Se n’è andato Vernon Baker, il soldato “nero” che liberò la Versilia

Se n’è andato Vernon Baker, il soldato “nero” che liberò la Versilia

VIAREGGIO, 25 luglio - Il 13 luglio è morto, dopo una lunga lotta contro il cancro, nella sua casa dell’Idaho, negli Stati Uniti, assistito dalla moglie e dai cinque figli, all’età di 90 anni, Vernon Baker, l’ufficiale della Divisione Buffalo che nel corso della Seconda guerra mondiale si rese protagonista di atti di eroismo durante le operazioni in Toscana a cui il regista Spike Lee si è ispirato per il suo filmMiracolo a Sant’Anna“.

La notizia è stata data dallo storico versiliese Davide Del Giudice che ricorda: “nell’aprile 1997 Baker fu accolto a Montignoso e nei paesi limitrofi con grande calore. Venne scoperta una targa in ricordo dei militari caduti e la stampa lo definì “l’eroe che espugnò il castello Aghinolfi”. Sempre in quell’occasione avvenne l’incontro con Emilio Bertelloni” riproposto anche nel documentario “Inside Buffalo” di Fred Kuwuornu in cui Baker fu intervistato dal regista italo ghanese sulla sua esperienza nella “Black Division”. Baker è celebrato anche da una statua in bronzo sul viale Apua a Pietrasanta.

Tenente del 370° Reggimento della 92° Divisione “Buffalo” era entrato nell’esercito nel 1941, nel giugno 1944 era stato inviato in Italia dove fu ferito al braccio in ottobre.

“La vicenda straordinaria – dice Gianni Giampaoliche vide Vernon Baker guadagnarsi, se pure molto tardivamente, il rispetto e la considerazione della Nazione Americana si svolse sulle pendici del castello di Aghinolfi. Erano le propaggini della famosa Linea Goticafortemente presidiate da truppe scelte germaniche. La sua squadra sopravanzò senza farsi scoprire, le linee nemiche e chiese ripetutamente al suo comando di far avanzare altre truppe a sostegno. Presto però Baker capì che sarebbero rimasti isolati e senza aiuti da parte del loro comando. Il comandante della sua squadra, con una scusa lo abbandonò, ritornando indietro verso le proprie linee. Allora Baker si tolse l’elmetto, come ha poi raccontato in seguito, perchè così poteva udire con chiarezza i secchi ordini che provenivano dai serventi dei nidi di mitragliatrice MG42 sparsi e ben mimetizzati nella vegetazione. Tagliando ancora diversi cavi telefonici impedendo così che questi serventi potessero comunicare tra loro. Iniziò quindi la sua azione solitaria e decisiva, per far fuori questi micidiali nuclei germanici. Questo soldato dimostrò soprattutto a sè stesso, che la sua condizione di militare di colore, non gli avrebbe impedito di offrire al suo paese il valore della sua determinazione e del suo coraggio. Fu con il valore ed il coraggio di questi uomini che gli Alleati sfondarono finalmente la Linea Gotica e dilagarono al nord, ponendo fine in Italia alla tragedia della Seconda guerra mondiale”.

Alla fine del conflitto rimase in Europa sino al 1947 poi continuò la sua carriera come istruttore paracadutista terminando il servizio nella Sanità durante la guerra del Vietnam. Anche se tardivamente, il 13 gennaio 1997, il presidente Bill Clinton conferì a sette militari distintisi in atti di valore nel corso del conflitto mondiale la Medal of Honor massima onorificenza dell’esercito americano. Lui era l’unico vivente. Quando Clinton terminò il suo discorso disse “God bless you, Vernon Baker and God bless America”. Seguirono scroscianti applausi, mentre lui, non ce la fece a trattenere quella lacrima che lentamente gli rigò il volto, abbassò un attimo lo sguardo e poi lo rialzò, fiero e orgoglioso, perchè dietro a quella lacrima e quella medaglia c’era la sofferenza di un intero popolo. Finalmente riscattato.

3 commenti

Inserisci il tuo commento

La tua e-mail non verrà pubblicata. compila tutti i campi obbligatori*

Se pubblichi stai dando il consenso alle regole di base , ai termini del servizio e alla normativa sulla privacy
Annulla

3 Commenti

  • davide del giudice
    30 luglio 2010, 17:30

    Devo precisare che la statua in Viale Apua a Pietrasanta è dedicata al PFC Sadao munemori, Nisei del 100° Battaglione 442° Regimental Combat Team. Egli sulle colline adiacenti a Seravezza, il 5 aprile 1945 fu autore di un eroico sacrificio, gettandosi su una bomba a mano tedesca, facendo da scudo a due compagni che ebbero salva la vita.
    Sul lato destro del monumento,una targa in bronzo spiega appunto la dedica dello stesso al suddetto militare; del resto basta un’occhiata alla statua per rendersi conto che si tratta di un militare di origine asiatica e non afroamericana.L’opera nata dallo scalpello dello scultore Tommasi, fu inaugurata nell’aprile 2000 alla presenza di numerosi reduci Nisei.

    RISPONDI
  • Epistemologico
    26 luglio 2010, 21:54

    Si potrebbe scrivere soldato – e basta. Poi la foto e la vicenda aiuterebbero a ricordare come in quell’epoca l’odio razziale fosse ancora fortissimo anche nella “libera” America. Ma – probabilmente – si fatica anche oggi a superarlo, quell’odio, cari uomini bianchi (originari, solo cinquecento generazioni fa, dello stesso antenato dei neri).

    RISPONDI
  • ??
    26 luglio 2010, 10:07

    Perchè nero nel titolo è tra virgolette 😀 ?! E’ un’allusione a qualcosa 😀 ?!

    RISPONDI
Lo Schermo.it pubblicita

.

Newsletter

Banner Geometra Online

Twitter