o vedere tale attività è sconosciuta.

    Lo stesso dicasi anche per il traforo della Tambura.

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  • Eros
    12 ottobre 2010, 11:01

    Si sono d’accordo con Filippo un posto di rilievo nella home…

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  • filippo
    12 ottobre 2010, 10:21

    bell’articolo. è una cosa tanto grave quanto sconosciuta ai più. forse meritava un posto più in rilievo sulla vostra home! cmq, grazie

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  • Corrado
    12 ottobre 2010, 10:10

    Finalmente qualcuno denuncia questro disastro.

    Quando si sveglieranno anche gli abitanti delle Apuane, che un tempo vedevano nelle cave di marmo uno sbocco lavorativo e ora si trovano solo una marginale attività d’indotto e un cimitero di marmo tutto intorno?

    Salviamo le Apuane da questo disastro…è veramente troppo triste.

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